La biografia
La bibliografia


Enzo Biagi
Giro del mondo

"Il fatto che io sia pessimista non ha niente a che vedere con l'amarezza. Trovo crudele ogni tentativo di manipolare l'uomo attraverso l'ideologia. E questo fatto mi porta a essere pessimista, ma non necessariamente triste. Ci siamo sempre immaginati Sisifo come un povero sconfitto. Camus lo interpreta in un modo nuovo, come un ribelle che chiede a Dio di lasciargli il peso della propria esistenza, teorema del dramma di vivere affrontato con coraggio e lucidità."
Günter Grass



Il giornalismo può essere davvero un'arte se si parla di un "maestro" come Biagi e l'età (di tutto rispetto) nulla toglie alla freschezza comunicativa di uno stile invidiato dai colleghi più giovani e ammirato da diverse generazioni di lettori. La trasmissione che conduce su Rai Uno ogni sera, Il Fatto, è per molti un appuntamento imperdibile, tale è la capacità di sintesi, l'ironia, la vivacità e la precisione che caratterizzano quei pochi minuti di vero giornalismo "d'autore". Così anche i libri che trascrivono molte sue esperienze di vita e professionali, gli incontri e i colloqui con personaggi noti del mondo della politica e dello spettacolo attirano da anni innumerevoli lettori che acquistano praticamente "a scatola chiusa" ogni opera di Biagi. Questo ultimo libro (il penultimo della sua vita, a detta dell'autore) presenta interviste ad alcuni famosi scrittori in un immaginario (ma reale per lo scrittore) viaggio attraverso il mondo: dal Sudafrica di Wilbur Smith alla Russia di Alexandra Marinina, dalla Cornovaglia o da Berlino rivisti con l'inglese John Le Carré alla Norvegia così ben rappresentata da Jostein Gaarder, il grande territorio (che oltre che un luogo geografico è uno stato d'animo, una cultura) dell'America latina ripercorso nei suoi travagli e nelle sue speranze con Luis Sepúlveda e l'altra America, quella opulenta degli Stati Uniti, così legata, nell'immaginario italiano al cinema e ai suoi effetti speciali, che si rispecchia in uno scrittore capace di avvincere con la sua abilità fantastica ogni lettore quale è Michael Crichton. L'Europa ha un cuore francese, Parigi è stata per lunghi anni la capitale della cultura europea, luogo di raffinati intellettuali, patria de "l'esprit de finesse" e in dialogo con Biagi è un degno rappresentante di quella élite culturale, Jean d'Ormesson che riesce a spaziare in tanti campi del sapere e della storia recente. Da una certa "leggerezza" tutta francese (che non vuole dire di certo superficialità) si passa alle grandi tragedie del nostro secolo, il secolo dell'odio per l'appunto. Hiroshima e Nagasaki, simboli delle atrocità a cui la guerra ha condotto, simboli di una scienza che distrugge, sono al centro del discorso condotto con Kenzaburo Oe, premio Nobel nel 1994, uomo dalla vita segnata dalla nascita di un figlio handicappato, dramma personale che diventerà il tema centrale della sua opera letteraria, trasfigurandosi in esperienza umana universale, in metafora del Giappone stesso.
Gli ultimi due capitoli di questo viaggio intorno al mondo riguardano l'Italia e la Spagna.
Un intellettuale piemontese ("io mi sento più piemontese adesso che non a venti o a quarant'anni") e nello stesso tempo cosmopolita, Umberto Eco, uno dei pochi studiosi e scrittori italiani noti e tradotti in tutto il mondo esprime le sue autorevolissime opinioni su temi di stretta attualità, internet, gli intellettuali italiani, la stampa nazionale, l'Europa, la multiculturalità e la "Padania", ma soprattutto offre un esempio di mente "illuminata", spiritosa, di uomo che sa essere colto ma divertente, libero dall'arroganza propria dei mediocri.
L'ultimo capitolo è un'appendice in quanto lo scrittore posto al centro del discorso è Garcia Lorca, morto ormai da più di sessant'anni, ucciso durante la guerra civile spagnola più per vendetta personale che per la sua attività antifranchista. Così aveva motivato la sua uccisione Ruiz Alonso, il mandante dell'assassinio: "Ha fatto più danno con suoi libri che gli altri con le rivoltelle".
Al termine di questo Giro del mondo resta nei lettori la sensazione di conoscere molto di più degli scrittori che hanno amato (o odiato) solo attraverso le loro opere, ma soprattutto risulta evidente che solo l'abilità dell'intervistatore e commentatore permette di penetrare nelle diverse personalità, di inquadrarle in una battuta, di cogliere sempre il centro del bersaglio. Dice divertito Biagi "Il mio pseudonimo non è Dio", e si potrebbe aggiungere che è proprio la sua umanità a renderlo un modello così prezioso e raro di giornalista e uno degli ultimi "saggi" dei nostri tempi.



Giro del mondo di Enzo Biagi
Pag. 198, Lire 29.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86513-3

Di Grazia Casagrande



le prime pagine
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ISTRUZIONI PER L'USO


Questo non è un testo di geografia, anche perché, più dei paesaggi, dei territori e anche delle società umane, io ho sempre cercato, essendo uno specialista in niente, delle storie e dei protagonisti per raccontare magari le vicende di un popolo.
So che gli orsi hanno il pelo bruno nei Carpazi e candido al Polo Nord, che i cinesi, quando sono in lutto, non si vestono di nero ma di bianco, e che gli esquimesi, invece di baciarsi, si sfregano reciprocamente il naso: non capisco che gusto ci provano, ma c'è stato anche un giorno dell'orgoglio omosessuale.
Sono andato a trovare alcuni scrittori, quelli più letti e più amati, perché mi parlassero di sé e della loro gente: ed è stato un modo per rievocare alcune vicende di questo secolo, quelle che, pomposamente, si chiamano "eventi", mentre quasi sempre si tratta di disgrazie.
Non posso essere considerato un vero viaggiatore (come Marco Polo, ad esempio; ho controllato sul posto, testo alla mano, certe sue descrizioni: perfette, e alcuni aspetti hanno resistito ai secoli).
Ho in mente più camere di alberghi che itinerari avventurosi, anche se sono stato testimone o indagatore di truci episodi: dalle fosse di Katyn all'eccidio di Marzabotto, migliaia di morti.
Mi accorgo che, dopo tanto pellegrinare, mi sembra di non essermi mai mosso dal villaggio dell'Appennino tosco-emiliano dove sono nato. Se dovessi tracciare un bilancio sentimentale, direi che ho capito che tutti gli uomini piangono nello stesso modo e che il sentimento che detesto di più - sono un buon conoscitore di Auschwitz e dintorni - è il razzismo. Che sta tornando di moda.

WILBUR SMITH
IL SUDAFRICA

Il luogo. I giorni che passai in Sudafrica, al Krüger Park, restano impressi nella mia memoria più delle miniere d'oro, degli effetti paradossali dell'apartheid, allora in vigore: un marciapiede per i bianchi e uno per i neri. Andai a trovare il direttore del giornale di quelli che contavano di meno, si chiamava Drum, tamburi, poi andai nella foresta; mai le stelle, in quelle lunghissime notti, mi sono apparse tanto vicine. E il mondo attorno a me, così semplice e incontaminato, faceva pensare al paradiso terrestre prima del peccato di Adamo.
I leoni, richiamati dall'odore della carne arrostita sulla brace, arrivavano a branchi e strisciavano contro le porte dei bungalow: sembravano grossi gatti in cerca di una carezza.
Gli impala annusavano l'aria, estatici e dolcissimi, come gli animali dei cartoni animati; poi correvano tra gli arbusti, nell'erba secca della savana.
Vidi un imponente elefante che si era ubriacato con una scorpacciata di bacche rosse eccitanti: dondolava goffamente, era buffo, non minaccioso. Alcuni uccelli azzurri, verdi, bianchi si posavano sul collo delle giraffe. All'alba, le zebre, gli ippopotami, le scimmie si davano appuntamento al ruscello per l'abbeverata.
Mi venne in mente Bertold Brecht che, durante l'esilio, forse per consolarsi, diceva che il cielo è lo stesso, uguale ovunque: mi sembra che non sia così.

Il personaggio. Dicono che ogni venti secondi c'è un lettore su questa terra che compera un suo romanzo, sia che parli dell'Africa nera, dei ghiacci polari o dell'Egitto dei Faraoni.
Lo hanno tradotto in ventisei lingue e la sua ricetta, secondo una attenta biografa, è sempre la stessa: qualche cattivo, uno o due protagonisti, che possono anche essere eroi, avventura, sesso, rancore, colpo di scena, oltre che di fucile.
Dicevano certi impreparati editori: "Uno scrittore che si chiama Smith non diventerà mai famoso" (prego i signori Rossi, o Müller, o Dupont di prendere nota).
Wilbur ha cominciato come ispettore delle tasse, ha avuto per un momento l'idea di fare il giornalista, poi si è fortunatamente ripreso.


© 2000, RCS Libri

biografia dell'autore
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Enzo Biagi è nato a Lizzano in Belvedere nel 1920. La sua carriera giornalistica è iniziata nella redazione del Resto del Carlino, come critico cinematografico. Saggista e scrittore, conduce anche una trasmissione televisiva per la Rai di inchieste e attualità: Il fatto.

Su Café Letterario è possibile leggere anche la recensione di Odore di cipria, Scusate dimenticavo, Sogni perduti




14 dicembre 2000