Meir Shalev
Il pane di Sarah

"Di sabato le famiglie contadine al completo salivano alla collina degli asfodeli, i bambini giocavano con i ciottoli e la sabbia e gli adulti si avventuravano all'interno, giravano per i locali aperti e facevano congetture: quanti soldi, quanto tempo, quanti metri cubi, quante persone, chi avrebbe abitato lì."


Il profumo del pane accompagna questo libro di ricordi, e il lievito sembra far crescere la storia che, narrata in prima persona, allarga il suo orizzonte dal protagonista alla sua famiglia, ad un intero villaggio.
"I profumi, le melodie e le vecchie immagini inseguono il viandante ovunque arrivi", se poi il luogo d'arrivo è il villaggio della propria infanzia il numero di ricordi affolla davvero la mente. Così in questo romanzo la vena affabulatoria dell'autore può trovare mille agganci e mille personaggi, reali e fiabeschi, vivi e morti, del presente e del passato, tutti tra loro collegati dalla capacità narrativa dello scrittore e dalla comune cultura ebraica. Già in Per amore di una donna Shalev aveva creato un personaggio femminile originale e dominante, una madre che al figlio (a cui aveva attribuito tre padri) aveva dato tutta se stessa, in questo Il pane di Sarah i personaggi femminili sono diversi tra loro, ma non meno interessanti. È sempre la donna in quanto madre ad interessare l'autore, anche se è il nucleo familiare quello su cui verte la trama. La figura materna, così importante anche nella biografia dello scrittore, per sua stessa ammissione, sembra l'unica ad assurgere quasi a figura mitica: la madre che travolge il destino ed è salvifica; la madre che, alla morte del figlio, decide volontariamente anche la fine della propria vita, ma non attraverso il suicidio, ma con l'assenza, l'autosegregazione nella stanza del figlio morto. La medicina parlerebbe in un caso come questo di depressione, ma dal libro emerge solo la forza del dolore, passione di certo più forte dell'amore che, come la morte, vince sulla vita. Questa donna sventurata è la moglie di Yaakov, fratello del narratore che, tornato dagli Stati Uniti in Israele, dopo anni di assenza, vi ritrova tutta la famiglia (la madre è morta, ma il suo ricordo e la sua personalità sono vivissimi). I racconti del presente si intrecciano con i ricordi dell'infanzia, e i personaggi prendono vita, via via nel romanzo, da una suggestione, da un riferimento, da un incontro fortuito, da un sogno. La professione del fratello è quella che era stata del padre e simboleggia la continuità e l'unione familiare: Yaakov fa il panettiere, mentre il protagonista e voce narrante è diventato un famoso scrittore di libri di cucina negli Stati Uniti. Il forno è un luogo d'incontro, così come lo era stato anche in passato, è un luogo-simbolo: là infatti molte vicende hanno il loro avvio, o gli eventi più significativi vengono commentati, tra il candore della farina e il profumo del pane, con le mani nella pasta elastica e lievitante, nasce l'amore e si parla di morte.
La letteratura ebraica si caratterizza per alcuni elementi comuni ai suoi maggiori scrittori: la capacità di unire realismo e fantasia, fiaba e riflessione. Così tutti i grandi scrittori israeliani hanno un'eccezionale vocazione nel costruire trame complesse e nel dare un ampio respiro alle vicende che si dilatano nel tempo e nello spazio.


Il pane di Sarah di Meir Shalev
Pag. 433, Lire 32.000 - Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-625-5




Le prime righe

Il duca Anton e la fantesca Zoga
Storia fittizia di persone mai esistite


Il duca Wilhelm della casata Gessler rimase ucciso durante un incidente di caccia all'età di cinque anni. Un'oca spiccò il volo con un battito d'ali, un fucile tuonò nel folto della vegetazione, il bambino crollò a terra fra urla e contorsioni. Le sue grida passarono per la prateria, rimasero impigliate nel canneto e si scontrarono con i tronchi dei pioppi, eppure i cani riuscirono a trovare soltanto volpi e volatili, mentre al cadaverino del duca giunsero quando ormai tutto taceva. Il responsabile, un rozzo pastore che si era introdotto surrettiziamente nella tenuta di caccia per sgraffignare un fagiano, si suicidò quella sera stessa per il troppo dolore, lasciandosi dietro una giovane vedova, una stentata lettera di rimorso e un enigma insolubile: come può un uomo darsi la morte con due colpi di pistola alla nuca?
Wilhelm era uno di due gemelli, un bambino rosso di capelli e robusto, a quattro anni già capace di mirare alle beccacce che venivano spaventate per farle uscire allo scoperto e di lanciare per i campi falconi e cani da riporto. Qualche giorno prima del fatale incidente aveva ricevuto il suo primo fucile, un Manlicher vero, seppur di misure assai ridotte, opera del migliore armaiolo d'Europa, Elihau Natan di Monastir.
Da allora il bambino morto dominò sui due genitori vivi. La madre orbata comprò per una somma spropositata la Pietà del Giannini, da appendere in camera del figlio morto. Per ore e ore restava rannicchiata dentro il suo lettino a guardare tristemente il corpo senza vita del crocifisso e attingere forza dalla figura maestosa della madre, meglio nota fra gli studiosi d'arte con l'appellativo di "Madonna robusta", dal momento che la Vergine del Giannini si presenta come una donna corpulenta e di spalle larghe, con piccoli seni a punta da ragazza e delle braccia lunghe e muscolose. Il padre sprangò con chiavistelli il padiglione di caccia dei Gessler, ne sigillò le porte e trovò rifugio in due attività notoriamente confacenti all'animo maschile: la ricerca e il collezionismo. Si mise così a raccogliere massime, fare incetta di miniature e micrografie, oltre che a studiare la comparsa delle stigmate nelle donne cattoliche. Oggigiorno è famoso come colui che per primo scrisse di Louise Lateau, la sarta francese che sanguinava dalle nocche delle mani ogni venerdì.
Quanto al fratello gemello di Wilhelm, il duca Anton, egli andava dalla madre pregandola di alzarsi dal letto del bambino morto e le portava confezioni di marzapane di Lubecca, il suo dolce preferito, ma nemmeno tali suppliche e tentazioni esercitavano sulla donna qualche influenza.

© 2000, Edizioni Frassinelli


L'autore
Meir Shalev è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura israeliana contemporanea. Padre di due figli, giornalista, dopo un'esperienza come conduttore televisivo fra gli anni Settanta e Ottanta, si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. È autore di libri per l'infanzia, di una raccolta di saggi e di vari romanzi, diventati best-seller internzionali. Di questo scrittore ha avuto grande successo il romanzo Per amore di una donna, vincitore del Premio Letterario Chiavari e Scrivere per amore di Verona.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




17 novembre 2000