Jean Giono
Angelo

"Coloro che sanno parlare e sono capaci di dare, parlando, una buona opinione o una giusta opinione di sé possono starsene seduti sui sedili o sulle poltrone mentre la loro reputazione cresce. Io sono costretto ad agire. Mi rimarrà mai il tempo di vivere?"


Peccato che questa opera di Giono arrivi dopo la pubblicazione de L'ussaro sul tetto, perché si tratta dell'antefatto di quella storia da cui, tra l'altro, è stato tratto il film omonimo di Jean-Paul Rappeneau del 1995, con Juliette Binoche, Olivier Martinez e Gérard Depardieu. Angelo è il primo di una serie di romanzi collegati tra loro dalla presenza di un protagonista, Angelo Pardi, eroe romantico dalla spiccata esuberanza e dal carattere indomito. Giovane ufficiale degli ussari, Angelo uccide nei pressi di Torino il barone Schwartz, una spia austriaca, e deve fuggire dalla città sabauda per raggiungere la Francia e sottrarsi alla giustizia, quasi immediatamente informata della sua colpevolezza. Varcato il confine, con alcuni aiuti di varia natura, Angelo cerca di raggiungere Aix-en-Provence. Condivide il suo viaggio con una marchesa attiva e intraprendente, Céline de Théus (diretta alla casa del fratello per conoscerne la giovane moglie) e altri personaggi irriverenti o sospettosi o semplicemente troppo curiosi. Il fascino, la sfrontatezza giovanile, ma anche la capacità di emozionarsi, fanno del ventenne Angelo un personaggio molto ben voluto dalle donne. Con la sensibile e romantica Anna Clèves, cantante d'opera ("lei aveva trent'anni e molta esperienza, ma si accorse di non averne abbastanza") ha un'intensa avventura, ma l'insofferenza e l'insoddisfazione tipicamente giovanili lo rendono incapace di gestire un rapporto duraturo. L'intreccio si complica quando Angelo incontra Pauline, la ventiduenne moglie dell'ultra sessantenne marchese de Théus, che sarà accanto a lui nel successivo capitolo della storia, L'ussaro sul tetto.
Scritto nel 1934 e pubblicato in Francia nel 1958, Angelo è un romanzo storico che oltre a raccontare le vicende errabonde e complicate del suo protagonista, descrive la società, la politica e la vita quotidiana dei primi decenni dell'Ottocento in Piemonte e in Francia. Un periodo denso di avvenimenti, in cui il fermento risorgimentale ribolliva specie nell'animo dei più giovani e coraggiosi, proprio come Angelo Pardi.


Angelo di Jean Giono
Traduzione di Francesco Bruno
Pag. 188, Lire 25.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-036-3




Le prime righe

CAPITOLO I


L'affascinante Cavour non aveva ancora cominciato a vocalizzare tra i favoriti rossi le cavatine della sua "politica allegra". Le società segrete intonavano già il basso nobile dell'opera seria nei boschi del regno sardo.
Gli affiliati alla Carboneria venivano reclutati in tutte le classi sociali. Nobili, artigiani, ufficiali, marinai, professori, soldati, studenti, e perfino donne focose ma rese discrete dalle delizie di quella politica romanzesca costituivano un'ardente confraternita d'ombre dove il coraggio e la sacralità dei giuramenti avevano il posto d'onore.
Il rischio che si correva era enorme. Nonostante il fascino di cui un immutabile cielo azzurro ammanta le idee generose, e la temperatura mediterranea del regno che rende adorabile l'assassinio patriottico, si era costretti a fucilare i bravi assassini, pur facendo loro tanto di cappello, con volgarissimi proiettili sardi. I nervi della monarchia austriaca non tolleravano la perdita della più infima delle sue spie, ed essa sosteneva le sue caldane con quaranta divisioni di atletici granatieri.
Una mattina di maggio del 18..., si scoprì sotto i cespugli, a due leghe da Torino, il cadavere del barone Schwartz. Era un sedicente lombardo che lucrava apertamente con lo Spielberg. Ci aveva fatto finire di recente tre ciabattini che, a quanto pareva, complottavano cucendo tomaie. Il popolino fece subito correre di bocca in bocca un sonetto che aveva tutta l'aria d'essere stato improvvisato a bella posta e in cui si diceva senza tanti giri di parole che il barone doveva aver scontentato qualche appassionato di stivali. La polizia, però, mostrò di prendere la cosa molto sul serio.
Il cadavere era a torso nudo. Il petto, bianco come quello di una donna, era solcato da rivoletti di sudore secco. Ciò indusse a guardare con cura la sciabola di cui il fu signor barone stingeva l'elsa nel pugno destro. No, non era la messinscena di un duello. Gli avevano permesso di difendere la sua vita a lungo. L'unica ferita, mortale, era strana per essere stata inferta con la sciabola che, nella foga dello scontro, smangia sempre un po' la carne. Era un colpo di punta, netto come una stoccata, e aveva bellamente trapassato il cuore.

© 2000, Ugo Guanda editore


L'autore
Jean Giono è nato a Manosque, in Provenza, nel 1895, in una famiglia di origine italiana. Qui ha per lo più vissuto, ed è morto nel 1970. Tra i suoi libri ricordiamo: L'ussaro sul tetto, Una pazza felicità, Il Disertore, Un re senza distrazioni, Collina e Il ragazzo celeste, Lettera ai contadini sulla povertà e la pace. L'uomo che piantava gli alberi è stato pubblicato nella versione italiana per ragazzi con le illustrazioni di Tullio Pericoli.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




17 novembre 2000