Daria Galateria
Scritti galeotti
Letterati in carcere

"Dimostrando un invidiabile intuito critico, superiore a quello dei professionisti del tempo, il ministero dell'Interno del Secondo Impero identificò tempestivamente nei Goncourt, in Flaubert e in Baudelaire i letterati di genio dell'epoca, e li chiamò in giudizio per oltraggio alla pubblica morale."


Il luogo comune che accompagna sempre alla genialità la sregolatezza trova, nel recente volume di Daria Galateria, una conferma: il numero di scrittori che hanno vissuto l'esperienza del carcere è elevatissimo. Le vite di molti letterati sono state davvero fuori dagli schemi della morale comune e fonti di scandalo per molti benpensanti, spesso anticipatrici di una evoluzione del costume che, nel corso dell'ultimo cinquantennio, avrebbe consentito una maggiore libertà nei comportamenti sessuali degli individui.
Altre volte le motivazioni che portarono in carcere, o in campi di lavoro, scrittori e poeti illustri, ebbero origine dal dissenso politico, dall'opposizione a regimi totalitari o dallo scontro con i potenti del momento. A ciò si può aggiungere l'uso spesso spregiudicato, o per lo meno poco accorto, del denaro, con il conseguente indebitamento e inseguimento da parte di creditori che rivendicavano, a buon diritto, la restituzione di ciò che era stato prestato a questi maestri dello scrivere, ma non del pagare.
Il volume fa seguire a una prima parte introduttiva di tipo generale, molto interessante nel proporre uno sguardo d'insieme della problematica, capitoli monografici che approfondiscono, autore per autore, le singole vicende penali o giudiziarie.
Nobili o meno nobili, le vicende si alternano colmando le curiosità del lettore, sollecitando il piacere del pettegolezzo e dell'osservazione della vita dei "grandi" da un punto di vista del tutto particolare: il carcere. Non sempre le personalità che emergono sono positive, non sempre coraggiose o sprezzanti, capaci cioè di affrontare i rischi, che i loro comportamenti potevano far prevedere, con il distacco e la freddezza supposti dagli ammirati lettori: non mancano meschinità, vigliaccherie, desideri di vendetta o rivalse che, se non nobilitano i protagonisti, per lo meno li rendono molto umani.
La genialità di Voltaire che, con una battuta, riuscì a sconvolgere il carcere in cui era rinchiuso; la "follia" del marchese de Sade, impresario teatrale nel manicomio in cui era segregato, capace di trasformare quel luogo in un ritrovo alla moda; la sofferenza di Dostoevskij (forse una delle più belle e nobili figure proposte dal libro) e la segregazione come fonte d'ispirazione per il suo animo sensibile; il carattere collerico di Baudelaire, temuto anche dai suoi avvocati, che però si fa collaborativo davanti allo spettro di una condanna: storie e figure lontane nel tempo e nei luoghi, unite da una dolorosa esperienza di vita. Procedendo, anche in ordine cronologico, si giunge a Boris Vian e alla sua divertita ironia davanti alla condanna per immoralità e corruzione dei giovani che produrrà un articolo (il giorno successivo alla sentenza di condanna) dall'irriverente titolo: "Sono un maniaco sessuale".
Curzio Malaparte che aveva la strana abitudine, giunto in un posto nuovo, di mettersi ad abbaiare per conoscere i cani della zona, accusato di aver svolto attività antifascista all'estero (proprio lui considerato da molti colluso con il regime), rinchiuso a Regina Coeli, insofferente alla segregazione, non accoglie però la condanna a cinque anni di confino con sollievo: è, dirà, un uccellino che ha ingoiato la sua gabbia e che quindi è smarrito senza di essa. Ma da Lipari, primo luogo a cui è inviato, verrà spostato ad un confino "di lusso", a Forte dei Marmi dove, tra articoli pagatissimi per il Corriere e l'amore con Virginia Agnelli, il tempo trascorrerà in modo del tutto piacevole. Abile nel costruirsi relazioni "utili", eviterà altre volte il carcere, nell'immediato dopoguerra, utilizzando le scelte politiche a scopi del tutto personali.
Alle storie accennate se ne aggiungono molte altre, divertenti o drammatiche, sempre interessanti, così che il volume può essere goduto sia dal lettore "forte" che riconosce situazioni a lui note, sia da chi non ha la passione della lettura e che può, grazie a Scritti galeotti, avere un incentivo ad avvicinarsi a scrittori qui presentati in modo davvero brillante.


Scritti galeotti. Letterati in carcere di Daria Galateria
Pag. 255, Lire 15.000 - Edizioni Rai/Eri
ISBN 88-397-1120-1




Le prime righe

Scrittori alla sbarra


La galera è galeotta. Alcuni delinquenti comuni vi si scoprirono scrittori. Jean Genet cominciò a scrivere mentre era, come al solito, carcerato. Lo avevano messo a confezionare buste per il pane; di colpo si mise a comporre cinque romanzi sulla carta marrone dei sacchetti; quando i sorveglianti se ne accorgevano e gliela sequestravano, ricominciava. Un maestro del noir, Chester Himes, indurì i suoi immaginari detectives nei setti lunghi anni trascorsi nel penitenziario dell'Ohio. Anche onesti studiosi cedono alla letteratura, e il risorgimentale Luigi Settembrini, sullo scoglio di Santo Stefano, elaborò un racconto pederastico dall'elegante patina ellenistica.
E la galera perlopiù si addice agli scrittori. Incorrono nella giustizia per i motivi più vari. In alcuni casi, si tratta di criminali o malavitosi, come il pluriassassino Lacenaire, o appunto Jean Genet, che praticava furti ai grandi magazzini e piccola prostituzione. Altri attirano l'attenzione della polizia per un atto sconsiderato, come Verlaine che sparò a Rimbaud per amore, o per scritti imprudenti, come accadde a Voltaire, che accusò il Reggente di fare l'amore con la figlia (era vero, ma non bisognava metterlo in versi). La radio dà a volte troppa risonanza alle idee, ed è il caso di Pound che invocava in trasmissione pogrom di ebrei ricchi. Al contrario anche difendere un israelita può creare problemi: Zola, per aver spalleggiato Dreyfus, subì tre processi, la rovina economica e una fuga precipitosa in Inghilterra con un maglione e alcune frasi utili in inglese stilategli dallo statista Clemenceau. L'invasione nazista in Francia, nella Seconda Guerra mondiale, fece guasti in tutti i campi: Desnos fu internato a Buchenwald per aver militato nella Resistenza; Paul Morand fu esiliato per aver collaborato con gli invasori; Jean Giono fu arrestato per essersi fatto i fatti suoi in Provenza. Malaparte fu mandato al confino a Lipari per uno scontro immotivato con Balbo; e siccome, arrivando in un posto nuovo, si metteva ad abbaiare ai cani per renderseli amici - abitudine che nelle metropoli o nei grandi alberghi lo faceva considerare un eccentrico - spaventò a morte i pescatori dell'isola, che si rivolsero ai carabinieri.

© 2000, Rai Radiotelevisione Italiana


L'autore
Daria Galateria insegna letteratura francese all'Università di Roma. Ha pubblicato molti saggi di critica letteraria e di sociologia della letteratura.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




5 gennaio 2001