Giampaolo Rugarli
Ultime notizie dall'Acheronte
Immortalità dell'anima e tubo catodico

"Come suggerisce Platone, un giorno potremo ritrovarci tutti quanti alla foce dell'Acheronte, il professor Annarumma e sua moglie, io, voi spettatori, familiari, parenti, amici, vicini di casa, conoscenti e ignoti, proprio tutti quanti."


Perché il testo teatrale spesso allontana il lettore? Perché, dovendo scegliere, la preferenza cade abitualmente su testi narrativi tradizionali? Eppure nella letteratura drammaturgica, sia classica che contemporanea, sono rappresentati i grandi temi dell'esistenza spesso in modo più intenso, diretto, "concentrato" che nelle pagine di molti romanzi.
È questione di abitudine, di familiarità con un modo differente di presentare i dialoghi, finalizzato sì alla rappresentazione teatrale, ma al contempo adatto alla lettura personale. Anzi, spesso con l'aggiunta di quell'elemento di curiosità e di divertimento offerto dalle indicazioni destinate agli attori, ai registi, ai costumisti e agli scenografi. Inoltre l'immaginazione costruisce un palcoscenico di fantasia dove collocare i personaggi e farli muovere, dove immaginare uno spettacolo eccezionalmente messo in scena per un unico spettatore... Nel testo di Rugarli i protagonisti parlano con accento napoletano, considerato il fatto che la vicenda (ispirata a un antico caso di cronaca) si svolge nella città partenopea, nel palazzo di un vicolo, alla fine del 1980. Nel Prologo uno dei protagonisti, un giornalista, parla con fervore di una disgrazia: il crollo di un palazzo a causa di una scossa di terremoto. Sotto le macerie numerose vittime tra cui un insigne latinista, il professor Gaetano Annarumma. Il primo quadro è ambientato nel medesimo giardino del Prologo, ma non ci sono macerie e il professor Annarumma è ancora vivo, mentre il giornalista che abbiamo già visto è in attesa di intervistarlo.
La situazione e il dialogo sono surreali e lo diventano ancor di più nello svolgersi della storia. Entra in scena un personaggio importante, la donna gatta, in realtà la bellissima e sensuale moglie del professore che dovrebbe essere morta dodici anni prima. Si parla di metempsicosi, del significato dell'amore e della difficoltà (strettamente terrena) di accettare un'esistenza segnata dalla sofferenza e dalla gelosia. Il professor Annarumma si rivelerà carnefice e vittima di una moglie che ha avuto relazioni sentimentali con molti, troppi uomini. E a "tirare le fila" del lungo dialogo sarà ancora il giornalista, nel breve Epilogo.
In appendice al volume seguono alcune considerazioni espresse in forma di saggio breve e intitolate Immortalità dell'anima e tubo catodico, un curioso pamphlet apparentemente contro l'idolatria dei divi televisivi, "una difesa dell'anima immortale contro il tubo catodico, cioè contro l'arma più potente della squadra avversaria". Un testo divertente e ricco di spunti di riflessione che si riallaccia al discorso sulla metempsicosi sviluppato in Ultime notizie dall'Acheronte, ma che sviluppa il tema dell'immortalità dell'anima in molte possibili direzioni, sottolineando alla fine che, "tranne ciò che già da ventiquattro secoli si legge nel Fedone, non vi sono ultime notizie dall'al di là."


Ultime notizie dall'Acheronte. Immortalità dell'anima e tubo catodico di Giampaolo Rugarli
Pag. 87, Lire 20.000 - Edizioni Marsilio (Gli specchi della memoria) ISBN 88-317-7617-7




Le prime righe

PROLOGO


A destra e a sinistra della scena due mucchi di macerie fumanti. Sullo sfondo un giardino inselvatichito e castigato dall'inverno. Freddo. Sera, quasi notte. Nel mezzo del proscenio piove un cerchio di luce. Il GIORNALISTA entra e va a collocarsi nel cerchio di luce.

GIORNALISTA (accennando ai mucchi di macerie)
Eh, sì... a Napoli può capitare di tutto. Persino che una scossa di terremoto riduca in polvere un palazzo di quattro piani... (si avvicina a uno dei due mucchi e, con le dita, raccoglie un pizzico di calcina secca, lo strofina tra i polpastrelli, lo lascia cadere al suolo; il GIORNALISTA in tutti i suoi movimenti è sempre seguito dal cerchio di luce) Polvere...
(rivolgendosi al pubblico) Voi direte che questo è uno dei più antichi quartieri della città e che, in questo quartiere, i palazzi sono degradati, fatiscenti... insomma che sono scassatissimi... (dopo una pausa, con un gran sospiro) Sì, d'accordo... ma chi si immaginava un simile disastro? (lunghissima pausa) Nel crollo è morto il professor Gaetano Annarumma... Gli è caduto un architrave sul capo, un architrave del peso di sette quintali... Non so se mi spiego. E così quella bella testa di pensatore non ha pensato più. Mi domando se il povero professore... (con tono inquieto, molto serio, quasi drammatico) se sia salito in cielo e, dimettendo la provvisorietà dell'esistere, finalmente abbia cominciato a essere. (ancora con un gran sospiro) Ho qualche rimorso nei confronti del professore, perché... (lunga pausa, musica di carillon sullo sfondo; il giornalista prende un'aria stupita, si guarda intorno; la musica finisce) C'è qualche cosa di misterioso nella musica del carillon... Evoca il sonno, i sogni... O forse l'al di là? Il fatto è che sono sconvolto. Quando il palazzo si è dirupato, vi sono stati quattordici morti e trentasei feriti... Una catastrofe. Una catastrofe che si è compiuta un mese fa... E adesso mi sento un peso sul cuore... (rivolgendosi a uno spettatore che si finge abbia posto una domanda) No... no... Non tutti morti per una botta di architrave in testa... Le cause sono state molteplici: sfondamento della gabbia toracica, asfissia, dissanguamento... Povera gente. Si capisce che, nel caso del professor Annarumma, la disgrazia mi ha fatto più impressione... Lo conoscevo. A modo suo era una celebrità...


© 2000, Marsilio Editori


L'autore
Giampaolo Rugarli ha pubblicato romanzi, saggi e commedie (tradotti nei maggiori paesi europei) e collabora a vari giornali. Ricordiamo: Il superlativo assoluto (Premio Bagutta opera prima), Il nido di ghiaccio (Premio Selezione Campiello), Andromeda e la notte (Premio Capri e finalista Premio Strega), I cammini delle fate, L'infinito forse, Una gardenia nei capelli (Premio Domenico Rea, Sirmione-Catullo, Ibla, Fenice-Europa), La divina Elvira (Premio Il Molinello) e Il punto di vista del mostro (Premio Chiara).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 dicembre 2000