Georges Simenon
I Pitard

"Certe volte Lannec aveva davvero l'aria di un uomo messo alla porta di casa sua. Passò di nuovo vicino al nostromo che era di guardia, bevve un calvados nella sala carteggio, infine, per ammazzare il tempo, si diresse verso la cabina del telegrafista."


La scena del romanzo è insolita per Simenon: non Parigi, non la dolce campagna francese, non interni di appartamenti piccolo borghesi, ma il mare e una nave, il Fulmine del Cielo. Protagonista è il capitano Lannec che, dopo anni passati su navi altrui, è riuscito finalmente ad averne una propria. Per raggiungere questo obiettivo però ha avuto bisogno dell'aiuto economico dei ricchi e gretti suoceri, i Pitard, ricchi ma incapaci di un gesto generoso nei confronti di un genero che non ha di certo un bel rapporto con loro figlia Mathilde. Così spingono la donna a seguire sulla nave il marito, nonostante non provi per lui amore, anzi lo tradisca da tempo. Quella navigazione, da tempo sognata, diventa quasi subito un incubo, non solo per le liti, anche violente, che nascono tra i due, per ciò che viene reciprocamente rinfacciato, per gli insulti brucianti che si lanciano, ma anche per una terribile tempesta che mette a rischio la sopravvivenza stessa della nave. Proprio poco prima che esplodesse la bufera Mathilde aveva rivelato al marito che conosceva le sue intenzioni di non tornare più in Francia, vendere la nave e abbandonarla, così almeno "qualcuno" le aveva detto... Tutto ciò era falso, naturalmente, il difficile chiarimento riesce però ad aprire uno spiraglio nel loro rapporto. Non c'è lieto fine, la vicenda si conclude tragicamente, come se nella vita non fosse possibile passare dal negativo al positivo, mentre è molto facile l'inverso.
Simenon romanziere è molto più amaro di Simenon giallista, come se la letteratura quando si accosta più da vicino alla realtà vedesse con maggior chiarezza il dolore e la sconfitta degli uomini che percorrono ogni giorno i tortuosi sentieri dei sentimenti e delle emozioni.
Mancano figure positive in questi romanzi, manca la "soluzione" che scioglie l'intreccio e dà possibilità alla speranza, la nota dominante è la pietà, come se la malvagità dei singoli trovasse sempre una giustificazione nella sofferenza della loro vita e la ricerca del piacere non potesse che sfociare in nuovo dolore: questo vale per Mathilde e per Lannec stesso che troppo tardi, solo "dopo" la catastrofe, capisce di provare amore per la moglie, una povera donna colpevole solo di essere una Pitard.


I Pitard di Georges Simenon
Traduzione di Eliana Vicari
Pag. 144, Lire 14.000 - Edizioni Adelphi (Gli Adelphi n.178)
ISBN 88-459-1571-9




Le prime righe

1


Nella rubrica "Movimenti del Porto" del giornale di Rouen si leggeva: "Salpati: Fulmine del Cielo, comandante Lannec, destinazione Amburgo, 500 tonnellate di merce varia...".

Dalla base dei piloti di Rouen telefonarono a quella di Villequier: "Il Fulmine del Cielo, caricato a tre metri e cinquanta, arriverà da voi fra due ore. Dite al nostromo che suo cugino di Paimpol è appena sbarcato e gli manda i suoi saluti...".
"Pronto! Il Picardie non risale il fiume stasera com'era previsto, ha dato fondo a La Vacquerie...".
"Piove forte da voi?".
"Eccome! Buonanotte...".

Per la terza volta Mathilde Lannec si portò la mano alla bocca, poi posò sul bordo del piatto una pallina verdastra formata dai fili dei fagiolini che aveva appena masticato.
Suo marito finse di non vedere quel gesto e di non sentire il sospiro che lo accompagnava. Qualche attimo dopo, però, cedette alla tentazione di strizzare l'occhio a Mathias, il capomacchinista, che aveva fatto scena muta per tutta la durata della cena.
Erano in quattro a tavola: Émile Lannec, sua moglie, Mathias e infine Paul, il marconista con un occhio di vetro, che non si mostrava molto più loquace del suo vicino.
Quanto a Moinard, il secondo, era di guardia in plancia e l'allievo ufficiale, a causa della opaca cortina di pioggia, era stato spedito di vedetta sul castello di prua.
"Bisognerà mettere delle luci più forti" aveva sentenziato Mathilde mentre servivano uno spezzatino manzo.
In effetti non c'era molta luce nel quadrato e fissando il filamento giallognolo delle lampadine non si rischiava certo di rimanere abbagliati. Il comandante aveva rivolto uno sguardo al macchinista che si era grattato la testa.
"Purtroppo non ho altre lampadine a bordo!".
"Ricordati di comprarle ad Amburgo".
"Ho paura che i fili siano troppo sottili!".
La signora Lannec era rimasta zitta, ma aveva aggrottato le sopracciglia sforzandosi di capire. Si stavano prendendo gioco di lei? Non poteva affermarlo con certezza, eppure ne aveva la netta sensazione.
Suo marito era di un umore strano: raramente l'aveva visto così contento o piuttosto così impermeabile alle piccole noie quotidiane.

© 2000, Adelphi


L'autore
Georges Simenon, scrittore belga di lingua francese, è nato a Liegi nel 1903 ed è morto a Losanna nel 1989. Si trasferì a Parigi nel 1922. Del 1931 è il suo primo romanzo che ha come protagonista il famoso ispettore Maigret. Ma Simenon è stato anche un raffinato romanziere, e dei romanzi polizieschi ha ripreso soprattutto il tema della solitudine, ma in una dimensione narrativa più ampia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 dicembre 2000