Guido Ceronetti
La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria

"Uno dei suoi guanti volentieri se lo sfilerebbe per gettarlo di sfida in faccia alle donne curiose [...] perché quella sfacciata tutta in nero della Rosetta di San Salvario ha rotto la diga del perbenismo esemplare, cittadino e fascista, parrocchiale, coniugale, che schiaccia loro, condannate all'ergastolo familiare, ha amato fuori regola, ha ucciso [...] è diventata pupilla del tragico, un caso, il CASO VERCESI, che con la sentenza non sarà chiuso, nel Duemila qualcuno ne parlerà ancora."


Corso Oporto, oggi corso Matteotti, a Torino, è, per chi non lo conosce, una strada alberata, molto larga, costeggiata da palazzi signorili (in questa zona ha abitato anche la famiglia Agnelli). Un corso chiuso da entrambi i lati: da una parte la ferrovia, dall'altra via XX Settembre, ne impediscono il proseguimento. Durante la seconda guerra mondiale alcuni dei suoi monumentali palazzi si sono rivelati rifugi sicuri, solidi, come la società che li abitava: nobili e ricchi borghesi, negozianti e funzionari. Pochi i meno abbienti, relegati nelle scale interne ai cortili, o ai piani alti.
In corso Oporto nel 1930 la mattina si monta il mercato. Sotto il numero 51, la bancarella di un verduriere, arrivato all'alba. Nei piani alti del palazzo le urla di due donne e poi più niente. Una delle due voci è quella di Vittoria Nicolotti, destinata a essere immortalata nella tetra e squallida immagine di un manuale di medicina legale, come cadavere esemplare, con lo stampo dei denti dell'assassino su un braccio. Vittoria un avvertimento lo aveva avuto, da una zingara, nel suo negozio elegante di abbigliamento per bambini. Non doveva far entrare in casa una donna, così le aveva detto la zingara per ringraziarla di una generosa elemosina. Ma quella notte, nell'appartamento al quinto piano di corso Oporto 51 una donna entra. È Rosa Vercesi, un'amica intima di vecchia data. La sera stessa alle 18 viene fermata sulle scale del suo palazzo, in via Madama Cristina. Un assassinio che oggi lascerebbe quasi indifferente l'opinione pubblica, all'epoca fece scalpore: "Mai prima d'ora, nelle tristi cronache di sangue cittadine, si è verificato un caso così eccezionale". Le indagini furono rapidissime, la colpevole immediatamente arrestata, ma ciò che veramente stava dietro al delitto non fu mai del tutto chiarito. Per un falso senso della morale, per il desiderio di smorzare al più presto i toni della vicenda che si stavano facendo via via più accesi e morbosi (incentrando su di essa l'interesse della massa, a discapito della popolarità dello stesso duce) gli inquirenti si sbrigarono a chiudere il caso come omicidio a scopo di rapina.
L'omosessualità, la droga, la dissolutezza di certi ambienti, ben descritta da Pitigrilli (quel Dino Segre, torinese anch'egli, le cui opere ai giorni nostri perdono il forte senso del proibito dell'epoca), unite a interessi di tipo economico sono gli elementi che si intrecciano sulla scena del delitto. Ma in quali percentuali? Durante le indagini non si fecero ricerche tossicologiche e le perizie psicologiche non erano all'altezza di un caso così particolare. E Rosa (Rosina, Rosetta) non tentò di difendersi ammettendo una relazione sentimentale evidente, ma sembrò quasi gettarsi volontariamente nelle fauci della giustizia, alla ricerca dell'ergastolo.
Ceronetti affronta la ricostruzione della vicenda con l'abilità di un inquirente lucido e arguto, malgrado la difficoltà obiettiva di reperire documenti originali, (finiti al macero molti incartamenti antecedenti al 1950). In brevi capitoli che con sintesi e veridicità degne di un album fotografico ricostruiscono non solo il delitto ma anche vari momenti antecedenti e successivi all'omicidio e il tragico destino della Vercesi (nonché, in un'appendice occultistica, i divertenti tentativi fatti dall'autore di avere risposte definitive da un pendolino radiestetico), l'autore avvince il lettore e lo trascina sino all'epilogo. L'epilogo della storia di due "falene" (come lui stesso le definisce): una, di povere origini, attratta dalla luce del danaro, l'altra abbastanza "sistemata", con un negozio avviato che si chiama proprio così: La Falena. La storia di due falene fermate con uno spillo nella bacheca di un eccezionale collezionista di vicende umane: Guido Ceronetti. "Ogni imputato ha il suo destino scritto, e non c'è nulla che lo muti: qualunque argomento distillino gli avvocati, qualcosa di inevitabile presiede alla sorte degli accusati", scrive Pitigrilli ne L'esperimento di Pott. Per Rosa non ci furono avvocati zelanti. Anche lei era una vittima dal destino segnato, il medesimo di Vittoria.


La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria di Guido Ceronetti
Pag. 76, Lire 14.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n.138)
ISBN 88-06-15633-0



Le prime righe

Tu conosci le case: come si fanno
renitenti quando le spogli.
GIORGIO SEFERIS

I.

Si può cominciarla molto semplicemente così, questa complicata storia che voglio raccontare come mi è venuta incontro dal polipaio di cronache, dai cimiteri di carta, dal tempo rovistato, dai fondali mobili, dalle memorie inghiottite - un pezzo dopo l'altro... Con qualche nota di shamisèn inudibile dietro la parete... Rosa Vercesi io non l'ho conosciuta, era un nome che correva di voce in voce, nelle case riluttanti, e la sua storia è stata più volte narrata, in modo sempre incompleto e con dati incerti: stavolta lo sarà in modo definitivo, ho verificato tutto quanto potevo, nessun altro avrà voglia di risuscitarla. Ho lavorato con pazienza, ho spogliato senza brutalità le case. La verità non fa male alle ombre.
Le 4,30 del 19 agosto 1930, a Torino.
Il primo arrivato sul corso Oporto a metter fuori il suo banco di frutta e verdura, l'erbivendolo Luigi Lenti, si ferma, colpito da grida femminili che provengono da una finestra, certamente aperta, per il caldo, dietro le imposte chiuse, del quinto piano, nella grande casa grigia, signorile, del n. 51. Se ne rammenterà più tardi... Una lite tra donne, quantunque ad ora insolita, niente di preoccupante... E poi, cessate subito...
Il Lenti seguita a scaricare le sue cassette e a sistemare il suo banco.
Le sei. È ormai giorno. La portinaia del 51, Teresa Caramagno, ha spalancato il portone. Un giorno qualunque, di singhiozzi velati, d'insolito incompreso... Il tram n.10, che dalla Crocetta va alla borgata Monterosa, riempiendosi di operai della Fiat Grandi Motori, delle Ferriere e di cento altre industrie che fumano oltre il fiume Dora, passa rumorosamente (sono due carrozze di stridori siamesi) sul corso Vinzaglio. Dai portoni escono le prime biciclette.

2.

Nel Cimitero Maggiore di Torino, in fondo alla via Catania, l'entrata laterale di via Varano dà accesso alla zona cimmeria delle anime illustri. Non c'è da scialare: il piemontese di genio transita clandestino, potrebbe essere un Beniamino Saluggia dei più oscuri, non fare fama né vivo né morto. L'elenco dei presenti nella Terza Ampliazione comprende: Davide Calandra, Carolina Invernizio, Fred Buscaglione, Antonio Fontanesi, Giovanni Berchet, Arturo Graf, Giacomo Grosso, Cesare Lombroso, Cesare Pavese. Pittore, il Grosso fu inuguagliabile nel sedere femminile, ma non siamo del tutto bestie e una sedia nuda di Van Gogh ci attira molto di più. Leonardo Bistolfi e gli Einaudi padre e figlio sono sepolti nel Cuneese. Sulla genialità di Buscaglione non c'è da discutere.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Guido Ceronetti è nato a Torino nel 1927. Tra le sue tante opere ricordiamo: Un viaggio in Italia 1981-1983, Albergo Italia, Compassioni e disperazioni, La fragilità del pensare, La vita apparente, Aquilegia, D.D. Deliri Disarmati, La iena di San Giorgio. Fra le sue traduzioni, I Salmi, Qohélet o l'Ecclesiaste, le Poesie di Catullo, gli Epigrammi di Marziale e le Satire di Giovenale. Si occupa da sempre di spettacoli di strada e di marionette.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




24 novembre 2000