Jamaica Kincaid
Un posto piccolo

"Per chi abita in un posto piccolo ogni avvenimento è un avvenimento domestico; la gente di un posto piccolo non riesce a vedersi in un contesto più grande, non riesce a vedersi come l'anello di una catena di qualcosa, qualsiasi cosa."


Un libro pieno di rabbia e di amarezza, che rovescia molti dei pregiudizi che l'Occidente (Nordamerica e Europa) ha elaborato sulle "splendide meraviglie naturali" di luoghi che la colonizzazione prima e la corruzione e il malaffare poi, hanno devastato da un punto di vista sociologico.
Il libro si apre come una lunga lettera rivolta ad un turista che giunge nell'isola e che entra per la prima volta in contatto con un mondo assolutamente diverso dalla sua monotona quotidianità. È una lettera carica di invettive e di risentimento: quello che per il ricco occidentale è folklore, per la popolazione locale è tragedia, quello che gli può apparire fantastico, in realtà nasconde cose orribili, la sua sensazione di superiorità rispetto al "primitivo" che lo circonda lo rende ridicolo, incosciente e, a volte, quasi criminale.
Antigua è una ex colonia inglese, ha ottenuto l'indipendenza nel 1981, ma le ferite di quella dominazione che ha distrutto la cultura, la lingua, le tradizioni locali non solo non sono state rimarginate, ma anzi rese purulente dai successivi governi corrotti e legati alla criminalità organizzata. L'emergenza del terribile terremoto che pochi anni prima dell'indipendenza aveva provocato crolli e aveva reso impraticabili molti edifici non è tuttora superata: ad esempio la biblioteca (uno dei pochi luoghi democraticamente attivi sul piano culturale) non è ancora oggi, dopo più di vent'anni, in grado di offrire libri in consultazione. Esiste nell'isola una élite politica ed economica: questa può spingere anche i più poveri ad acquistare grosse e potenti automobili pur vivendo in catapecchie, in quanto le concessionarie di auto sono in mano a ministri e i prestiti bancari vengono generosamente dati unicamente per questo tipo di acquisto, non certo per la casa. I grandi trafficanti di droga che risiedono ad Antigua sono i personaggi più stimati e a loro non è chiesto il rispetto di nessuna regola, in quanto l'economia, o meglio i guadagni della classe dirigente, derivano dalla droga, dalla prostituzione, dal gioco d'azzardo. L'amarezza della Kincaid nasce proprio dal non riuscire a vedere un miglioramento per il suo popolo dall'indipendenza in poi, e non vedere neppure prospettive di miglioramento per il futuro.
Tutto questo negativo, tutta la sofferenza e la povertà che dominano sull'isola appaiono ancora più stridenti con la bellezza dei luoghi e con il rigoglio di una natura eccezionale: perché, si chiede l'autrice, perché non ci può (e forse non ci potrà mai) essere armonia tra ciò che gli occhi vedono e quello che gli uomini vivono? Perché il turista godendo dello spettacolo che spontaneamente ogni giorno ha sotto agli occhi, non si accorge quasi mai del prezzo che gli abitanti pagano?
La nota dominante del libro è la rabbia e la ribellione ad una condizione di ingiustizia che rende impietosi e ben poco accomodanti gli animi più accesi, Jamaica Kincaid compie un atto di denuncia di una situazione a cui però sembra non credere esserci rimedio.

Un posto piccolo di Jamaica Kincaid
Titolo originale. A Small Place
Traduzione di Franca Cavagnoli
Pag. 83, Lire 12.000 - Edizioni Adelphi (Piccola Biblioteca n.456)
ISBN 88-459-1584-0




Le prime righe

Se vai ad Antigua da turista, ecco ciò che vedrai. Se arrivi in aereo, atterri all'aeroporto internazionale V. C. Bird. Vere Cornwall (V. C.) Bird è il Primo Ministro di Antigua. Magari sei il tipo di turista che si chiede come mai un Primo Ministro ha voluto che un aeroporto portasse il suo nome: perché non una scuola, perché non un ospedale, perché non un grande monumento pubblico? Sei un turista e dunque non hai ancora visto una scuola di Antigua, non hai ancora visto l'ospedale di Antigua, non hai ancora visto un monumento pubblico di Antigua. Mentre l'aereo atterra, magari ti dici, Che bella isola, Antigua - più bella della altre isole, e dire che erano belle, a modo loro, ma fin troppo verdi, avevano una vegetazione fin troppo rigogliosa, il che per un turista significa che deve piovere molto, e la pioggia è proprio la cosa che tu, in questo momento, non vuoi, perché pensi alle giornate faticose, fredde, lunghe e buie che hai trascorso lavorando sodo nel Nord America (o, peggio ancora, in Europa), per guadagnare il denaro che ti ha permesso di venire in questo posto (Antigua), dove splende sempre il sole e dove il clima sarà deliziosamente caldo e secco per il periodo dai quattro ai dieci giorni che trascorrerai qui; e siccome sei in vacanza, siccome sei un turista, non ti chiedi nemmeno cosa possa significare esser costretti a vivere dal mattino alla sera in un posto che soffre costantemente di siccità, e quindi stare attenti a ogni goccia d'acqua che si usa (pur essendo al tempo stesso circondati da un mare e da un oceano: il Mar dei Caraibi da una parte, e l'Oceano Atlantico dall'altra).
Scendi dall'aereo. Passi la dogana. Dato che sei un turista, nordamericano o europeo - bianco, in tutta franchezza -, e non un antiguano di colore che ritorna dall'Europa o dal Nord America con scatole di cartone piene di vestiti da quattro soldi e cibarie di cui i parenti hanno un gran bisogno, superi la dogana con passo svelto, superi la dogana con disinvoltura. Nessuno perquisisce le tue valigie. Dalla dogana esci nell'aria calda, pulita: ti senti subito purificato, ti senti subito fortunato (il che vuol dire speciale); ti senti libero. Vedi un uomo, un tassista; gli chiedi di portarti a destinazione; lui ti dice quanto costa. Pensi subito che il prezzo sia in valuta locale, perché sei un turista e queste cose ti sono familiari (i tassi di cambio), e ti senti ancora più libero, perché tutto sembra così a buon mercato, ma ecco che il tassista aggiunge: "In dollari americani".

© 2000, Adelphi Edizioni


L'autrice
Jamaica Kincaid è nata ad Antigua nel 1949 e vive negli Stati Uniti. Tra le sue opere ricordiamo: Autobiografia di mia madre e Mio fratello.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




12 gennaio 2001