Alfredo Franchini
Uomini e donne di Fabrizio De André

"Quello che mi ha colpito di più, facendomi provare ancora più ammirazione, è che pur appartenendo ad una famiglia nella quale non avrebbe mai avuto problemi economici, ha preferito rinunciare a tutto questo per potersi fare strada da solo, vivendo buona parte della sua vita accanto alla feccia della società, come la chiama qualcuno."


Un libro di ricordi, tanti episodi, importanti o apparentemente insignificanti, molto affetto: queste le note caratteristiche del volume che Alfredo Franchini ha dedicato a Fabrizio De André. Già pubblicato nel 1997, il libro oggi ha subito una significativa revisione, non tanto perché il protagonista è nel frattempo morto, quanto perché l'autore ha sentito l'urgenza di aggiungere, completare, arricchire con ulteriori ricordi personali e di amici, il ritratto di uno dei maggiori interpreti della canzone d'autore degli ultimi trent'anni. Ma si può dire, e il libro lo dimostra ampiamente, che Fabrizio De André è stato ben più di un ottimo cantautore: è stato un poeta, è stato un "maestro", è stato rappresentante di un periodo storico del tutto particolare, contraddittorio e carico di emozioni, dominato (pur nell'individualismo che ha contraddistinto Fabrizio) da una forte carica sociale e collettiva. La scansione del volume è data dai concerti: dalla prima apparizione in pubblico nel 1975, alle successive tournée del '78-79, dell'81-82, dell'84, del '91-92 e del '97-98.
Quando De André fece il suo ingresso nel mondo dello spettacolo (era appunto il 1975) in Italia il peso dell'impegno politico tra i giovani era fortissimo: tutto, anche il privato (così allora si diceva) era "politico". E certo si avverte l'influenza di questo clima in alcuni pezzi come Storia di un impiegato, ispirata ad un canto del "maggio francese", e nel gergo giovanile usato nelle canzoni di quegli anni, ma già da allora a dominare la scena era l'uomo, il personaggio, tragico attore della sua vita, quasi sempre vittima e marginale e tale individualismo gli causò anche alcune rumorose contestazioni da parte dei gruppi giovanili più politicamente impegnati. Trasferitosi in Sardegna, fece parte del movimento Sardinna e libertade perché, disse, "in quanto anarchico non posso che essere favorevole alla nascita di un movimento libertario", ma la sua fu più una scelta morale che ideologica, dominata fondamentalmente dall'amore per la libertà e dal rifiuto della divisione in classi prodotto dal suo egualitarismo e dal senso di giustizia sociale. Liberatosi dai discografici, grazie ad una etichetta da lui stesso fondata, riesce ad esprimere appieno la sua ricerca non solo musicale, ma culturale in senso lato. La fonte di ispirazione è, e sarà sempre, la tradizione e la cronaca: le grandi religioni e il quotidiano in pari misura fanno parte del suo mondo poetico. La spiritualità che lo contraddistinse non è classificabile in una religione: De André, un ateo profondamente religioso, è riuscito a dialogare con tutti e a toccarne la sensibilità al di là delle diverse concezioni della vita. Come sempre avviene l'intelligenza e la poesia superano tutte le barriere e i preconcetti.
La Sardegna è stata la sua terra d'elezione, ma Genova e il suo dialetto gli hanno regalato alcune splendide canzoni: Genova è l'adolescenza, la prima giovinezza, in un certo senso, la madre, è il luogo che racchiude in sé tutte "le prime volte"; e la memoria di un'esperienza personale o di un incontro casuale, di un volto come di un sentimento, lasceranno tracce nella sua produzione. Il mondo di miserabili che popola le canzoni di De André è anche quello delle emozioni semplici ma autentiche che troppe sovrastrutture hanno snaturato, e lui, ricco di famiglia, socialmente privilegiato, seppe interpretare i pensieri e le vite degli ultimi. Questa ricchezza intellettuale ed emotiva è forse il motivo per cui più generazioni, uomini semplici e intellettuali raffinati, gli riconoscono un primato indiscusso nel cuore di ognuno e nel panorama della musica e della poesia italiana contemporanea.


Uomini e donne di Fabrizio De André di Alfredo Franchini
Pag. 155, Lire 25.000 - Edizioni Fratelli Frilli (Collana di Saggistica n. 2)
ISBN 88-87923-05-1




Le prime righe

Introduzione


"Il problema non è che io gli volevo bene è che me ne voleva lui. Io posso continuare a volergliene ma lui non c'è più". Era il 1985 quando Fabrizio De André pensava in questo modo al suo rapporto con il padre appena morto: "Ho perso uno schienale cui appoggiarmi", ripeteva.
È proprio quello che è capitato a tutti noi quando il nostro amico fragile s'è "assentato". Da quel giorno è cambiato tutto: ci siamo ritrovati un po' più soli mentre il Potere è stato più tranquillo. Poeti, musicisti, giornalisti hanno scritto di lui cose bellissime e tutti hanno sostenuto di avere perduto un pezzo di sé. Poi tantissime persone, da una parte all'altra dell'Italia, hanno ritenuto spontaneamente di dovergli fare un omaggio sia pure postumo. E si moltiplicano le iniziative: ci sono scuole in cui i ragazzi hanno messo in piedi un concerto basato sulle canzoni di De André e pittori che hanno allestito mostre di quadri ispirati sempre alle sue opere.
Insomma:

"Anche se non ci sei più, continui ad essere
nel ricordo di quelli che ti hanno visto
in quelli che so io,
ai quali chiedo
un'entrata attraverso i loro occhi,
per potermi acquistare la tua presenza".

Così recita la poesia di Manuel Altolaquirre che l'amico Alessandro Gennari, anch'egli morto poco meno di un anno dopo Fabrizio, aveva inserito in un'antologia. Furono davvero migliaia le persone che cercarono "un'entrata attraverso altri occhi per riacquistare la sua presenza" il13 gennaio del 1999, il giorno del funerale, nella chiesa di Nostra Signora dell'Assunta a Genova.
La basilica cinquecentesca era stata scelta per la possibilità di ospitare un maggior numero di persone ma era anche un luogo simbolico perché domina la collina di Carignano e si trova a due passi dai carruggi.
Di fronte c'è il molo del Porto Antico dove Fabrizio aveva acquistato una casa e ora c'è una strada intitolata a lui.

© 2000, Fratelli Frilli


L'autore
Alfredo Franchini, nato a Carovigno (Brindisi) nel 1954 è giornalista professionista.
Si occupa di economia e politica per il quotidiano La Nuova Sardegna; per questo giornale lavora dal 1983. Ha collaborato con Panorama e con Liberal, ha curato dal 1990 al 1994 l'Annuario Politico ed Economico della Sardegna.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




5 gennaio 2001