Jeffery Deaver
La sedia vuota

"Nel luogo in cui un criminale uccide una persona e ne rapisce un'altra ci sono abbastanza prove per realizzare un film su chi ha fatto cosa a chi, e probabilmente anche su ciò che gli altri componenti del cast hanno fatto nelle ultime ventiquattr'ore."


In questo thriller, duro, ossessivo e avvincente, viene esaltata la capacità dell'intelligenza pura, indipendentemente dalle abilità del corpo della persona in questione: Lincoln Rhyme, di nuovo protagonista di un romanzo di Deaver, ne è l'esempio. Obbligato su una sedia a rotelle, con tutti gli arti paralizzati ormai da anni, ha affinato in modo strepitoso l'agilità della mente e attraverso un lavoro scientifico di raccolta di indizi, e una capacità deduttiva davvero mirabile, è in grado di sciogliere gli enigmi più intricati, di risolvere i casi giudiziari più misteriosi e di colpire così i colpevoli dei delitti su cui sta indagando. Sua collaboratrice è Amelia Sachs, una perfetta allieva della sua metodologia investigativa che lo sostituisce quando è necessario agire e muoversi e quindi è indispensabile poter usare non solo la mente, ma anche il corpo. Il caso raccontato nel romanzo si apre con i due investigatori occupati in una vicenda del tutto privata: Rhyme spera, attraverso un intervento sperimentale, di recuperare almeno in parte la mobilità e si reca in un ospedale dove una nuovissima tecnica chirurgica è praticata. La sua assistente partecipa all'attesa e all'ansia del "maestro", ma entrambi vengono coinvolti nella soluzione di un misterioso delitto che si è svolto nei pressi, accompagnato dalla sparizione di due ragazze. Il maggior indiziato è un sedicenne molto particolare, Garrett, "l'Insetto". Rimasto orfano in seguito ad un drammatico incidente, il ragazzo era stato allevato da una famiglia del paese e aveva mostrato da tempo alcune stranezze: gli unici esseri viventi per cui mostrava affetto erano gli insetti (da qui il soprannome che i coetanei gli avevano affibbiato). Proprio su di lui ricadono tutti i sospetti perché molti possono testimoniare il suo coinvolgimento nella sparizione delle due ragazze, e alcuni indizi mostrano che l'arma del delitto è stata nelle sue mani. Durante le indagini viene visitata la sua camera da letto e l'abilità dell'autore nel descriverne l'atmosfera "malata", claustrofobica e terrorizzante è davvero straordinaria. Grazie alle capacità investigative di Rhyme, Garrett viene catturato, nonostante le molteplici trappole tese ai suoi inseguitori, e chiuso in prigione. Una sola persona crede nella sua innocenza ed è proprio Amelia Sachs che in questo caso si pone come avversaria di Rhyme. La ragazza fa fuggire "l'Insetto" e, utilizzando tutte le tecniche apprese dal suo maestro, riuscirà a dimostrare che...
Chiaramente il finale deve restare una sorpresa per il lettore, ma chiunque ami questo genere letterario non ne resterà deluso, perché Deaver è davvero abile nel tenere alta la tensione, nel coinvolgere il lettore nel gioco d'intelligenza dei suoi personaggi e nel creare, grazie a un uso del dialogo serrato, l'atmosfera in cui questi personaggi si muovono.


La sedia vuota di Jeffery Deaver
Titolo originale: The Empty Chair

Traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni
Pag. 465, Lire 33.000 - Edizioni Sonzogno (I romanzi Sonzogno)
ISBN 88-454-2032-9



Le prime righe

... uno


Scese a portare dei fiori nel luogo in cui il ragazzo era morto e la ragazza era stata rapita.
Scese perché era grassa, aveva la faccia butterata e non aveva molti amici.
Scese perché ci si aspettava che scendesse.
Scese perché voleva farlo.
Goffa e madida di sudore, Lydia Johansson percorse il ciglio di terra battuta della Route 112, dove aveva parcheggiato la sua Honda Accord, quindi, con cautela, scese lungo il pendio fino alla riva fangosa dove il Canale Blackwater incontrava le acque opache del fiume Paquenoke.
Scese perché pensava che fosse la cosa giusta da fare.
Scese, anche se aveva paura.
Il sole era sorto da poco, ma quell'agosto era stato il più caldo degli ultimi anni, nel North Carolina, e Lydia stava già sudando sotto la divisa da infermiera quando si incamminò verso la radura che costeggiava il fiume circondata da salici, tupelo e cespugli di alloro della California. Non faticò a trovare il luogo che stava cercando: il nastro giallo della polizia risaltava nella caligine.
Suoni di prima mattina. Strolaghe, un animale che rovistava tra i cespugli fitti poco lontano, il vento caldo attraverso i carici e l'erba della palude.
Dio, ho paura, pensò la ragazza. Le vivide immagini delle scene erano più raccapriccianti dei romanzi di Stephen King e Dean Koontz che aveva letto fino a notte fonda con il suo compagno, bevendo una bottiglia di Ben & Jerry's. Quel genere di libri facevano ridere il suo uomo ma terrorizzavano Lydia ogni volta che li leggeva, anche quando li aveva già letti e ne conosceva il finale.
Altri rumori tra i cespugli. Lydia esitò, si guardò attorno. Poi proseguì.
"Ehi", disse la voce di un uomo. Molto vicina.
La ragazza trasalì e si voltò. Per poco non lasciò cadere i fiori. "Jesse, mi hai spaventata."
"Mi dispiace." Jesse Corn era in piedi dietro un salice piangente, vicino alla radura isolata dal nastro giallo. Lydia notò che i loro occhi erano fissi sullo stesso particolare: una sagoma bianca sul terreno, il punto in cui era stato rinvenuto il cadavere del ragazzo. Poteva scorgere una macchia scura che riconobbe immediatamente come sangue secco.

© 2000, RCS Libri


L'autore
Jeffery Deaver, ex avvocato e ormai scrittore a tempo pieno, per due volte finalista all'Edgar Award, è considerato il degno erede di Thomas Harris. Di Deaver si ricordano: Il silenzio dei rapiti, Il collezionista di ossa, da cui è stato tratto l'omonimo film interpretato da Denzel Washington, Lo scheletro che balla, La lacrima del diavolo e Pietà per gli insonni.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




24 novembre 2000