Jörg Steiner
Il collega

"Se anche si desiderasse essere come lui, standogli accanto non lo si potrebbe diventare. Il collega dice che chi non dipende ha bisogno di chi dipende per continuare a non dipendere."


Dal Paese dell'ordine, dell'efficienza e della razionalità arriva, attraverso questo romanzo breve, un messaggio trasgressivo, di implicita ribellione e di denuncia. La frase sopra riportata è già emblematica di quanto detto, esiste una gerarchia, nel lavoro e nella vita, all'interno della attuale organizzazione del lavoro e della società: chi è in alto può esserci solo se vi sono altri che fungono da scalini da calpestare per garantire la propria salita.
Il protagonista del romanzo vive al di fuori dei meccanismi sociali per una semplice ragione, è disoccupato e chi vive al di fuori dei meccanismi produttivi inevitabilmente entra in quelli ben più distruttivi dell'emarginazione. Anche Greif, il protagonista, ha delle "regole": timbrare il cartellino della disoccupazione, mangiare nella mensa, ma soprattutto, passare inosservato ai più. Tutto ciò è lavoro: "Greif ha già da fare più che a sufficienza per mettere ordine nelle proprie faccende". Ma solo all'artista è concesso un lavoro che non sia remunerativo e, nella Svizzera descritta da Steiner, questa mentalità è fortemente introiettata anche da chi si trova nella situazione più sfavorevole. Il bisogno di integrarsi si scontra con la realtà ostile, con le difficoltà di un sistema che, pur rappresentando la mediocrità, ha in alcuni luoghi del consumo il nuovo paradiso terrestre. Ed è la Svizzera delle banche, delle abitudini e del risparmio piccolo borghese che emerge in tutta la sua crudeltà, una violenza silenziosa e che passa inosservata, un'omologazione che ha nei McDonald's sparsi un po' dappertutto il proprio simbolo e nel buon senso dilagante la propria ideologia. ll culto della puntualità, così elvetico, condiziona anche le azioni meno significative e più inutilmente strutturate nei tempi e nei modi.
Greif non ha rapporti umani significativi, l'unico riferimento importante (e destinato anche questo alla sconfitta) è quello con il proprio collega, presenza silenziosa e (forse simbolicamente) destinata a sparire insieme a lui. I sogni saranno gli unici suoi compagni di vita e la conclusione, tra l'onirico e il delirante, non mostra la possibilità di una via di scampo che non sia fuori dalla realtà.


Il collega di Jörg Steiner
Titolo originale: Der Kollege

Traduzione di Mattia Mantovani
Pag. 79, Lire 18.000 - Edizioni Casagrande (Scrittori)
ISBN 88-7713-326-0




Le prime righe

I.

Lo svegliano dei rumori nel canale di scarico.
Bernhard Greif si precipita verso la finestra e si aggrappa al davanzale. Respira affannosamente, con la bocca aperta. Come se, nel bel mezzo di un sogno, fosse scampato a un grande pericolo.

È lunedì. Mai come in questo giorno la strada di transito che passa davanti alla casa è così poco trafficata. Le condizioni del tempo non rispettano le previsioni. Il cielo è coperto. Le foglie si staccano dagli alberi che costeggiano il viale e cadono nell'aria immobile. Nei posteggi segnati in giallo, in quello che un tempo era il giardino davanti alla casa, ci sono dei pezzi di vetro.
Non c'è nessun motivo di aver paura.
Poco prima delle otto arriverà il furgone, poco dopo le otto arriverà il padrone di casa con la sua Renault. Poi, alle 8.12, passerà dietro casa il treno passeggeri diretto verso il Giura. Uscirà dalla nebbia e salirà verso i villaggi, i pascoli dei cavalli, il vasto cielo della Borgogna. Verso Sankt Immer.
"Là si parla francese", dice il collega, "in francese il paese si chiama Saint-Imier".
A Saint-Imier nessuno ammiccherebbe a Greif tenendolo a distanza: "Ah, lei si chiama Greif, dunque? Be', allora senza dubbio è necessario diffidare di lei..."
Ad una persona che, come lui, si sveglia di soprassalto, le risposte vengono in mente solo quando ormai è troppo tardi.

Gli altri, gli stimati cittadini, si svegliano ritemprati da un sonno senza sogni, sollevano il braccio con indolenza e guardano l'ora sul loro orologio da polso. Rilassati, ancora intrisi del tepore del sonno, indugiano per qualche istante seduti sul bordo del letto. Gli vengono in mente cose piacevoli. E poi, il giorno prima, hanno fatto qualcosa per far piacere a qualcuno, e adesso - per un periodo di tempo che non sarà né troppo breve, né troppo lungo - vivono nella certezza della sua simpatia.
Alcuni si tolgono il pigiama, lo piegano e lo sistemano sotto il cuscino. Altri dormono nudi sotto il piumino. Altri ancora indossano degli shorts dai colori sgargianti.

© 2000, Edizioni Casagrande


L'autore
Jörg Steiner è nato a Bienne nel 1930. Al suo primo romanzo, Strafarbeit, ha fatto seguito una decina di libri, tra cui, nel 1996, il racconto Il collega, pubblicato in Germania da Suhrkamp, senza contare i numerosi libri per bambini realizzati con l'illustratore Jörg Müller, libri che hanno conosciuto un enorme successo soprattutto nei paesi di lingua tedesca, in Inghilterra e negli Stati Uniti.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




1 dicembre 2000