Patrick Redmond
Il burattinaio

"Erano tutti delle maschere. Tutti e tre attori di una contorta sciarada che lui non riusciva a sciogliere, e della quale era il riluttante protagonista. Fuggì dalla sala, salì di corsa le scale sino al santuario della sua camera. Chiuse a chiave la porta dietro di sé e vi si appoggiò, con lo stomaco in subbuglio. In distanza, debole come un sospiro, poteva udire l'eco di una risata."


Non ci sarebbe scrittore più autorizzato di Redmond a sfruttare la propria esperienza professionale per rendere più documentati e realistici i thriller che scrive, come avviene ad esempio con John Grisham o con altri artefici di best seller internazionali: non è così per questo giovane avvocato e ormai affermato scrittore. Fin dal primo romanzo, L'allievo, la nota dominante della sua scrittura è quella psicologica, così come non è tanto il sangue, il delitto, l'orrore a tenere avvinto il lettore, quanto un profondo senso di angoscia e di paura che sembra pervadere la normalità, solo apparente, della vita quotidiana. Non c'è per nessuno un vero punto d'arrivo, la felicità non è mai conquistata una volta per tutte, il male riemerge quando meno ce lo si aspetta: questa sembra essere la tesi che l'autore che, in forma estrema, presenta nelle sue opere.
Michael Turner, il protagonista de Il burattinaio, ha avuto un'infanzia difficile: orfano, è passato attraverso il senso di abbandono dell'orfanotrofio, e la precarietà affettiva delle varie famiglie a cui è stato affidato nel corso dell'adolescenza, ora però la sorte sembra finalmente aver mutato il suo corso. Michael è diventato avvocato e la professione sembra offrigli molte buone prospettive, ha una deliziosa e innamoratissima fidanzata, Rebecca, con cui vive. Il ricordo dell'infanzia non lo abbandona mai, ma in lui domina l'orgoglio di essere riuscito a superare il rancore per una madre, troppo giovane e sfortunata, che lo aveva abbandonato e la soddisfazione per aver conquistato una posizione sociale apprezzabile con le sue sole forze. Il rapporto di amicizia più importante è con Max Somerton, uomo brillante e di successo che, per motivi non chiari, ha preso sotto la sua protezione il giovane avvocato (Perché Max ha scelto proprio me? Cosa vuole?, dirà più volte tra sé e sé Michael). Max offre alla coppia il suo appartamento e rapidamente, ma in modo sempre più invasivo, entrerà nelle loro vite. Da quel momento mille oscure vicende si intrecciano, passato e presente si mescolano, l'angoscia e la paura riprendono il sopravvento.
Il romanzo, giocato sui toni cupi dei sentimenti repressi e sull'angoscia che provoca ciò che non si può dominare, sa esprimere con una fortissima tensione emotiva i risvolti ambigui e drammatici delle relazioni tra gli uomini, offrendo al lettore l'altra faccia, quella perennemente in ombra, della realtà.


Il burattinaio di Patrick Redmond
Titolo originale: The Puppet Show

Traduzione di Francesco Francis
Pag. 373, Lire 34.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN 88-04-48193-5




Le prime righe

Prologo
BOW, EAST LONDON, 1984


"Dov'è Michael? Perché non è qui? Lo voglio salutare." Sean posò la sacca che aveva in mano e guardò per terra. Era rosso in viso, il labbro inferiore già cominciava a tremare.
Susan Cooper, che lo stava seguendo con la valigia, emise un sospiro profondo. "Te l'ho detto, Sean, non riusciamo a trovarlo."
"Ma io lo voglio salutare. Non parto, se non lo saluto!"
I due erano fermi sul marciapiede fuori dalla Casa del bambino, un blocco squadrato di grigia pietra vittoriana, il solo edificio a sé stante da quel lato della strada. Di fronte c'era il complesso delle case popolari, un labirinto di cemento che nascondeva il sole, immergendo la stretta Thorpe Street in un'ombra perenne.
Tom Reynolds, che aspettava in macchina, spense il motore e fece per scendere. Susan scosse la testa. Erano già abbastanza in ritardo. Ancora pochi minuti e non sarebbero più riusciti a evitare il traffico dell'ora di punta. Alcuni ragazzi delle case popolari giocavano a pallone per strada, scambiandosi insulti a ogni calcio, ignari della scena di addio che si stava consumando davanti ai loro occhi.
Susan rabbrividì. Sebbene si fosse ancora ai primi di ottobre, c'era un vento tagliente che sembrava annunciare l'approssimarsi dell'inverno. Una coppia anziana che passava, carica di provviste, rivolse a Sean uno sguardo pieno di simpatia. "Accidenti a Michael!" pensò Susan. Ci mancava anche quella complicazione. "Te l'ho detto, Sean" ripeté, più seccamente di quanto intendesse "non riusciamo a trovarlo. Mi spiace, ma è così."
"Allora non vado! Non voglio più andare! Non potete obbligarmi!"
I suoi occhi miti erano colmi di paura. Improvvisamente Susan si vergognò di se stessa. Si accovacciò accanto a lui e gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte. "Mi dispiace, non volevo essere brusca. Abbiamo provato a cercarlo, sul serio. Ma lo sai com'è fatto. Si vede che qualcosa lo ha trattenuto."
"Non voleva venire."
"Ma certo che voleva venire." Lo baciò su una guancia. "È il tuo migliore amico. Figurati se non voleva."
"Ha detto che mi odiava, e che era contento che me ne andassi. Ha detto..." Gli occhi di Sean erano gonfi di lacrime. "Ha detto che quelli che ti adottano, prima fanno finta di essere gentili per ingannarti, e poi quando sei a casa loro ti tengono in cantina e danno i soldi all'assistente sociale così non li denuncia e..."
Susan cercò di rassicurarlo. "Stava solo scherzando. Gli Anderson sono persone gentili, Sean. Non penserai che ti lasci andare da persone che non sono gentili, vero?"
Non rispose. Lei gli prese il mento fra le dita e lo guardò in viso. "Vero?"
Lui scosse lentamente la testa.

© 2000, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Patrick Redmond (1966) ha studiato legge alla Leicester University e alla University of British Columbia di Vancouver. Specializzato in diritto internazionale, ha lavorato per una decina d'anni come avvocato in vari studi legali della City di Londra. Il suo primo romanzo, L'allievo è diventato un best seller in tutto il mondo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 dicembre 2000