John Fante
Quella donnaccia

Il caso dello scrittore tormentato


"Qui le parole non vennero, e nemmeno le idee. Vennero invece i pittori, e i falegnami, perché mia moglie voleva cambiare la casa dentro e fuori, per cancellare ogni traccia del passato."


I due libri propongono due racconti di John Fante ciascuno, con testo a fronte. I cultori dell'autore non si lasceranno scappare questi brevi inediti che possono aggiungere un'ulteriore testimonianza sulla capacità dello scrittore italoamericano di cogliere nei particolari, nelle sensazioni, nelle situazioni quotidiane la psicologia di donne e uomini qualunque.
I personaggi dei racconti sono spesso di origine italiana e, come sempre, portano con sé tracce di una cultura lontana da quella con cui si trovano a fare i conti: il gusto del cibo e del vino, le tradizioni familiari, i legami parentali, talvolta oppressivi. Spesso è anche la scrittura che entra direttamente in gioco: sono infatti presenti, in qualità di protagonisti o di personaggi secondari, degli scrittori, osservati come lavoratori qualsiasi con problemi di produttività e di reddito, ma con un giudizio sociale (soprattutto familiare) che li relega spesso nel ruolo del pigro, dell'eterno adolescente inconcludente e inutilmente arrogante.
Il minimalismo di Fante si esalta di toni umoristici e di affettuosa ironia che nasce da una conoscenza diretta, autobiografica, delle situazioni descritte e con ogni probabilità anche delle persone rappresentate. Le debolezze per il gentil sesso di Mingo e la severità dello zio Clito; Fred Bestoli, il contrabbandiere amico di famiglia, che conquista i bambini di casa con i suoi ricchi doni, i sogni di mamma Andrilli e le loro capacità "premonitorie"; la paura di spiriti che aleggino nella casa finisce col diventare contagiosa e può convincere anche lo scrittore "tormentato" e proprietario della stanza "della morte" a cedere alla superstizione.
La provincia americana è anche questo: tutti si conoscono, tutti chiacchierano, il pettegolezzo è di casa, la paura del giudizio degli altri incombe sui comportamenti di ogni individuo, insomma non c'è grande differenza con quello che può avvenire in un paese italiano di pari dimensioni.


Il caso dello scrittore tormentato di John Fante
Traduzione di Francesco Durante
Testo americano a fronte
Pag. 109, Lire 15.000 - Marcos y Marcos (I Fante n.3)
ISBN 88-7168-268-8

Quella donnaccia di John Fante
Traduzione di Francesco Durante
Testo americano a fronte
Pag. 101, Lire 15.000 - Marcos y Marcos (I Fante n.4)
ISBN 88-7168-273-4




Le prime righe

IL CASO DELLO SCRITTORE
TORMENTATO


TRE ANNI FA ce ne andammo da Los Angeles e comprammo una casa a Roseville, cittadina sulla ferrovia vicino a Sacramento. Sulle prime, per motivi che poi spiegherò, a mia moglie quella casa non piacque. Però eravamo stanchi di cercare, il prezzo era alla nostra portata, e a me il posto piaceva pure.
Una domanda sorge spontanea: primo, che accidenti ci facevamo a Roseville, dal momento che è un posto così rumoroso? A diciotto miglia dalla capitale dello Stato, Roseville è il principale snodo ferroviario della Southern Pacific Railroad. La popolazione è di circa dodicimila unità e ci sono più vagoni che persone. Lo scalo ferroviario è il più grande della costa del Pacifico, anche più di quello di Los Angeles. Giorno e notte, la cittadina è martellata da un gran fracasso: locomotive che sbuffano, freni che stridono, e un incessante urtarsi di vagoni rimorchiati allo scalo.
Erano due le ragioni del nostro trasferimento a Roseville, e la prima è così contraddittoria che esito a spiegarla; insomma, volevamo andare a stare in un posto tranquillo in campagna. Roseville non è un posto tranquillo, e non è nemmeno in campagna. La seconda ragione erano i nostri parenti. La madre di mia moglie ci abitava, e così pure il mio vecchio e mia mamma.
E insomma ecco qua questa casa: il tipico posto che una società di costruzioni potrebbe scegliere a emblema dello stile di vita americano, un accogliente bungalow bianco posato su un tappeto di prato verde e cinto dagli eucalipti. Era un edificio a due piani con una vistosa veranda che trasudava l'Orgoglio-di-essere-proprietari. Si trovava in una zona chiamata Sunshine Heights, e questo era l'indirizzo completo: 1515 Harmony Lane. C'era tutto quello che serviva.

© 2000, Marcos y Marcos

QUELLA DONNACCIA


STAVAMO CENANDO quando zio Clito emerse dalla tempesta di neve. Si tolse le soprascarpe, si alitò nelle mani ghiacciate, e fece il suo ingresso in sala da pranzo.

Papà gli chiese se voleva un po' di pasta e fagioli, ma disse di no. A cavalcioni su una sedia, il mento poggiato sullo schienale, i suoi vigili occhi scuri presero a esaminare il tavolo. Presero nota del vino, di quanto papà ne aveva bevuto, di quanto burro avevamo spalmato sul pane, e di tutto il resto. Mamma si aggiustò il vestito e i capelli. Con zio Clito bisognava stare bene attenti: era maestro nello scoprire qualcosa fuori posto. Noi bambini, per dire, nascondemmo subito le mani perché non potesse vederci le unghie poco curate.
Zio Clito faceva il barbiere. Era il fratello più grande di mamma, l'unico a esser nato in Italia. Parlava un inglese approssimativo, e la sua bottega era la migliore della Little Italy di Denver. Era ricco, zio Clito, eppure non si era sposato, con la scusa che non avrebbe potuto permettersi di mantenere una moglie.

Tutti lo temevano. Poteva scoprire che qualcosa era fuori posto anche dagli indizi più insignificanti. Quando andavamo da lui per tagliarci i capelli, mamma ci faceva mettere il vestito della domenica. E questo perché una volta zio Clito aveva notato le mie scarpe rotte e ne aveva dedotto che papà s'era rimesso a giocare. Aveva ragione.

© 2000, Marcos y Marcos


L'autore
John Fante, nato in Colorado nel 1909 e morto a Los Angeles nel 1983, è tra i maggiori scrittori del Novecento americano. Nel 1938 pubblicò il suo primo romanzo Aspetta primavera, Bandini. L'anno seguente fu dato alle stampe Chiedi alla polvere. Dopo un periodo di lavoro a Hollywood come sceneggiatore, Fante pubblicò altri tre romanzi: Full of life (1952), La confraternita del Chianti (1977) e Sogni di Bunker Hill (1982). Alla sua morte, nel 1983, la moglie Joyce portò alla luce vari inediti tra cui Un anno terribile e A ovest di Roma. Sul Café Letterario potete trovare le recensioni di Dago Red e Il Dio di mio padre, Agganci, Lettere. 1932-1981.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




1 dicembre 2000