Mordecai Richler
La versione di Barney

"Nei giorni infausti la mia memoria sembra un caleidoscopio fuori fuoco, ma in quelli propizi i ricordi sono dolorosamente nitidi."


I figli, le mogli, i vizi, le malattie, un processo per omicidio... Barney Panofsky nella vita non si è fatto mancare nulla. Dopo il suicidio della prima moglie, l'intervallo di un secondo matrimonio e una terza, felice unione con una donna meravigliosa, Miriam, che lo lascia dopo un tradimento, Barney è solo. È solo con i suoi ricordi, malgrado gli amici, i nemici e i figli. È solo con la sua carriera di autore di sit-com televisive alla Totally Unnecessary Productions. È solo con le sue malattie (la prostata infiammata, la sciatica, l'enfisema) e l'amatissimo whisky. Ora vuole dare la sua versione dei fatti, di tutti i fatti che l'hanno visto coinvolto. Lo ha "pungolato" un amico-nemico che sta per pubblicare un libro che lo diffama. È necessario tacitarlo con la verità dei fatti. Ma la versione di Barney sarà cosi chiarificatrice come voleva essere? Non importa. Il personaggio che ci viene descritto è affascinante e repellente, fragile e cinico, complesso e al contempo lineare, anticonformista e stravagante ma anche legato alle piccole abitudini del quotidiano vivere comune. È una contraddizione vivente, ma chi non lo è? Non potremo neppure sapere se il delitto di cui è stato accusato e poi assolto (un amico scomparso subito dopo essere stato scoperto da Barney a letto con la sua seconda moglie, ma il cui cadavere non è mai stato trovato) lo abbia commesso veramente.
Decimo romanzo di un autore affermato anche come sceneggiatore hollywoodiano e articolista del New Yorker (un uomo "arrivato" si potrebbe dire) La versione di Barney nasconde quasi certamente diversi momenti autobiografici, sottolineati con evidenza da quell'immagine di copertina che ambiguamente mescola il viso di Richler con il nome di Barney.
Affabulatore eclettico e ironico, Richler scrive in modo complesso ("salto di palo in frasca, lo so" dice il protagonista), quasi destrutturato, formando un articolato insieme di digressioni. E il filo logico diventa ancor più tenue quando, con il procedere della narrazione avanza anche la malattia degenerativa che sta divorando il cervello del protagonista, quel morbo di Alzheimer che diventa simbolo sin troppo evidente della dissoluzione di una vita.


La versione di Barney di Mordecai Richler
Titolo originale dell'opera: Barney's Version

Traduzione di Matteo Codignola
Pag. 490, Lit. 34.000 - Edizioni Adelphi (Fabula n.131)
ISBN 88-459-1570-0




Le prime righe

I
CLARA
1950-1952

1


Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l'altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso lasciare senza risposta le volgari insinuazioni che nella sua imminente autobiografia Terry McIver avanza su di me, le mie tre mogli (o come dice lui la troika di Berny Panofsky), la natura della mia amicizia con Boogie e, ovviamente, lo scandalo che mi porterò fin nella tomba. Il tempo, le febbri, questo il titolo della messa cantata di Terry, è in uscita per i tipi del Gruppo (chiedo scusa, il gruppo, si scrive così), una piccola casa editrice di Toronto che gode di lauti sussidi governativi e pubblica (su carta riciclata, potete scommetterci la testa) anche un mensile, "la buona terra".
Terry McIver e io, due montrealesi fatti e finiti, eravamo insieme a Parigi nei primi anni Cinquanta. Se proprio devo dirlo, Terry era a malapena tollerato dalla mia ghenga, un'accozzaglia di giovani scrittori arrapati, senza un soldo e subissati di lettere di rifiuto, eppure palesemente convinti che tutto fosse a portata di mano - che fama, successo e bambole in deliquio fossero lì, dietro l'angolo, proprio come il leggendario omino Wrigley della mia infanzia. Che si diceva fermasse i bambini per strada e regalasse un bel dollarone a tutti quelli trovati con una cartina di chewing-gum Wrigley in tasca. Io quel munifico omino non l'ho mai visto neanche in fotografia, ma parecchi della ghenga, dài e dài famosi lo sono diventati: quel matto di Leo Bishinsky, ad esempio, e Cedric Richardson - anche se con un nome d'arte -, e naturalmente Clara. Clara, che da morta è diventata un santino femminista, una martire immolata sull'altare del più bieco sciovinismo maschile. Il mio, parrebbe.

© 2000, Adelphi edizioni


L'autore
Mordecai Richler vive nel Quebec ed è considerato uno dei maggiori romanzieri di lingua inglese. Oltre a numerosi romanzi, la sua opera comprende saggi, sceneggiature e libri per bambini. La versione di Barney è apparso per la prima volta nel 1997.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




24 novembre 2000