Duccio Demetrio
Di che giardino sei?
Conoscersi attraverso un simbolo

"È questo un libro dedicato soprattutto al piacere di imparare l'arte del racconto autobiografico a partire dalle memorie del giardino posseduto o mai conosciuto. È un invito a scrivere dei vostri giardini della memoria o del presente, ad aiutarvi a scoprirvi un poco di più guardando le tante immagini qui raccolte."


L'uomo ha da sempre cercato un luogo (ideale e reale al tempo stesso) dove cercare la serenità o la pace e meditare: una sorta di paradiso terrestre da ritrovare. Così è il giardino, chiuso e protetto, allegro e colorato, silenzioso e accogliente. Uno spazio fatto "a nostra immagine", creato secondo il nostro gusto personale, ma esaltato dalla natura rigogliosa e dal passare delle stagioni. Il giardino è un simbolo, un luogo di metafora ma anche un concreto terreno di prova. E che sia reale o immaginario è testimonianza dell'essenza spirituale di chi lo ha ideato.
Ricorderete certamente "Chance il giardiniere", personaggio interpretato da Peter Sellers nel film Oltre il giardino (Being there, 1979) di Hal Ashby. Nel semplice, primitivo sistema di comunicazione di Chance, la cura del giardino (unica attività da lui mai svolta in moltissimi anni di isolamento) diventava l'unico metro di paragone per ogni altra attività. Agli occhi di eminenti studiosi e politici Chance si trasformava in un saggio e prezioso consulente. La metafora del giardino (e della sua manutenzione) suggeriva scelte, indicava attese, prediceva un futuro di nuovo rigoglio. In questa brillante trasposizione cinematografica c'è l'essenza del giardino, in cui ogni elemento (in continua, naturale trasformazione) può assumere significati spirituali e morali differenti, dall'acqua agli alberi, dai sentieri ai cespugli, dai frutti ai fiori. E con valori assai diversi se fruito in solitudine o partecipato convivialmente.
Per supportare le proprie tesi Demetrio porta molte citazioni. La sua visione spazia dalla letteratura antica, medioevale, orientale o moderna all'arte universale, alla musica... Quante citazioni consentono i giardini, quanti artisti e scrittori si sono occupati di loro e quanti filosofi hanno affrontato il tema del giardino come luogo ideale per lo sviluppo del pensiero e della personalità umana! Ma in aggiunta a tutto questo abbondante materiale, Demetrio sviluppa anche la visione del giardino come strumento per comprendere la psiche: di che giardino sei? è la domanda che svela l'animo di chi risponde. Il giardiniere deve essere competente e autosufficiente, deve saper affrontare le difficoltà improvvise che la natura mette sul suo cammino e programmare gli interventi, ma soprattutto deve saper progettare un luogo piacevole e facilmente gestibile. La seconda parte del saggio elenca numerosi tipi di giardino: da quello antico al labirinto verde, dal giardino domestico a quello lacustre, dalla selva tropicale all'angolo alpino, all'oasi, alla serra... Demetrio tratteggia le caratteristiche di ognuno e stabilisce lo spirito di chi lo sceglie. Un gioco serio e intelligente per conoscere meglio se stessi.

Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo di Duccio Demetrio
143 pag., ill., Lit. 45.000 - Edizioni Meltemi (Cura di sé n. 15)
ISBN 88-8353-055-1




Le prime righe

Introduzione
Il simbolo del giardino nella mitologia personale

L'inevitabile antica coesistenza


I miti appartengono alle culture umane, sono il prodotto e l'esito di narrazioni collettive che nel corso del tempo hanno tentato di spiegare la vita e la morte. I miti sono storie. Le ereditiamo e rinnoviamo nella continuità delle tradizioni; le riscopriamo dentro di noi in un'eco della memoria di chi ci ha preceduto lasciandoci una traccia della sua immagine nel mondo, a sua volta ereditata. I miti consentono ai popoli di ritrovarsi e risuonano nel modo di pensare dei singoli individui, che attraverso essi si riconoscono e possono capirsi. Per questo le mitologie sono sempre state un'occasione di coesione sociale e di comprensione reciproca. I miti ci abitano anche quando non ne abbiamo coscienza; si muovono dentro di noi chiedendoci ascolto e ci spingono ad agire nell'inconsapevolezza. Sono parte dei nostri istinti, sono nati in noi prima che nascessimo. Li replichiamo infinitamente, poiché ogni mito esprime, nella sua evidenza narrativa, taluni valori di cui la nostra psiche ha bisogno per capire e decifrare il mondo. È impossibile cancellare i miti dalla nostra vita: ne moriremmo. Il passato verrebbe inghiottito dall'oblio, il presente non avrebbe bussole, il futuro sarebbe fosco e opaco. Essi si impongono perché il nostro vivere, da millenni, continua ad incontrarsi nel suo percorso con eventi ineluttabili (naturali e sociali) che scandiscono la nostra crescita. In ogni periodo, in ogni passaggio.
Ogni mito racconta di vicende amorose, tragiche o felici; di trasformazioni desiderate o inflitte dall'ira di potenze superiori; di fatiche eroiche per raggiungere una meta mondana o un'illusione; ci parla di luoghi dove le verità si svelano, di destini ineluttabili nati dal desiderio e per questo puniti. I miti descrivono i nostri limiti e le nostre possibilità. Ci hanno educato con i loro moniti ad impaurirci, con le loro metafore e apparizioni a rispettare o a trasgredire, ad osare o a tacere.

© 2000, Meltemi editore


L'autore
Duccio Demetrio è professore di Pedagogia generale e di Educazione degli adulti all'Università degli Studi Bicocca di Milano. Direttore della rivista Adultità, tra le sue ultime opere: Raccontarsi, Pedagogia della memoria, Elogio dell'immaturità, L'educazione interiore.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




12 gennaio 2001