La biografia
La bibliografia


Mario Vargas Llosa
La festa del Caprone

"In quel momento, a Trujillo venne in mente che forse non era un ubriaco, e si chinò a cercare il revolver che teneva sul sedile, ma non riuscì a prenderlo perché contemporaneamente sentì lo sparo di un fucile il cui proiettile mandò in frantumi il lunotto e gli strappò un pezzo della spalla e del braccio sinistro."


Vargas Llosa è uno scrittore straordinario, ha note, nella sua prosa, di immensa forza e varietà: come non sentire che spesso la grandezza letteraria chiude la bocca a ogni sospetto di incoerenza politica? Come non affermare, in questo caso come in passato per Balzac, che l'arte può prendere la mano allo scrittore e procedere per strade diverse rispetto alle scelte ideologiche dell'autore? La festa del caprone è un grande romanzo "rivoluzionario", un romanzo che denuncia con intensità la violenza barbara di una dittatura, che mostra "di che lacrime grondi e di che sangue" ogni tirannide che ha insanguinato la storia di tanti paesi dell'America latina. Santo Domingo e il suo dittatore, Trujillo, sono il cuore del romanzo: uno stato che per appagare il Chivo, il Caprone, ha sacrificato se stesso, ha venduto e corrotto i cuori degli uomini, ha permesso alle sue donne di diventare trastullo di un vecchio laido, ha offerto le proprie vergini da stuprare per soddisfare le sue frustrazioni sessuali. I vari adulatori che circondavano il dittatore, ricattabili in tutto da lui, gli avevano regalato l'anima in parte per vigliaccheria (e costoro erano i migliori), in parte per adesione piena al criminale progetto di potere. Ma, come avviene per fortuna sempre, c'è chi si ribella: c'è chi lo fa per una profonda coscienza dell'orrore che si sta perpetrando, o per vendetta di un torto subito, o per ribellione quando la fedeltà al regime impone gesti contro natura. A tutti costoro è chiaro che la posta in gioco è la vita stessa, la propria in cambio di quella del nemico, ma forse anche la propria per spegnere quella del nemico.
Il romanzo procede su tre linee parallele. La prima vede Urania Cabral, figlia dell'ex presidente del Senato caduto in disgrazia nell'ultimo periodo del regime, tornare a Santo Domingo dopo più di trent'anni di assenza, e rievocare, accanto al letto del vecchio padre malato e da lungo tempo odiato e disprezzato, un'infanzia e un'adolescenza profondamente segnate da quella dittatura. La seconda vede i preparativi dell'attentato al "Caprone" e le storie individuali degli uomini che stanno per eseguire l'agguato al dittatore, e i percorsi che hanno portato persone tra loro diverse per cultura e stato sociale ad un comune destino. La terza linea narrativa entra nel Palazzo, osserva Trujillo e il suo entourage, ricostruisce la personalità del Capo e quella dei suoi collaboratori, e osserva la crudeltà spietata dei gesti, delle parole, delle azioni che questi hanno compiuto per conquistare e conservare il potere.
Queste tre dimensioni di un'unica storia si ricompongono negli ultimi capitoli, uniti dall'esplosione dei colpi di pistola che interrompono quel cammino di sangue: ci saranno dei morti, primo fra tutti il Caprone, ma altri porteranno per sempre ferite che nessuna vendetta potrà rimarginare.
Se, come ha recentemente affermato Vargas Llosa, "il disadattamento al mondo reale, il romanzo, la letteratura sono un atto di ribellione", questa ultima prova testimonia quanto può essere importante e coinvolgente la presa di posizione di un intellettuale contemporaneo per creare la coscienza dei lettori e il loro spirito critico.



La festa del caprone di Mario Vargas Llosa
Titolo originale: La Fiesta del Chivo

Traduzione di Glauco Felici
Pag. 467, Lire 36.000 - Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-15634-9

Di Grazia Casagrande



le prime pagine
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 Capitolo primo


Urania. I genitori non le avevano fatto un favore; il suo nome dava l'idea di un pianeta, di un minerale, di tutto tranne che della donna snella e dai tratti sottili, dalla carnagione bruna e dai grandi occhi scuri, un po' tristi, che lo specchio le rimandava. Urania! Ma che bella invenzione. Per fortuna più nessuno la chiamava così, ma Uri, Miss Cabral, Mrs Cabral o Doctor Cabral. A quel che ricordava, da quando era venuta via da Santo Domingo ("O meglio, da Ciudad Trujillo", quando era partita non avevano ancora restituito il suo nome alla capitale), né a Adrian, né a Boston, né a Washington D. C., né a New York, nessuno l'aveva più chiamata Urania, come prima a casa sua e al Colegio Santo Domingo, dove le sisters e le sue compagne pronunciavano in modo ultracorretto l'insensato nome che le avevano inflitto alla nascita. Poteva essergli venuto in mente a lui, a lei? Troppo tardi per accertarsene, ragazza; tua madre ormai era in cielo e tuo padre un morto vivente. Non lo saprai mai. Urania! Assurdo quanto fare quell'affronto all'antico Santo Domingo de Guzmán chiamandola Ciudad Trujillo. Anche quella era stata forse un'idea di suo padre?
Sta aspettando che spunti il mare dalla finestra della sua camera, al nono piano dell'Hotel Jaragua, e finalmente lo vede. Il buio scompare in pochi secondi e lo splendore bluastro dell'orizzonte, che cresce in fretta, inizia lo spettacolo che attende da quando si è svegliata, alle quattro, nonostante la pillola che aveva preso mettendo da parte le sue prevenzioni contro i sonniferi. La superficie blu scuro del mare, punteggiata di macchie di schiuma, si sta incontrando con un cielo plumbeo sulla remota linea dell'orizzonte, e, qui, sulla costa, si infrange in ondate sonore e schiumose contro il Malecón, di cui scorge parti del viale tra le palme e i mandorli. Allora, l'Hotel Jaragua guardava il Malecón di fronte. Adesso, di lato. La memoria le restituisce quella immagine - di quel giorno? - della bambina tenuta per mano dal padre, mentre entrano nel ristorante dell'albergo per pranzare loro due da soli. Li avevano sistemati a un tavolo vicino alla finestra, e, attraverso le tendine, Uranita poteva vedere l'ampio giardino e la piscina con i trampolini e i bagnanti. Un'orchestra suonava dei merengues nel Patio Español, che aveva tutt'attorno azulejos e vasi di garofani. Fu quel giorno? "No", dice ad alta voce. Il jaragua di allora lo avevano demolito e sostituito con questo voluminoso edificio color pantera rosa che l'aveva sorpresa al suo arrivo a Santo Domingo tre giorni prima.
Hai fatto bene a tornare? Te ne pentirai, Urania. Sprecare una settimana di vacanze, tu che non hai mai avuto il tempo per conoscere tante città, regioni, paesi che ti sarebbe piaciuto vedere - le montagne e i laghi innevati dell'Alaska, per esempio - per tornare nell'isoletta su cui avevi giurato di non mettere mai più piede. Sintomo di decadenza? Sentimentalismo autunnale? Curiosità, nient'altro. Dimostrare a te stessa che sei capace di camminare per le strade di questa città che non è più tua, percorrere questo paese estraneo, senza che ciò susciti in te tristezza, nostalgia, odio, amarezza, rabbia. O sei venuta ad affrontare quella rovina che è tuo padre? A scoprire che impressione ti fa vederlo, dopo tanti anni. Un brivido la percorre dalla testa ai piedi. Urania, Urania! Magari, dopo tutti questi anni, potresti scoprire che, sotto la tua testolina caparbia, determinata, impermeabile allo scoraggiamento, dietro quella forza che ti ammirano e ti invidiano, tu hai un cuoricino tenero, pauroso, lacerato, sentimentale. Si mette a ridere. Basta con queste stupidaggini, ragazza.
S'infila le scarpette, i pantaloni, la blusa della tuta da ginnastica, raccoglie i capelli in una retina. Beve un bicchiere d'acqua fresca ed è sul punto di accendere la televisione per guardare la Cnn ma ci ripensa. Si ferma accanto alla finestra, a rimirare il mare, il Malecón, e poi, voltandosi, la foresta di tetti, torri, cupole, campanili e chiome d'albero della città. Quanto è cresciuta! Quando l'hai lasciata, nel 1961, ospitava trecentomila anime. Adesso, più di un milione. Si è riempita di quartieri, viali, parchi e alberghi. Il giorno prima, si era sentita un'estranea mentre faceva un giro su un'auto presa a noleggio tra gli eleganti condomini di Bella Vista e l'immenso parco El Mirador dove c'erano tanti joggers come al Central Park. Ai tempi della sua infanzia, la città finiva all'Hotel El Embajador; da lì in poi tutto era fincas, terreni seminati. Il Country Club, dove il padre la portava in piscina di domenica, era circondato di prati, anziché di asfalto, case e pali della luce come adesso.


© 2000, Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
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Mario Vargas Llosa è nato ad Arequipa, in Perù, nel 1936. Compiuti gli studi universitari a Lima e a Madrid, soggiornò a lungo in Europa. Dopo aver lavorato come giornalista, esordì con un'opera di teatro e un volume di racconti. La fama internzionale gli venne però dal primo romanzo, La città e i cani, del 1963. Attualmente vive a Londra.
Su Café Letterario potete leggere una recensione di Lettere a un aspirante romanziere e de I quaderni di don Rigoberto.


bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Vargas Llosa Mario, Il caporale Lituma sulle Ande, tr. di Morino A., 1995, 286 p., Lit. 32000, "Scala stranieri", Rizzoli (ISBN: 88-17-67037-5)

Vargas Llosa Mario, La casa verde, Lit. 17500, "Einaudi tascabili" n. 474, Einaudi (ISBN: 88-06-14491-X)

Vargas Llosa Mario, La casa verde, tr. di Cicogna E., 1991, 368 p., Lit. 32000, "Gli struzzi" n. 404, Einaudi (ISBN: 88-06-12375-0)

Vargas Llosa Mario, La chunga, a cura di Franco E., 1987, 72 p., Lit. 12000, "L'opera drammatica" n. 19, Costa & Nolan (ISBN: 88-7648-058-7)

Vargas Llosa Mario, La cittàe i cani, 1986, 448 p., Lit. 26000, "Scala stranieri", Rizzoli (ISBN: 88-17-67881-3)

Vargas Llosa Mario, La cittàe i cani, tr. di Cicogna E., 1998, 398 p., Lit. 17000, "Einaudi tascabili" n. 498, Einaudi (ISBN: 88-06-14774-9)

Vargas Llosa Mario, Conversazione nella 'Catedral', 1998, Lit. 22000, "Einaudi tascabili" n. 564, Einaudi (ISBN: 88-06-14997-0)

Vargas Llosa Mario, Conversazione nella cattedrale, tr. di Cicogna E., 1994, 500 p., Lit. 20000, "Bur" n. 838, Rizzoli (ISBN: 88-17-13838-X)

Vargas Llosa Mario, I cuccioli, tr. di Morino A., 1996, 162 p., Lit. 13000, "Bur" n. 850, Rizzoli (ISBN: 88-17-13850-9)

Vargas Llosa Mario, Elogio della matrigna, 1990, 176 p., Lit. 29000, "Scala stranieri", Rizzoli (ISBN: 88-17-67884-8)

Vargas Llosa Mario, Elogio della matrigna, tr. di Morino A., 1999, 162 p., Lit. 15000, "Einaudi tascabili" n. 606, Einaudi (ISBN: 88-06-15167-3)

Vargas Llosa Mario, La festa del Caprone, tr. di Felici G., 500 p., Lit. 36000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-15634-9) (data di pubblicazione prevista: Ottobre 2000)

Vargas Llosa Mario, La guerra della fine del mondo, a cura di Morino A., 1992, XV-588 p., Lit. 19500, "Einaudi tascabili" n. 95, Einaudi (ISBN: 88-06-12935-X)

Vargas Llosa Mario, Lettere a un aspirante romanziere, tr. di Felici G., 1998, 119 p., Lit. 14000, "Einaudi tascabili. Stile libero" n. 537, Einaudi (ISBN: 88-06-14936-9)

Vargas Llosa Mario, Pantaleon e le visitatrici, 1987, 304 p., Lit. 9000, "Bur" n. 669, Rizzoli (ISBN: 88-17-13669-7)

Vargas Llosa Mario, Il pesce nell'acqua, tr. di Martinetto V. e Morino A., 1994, 522 p., Lit. 32000, "Letteraria straniera", Rizzoli (ISBN: 88-17-84337-7)

Vargas Llosa Mario, I quaderni di don Rigoberto, tr. di Felici G., 1997, 352 p., Lit. 32000, "Supercoralli", Einaudi (ISBN: 88-06-14543-6)

Vargas Llosa Mario, I quaderni di don Rigoberto, tr. di Felici G., 2000, 346 p., Lit. 18000, "Einaudi tascabili. Letteratura" n. 757, Einaudi (ISBN: 88-06-15603-9)

Vargas Llosa Mario, Storia di Mayta, 1988, 352 p., Lit. 9000, "Bur" n. 674, Rizzoli (ISBN: 88-17-16674-X)

Vargas Llosa Mario, La veritàdelle menzogne, tr. di Morino A., 1992, 238 p., Lit. 32000, "Scala stranieri", Rizzoli (ISBN: 88-17-67885-6)

Vargas Llosa Mario, La zia Julia e lo scribacchino, tr. di Morino A., 1994, 344 p., Lit. 16000, "Einaudi tascabili" n. 227, Einaudi (ISBN: 88-06-13542-2)



17 novembre 2000