William Faulkner
Mentre morivo

"L'aria morta dà forma alla terra morta nel buio morto, più lontano di quanto il vedere dia forma alla terra morta. Si adagia morta e calda su di me, toccandomi nuda attraverso il vestito. Ho detto Neanche lo sai che cosa sia, preoccuparsi. Non lo so neanch'io che cosa sia. Non so se sto preoccupandomi o no. Se ci riesco o no. Non so se riesco a piangere o no. Non so se ci ho provato o no. Mi sento come un secchio umido e selvaggio nella calda terra cieca."


Primo romanzo di Faulkner apparso dopo il suo notissimo L'urlo e il furore, Mentre morivo, pubblicato per la prima volta nel 1930 (e scritto in sei settimane nel 1929), è considerato uno dei migliori libri dell'autore americano, vincitore nel 1949 del Premio Nobel per la letteratura. Adelphi ripubblica il testo (ormai introvabile nelle precedenti edizioni SE e Mondadori) in una nuova, importante traduzione, condotta sull'edizione curata da Noel Polk per The Library of America, New York 1985.
L'America traumatizzata della fine degli anni Venti e il suo "francobollo di terra natale" del sud (quella contea di Yoknapatawpha che è al centro delle opere scritte tra il 1926 e il 1936), in cui vivere è un'impresa dura, faticosa, ossessionante, è lo sfondo della vicenda ma è anche il vero fulcro del romanzo.
Evento principale della storia è un funerale, il funerale di una donna, Addie Bundren, cui il marito ha promesso la sepoltura nel luogo d'origine, in un paese piuttosto lontano chiamato Jefferson. Parte così una carovana funebre nelle terre del sud, con i cinque figli (Darl, Jewel, Cash, Vardaman e Dewey Dell) e il marito Anse. Ma la natura implacabile di un luglio in Mississippi e i flagelli che si susseguono (il fiume in piena, un ponte crollato, la gamba rotta di Cash, l'incendio del fienile) non lasciano spazio alla speranza per quelli che sono sopravvissuti, sostituita tristemente dalla rassegnazione.
La meschinità di alcuni diventa palese in questo momento drammatico. Darl, ad esempio, convince il fratello Jewel ad allontanarsi dal letto di morte della madre per un lavoro che gli farà guadagnare solo tre dollari. Il suo scopo sembra essere in realtà quello di impedire a Jewel, figlio preferito e quindi invidiato, di esser accanto alla madre negli ultimi momenti. E si manifesta anche la necessità di una fredda determinazione, inevitabile seppure feroce. Cash costruisce la cassa che dovrà contenere le spoglie della madre mentre questa, ancora viva, dal letto sente il rumore della sega e del martello che la condannano inesorabilmente. E Anse cerca subito un'altra moglie per sostituire quella persa, apparentemente quasi subito dimenticata. La vita prosegue: è la forza di un destino scritto da un Dio implacabile che non ha pietà per gli abitanti di una contea povera, arida e riarsa dove un trasporto funebre ha come corteo gli avvoltoi e la battaglia per sopravvivere è quotidiana.
Lo schema narrativo è strutturato su una serie di monologhi in cui ognuno dei personaggi racconta lo sviluppo tragicomico della storia. Alternando le voci mano a mano che la vicenda prosegue, l'autore ci offre una visione multipla dei medesimi fatti, quasi a volerne garantire un'analisi obiettiva. Da questo moltiplicarsi di impressioni (che ricorda gli inserti corali della tragedia greca) emerge una realtà sfaccettata, talvolta cinica che solo ignoranza, miseria e disperazione possono generare. La voce di Faulkner, intensa e drammatica, si sovrappone alle singole voci dei suoi personaggi in una prosa realistica e al tempo stesso visionaria che analizza la memoria senza il filtro del sentimento.


Mentre morivo di William Faulkner
Titolo originale dell'opera: As I Lay Dying

A cura di Mario Materassi
Pag. 231, Lire 28.000 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi n.399)
ISBN 88-459-1580-8




Le prime righe

DARL


Jewel e io veniamo su dal campo per il sentiero, uno dietro l'altro. Benché io sia cinque metri avanti a lui, uno che ci guardasse dalla baracca del cotone vedrebbe il cappello di paglia di Jewel, sfondato e sfilacciato, di tutta una testa sopra il mio.
Il sentiero, liscio a forza di piedi e che ormai, a luglio, è cotto e duro che sembra di mattone, corre come un filo a piombo tra i filari verdi del cotone lasciato a fiorire, su fino alla baracca in mezzo al campo, dove svolta e ci gira intorno facendo quattro angoli retti smussati e riprende per il campo, liscio a forza di piedi, e si allontana preciso.
La baracca per il cotone è di tronchi grezzi, con lo stucco degli interstizi che da tempo è venuto via. Quadrata, il tetto sfondato inclinato tutto con la stessa pendenza, se ne sta lì sbilenca nel sole in vuota e scintillante rovina, con due unici finestroni alle pareti opposte che danno sull'arrivo del sentiero. Quando siamo lì, io svolto a seguo il sentiero che gira intorno alla baracca. Cinque metri dietro, Jewel, guardando diritto davanti a sé, scavalca con un unico passo la finestra. Sempre fissando davanti a sé, gli occhi pallidi come legno piantati nel viso legnoso, con quattro lunghi passi traversa il locale rigido e grave come una di quelle figure d'indiano nelle tabaccherie che abbia addosso una tuta rattoppata e sia dotata di vita dalle anche in giù, e con un unico passo scavalca l'altra finestra e riprende per il sentiero mentre io arrivo girando l'angolo. Uno dietro l'altro, a cinque metri di distanza e con Jewel ora davanti, risaliamo il sentiero verso la base dello strapiombo.
Vicino alla sorgente, legato alla stecconata, c'è il carro di Tull, le redini avvolte intorno al montante del sedile. Sul cassone ci sono due seggiole. Jewel si ferma alla sorgente e dal ramo del salice prende la zucca vuota e beve. Io gli passo accanto e salgo su per il sentiero, cominciando a sentire la sega di Cash.
Quando arrivo in cima ha smesso di segare. In mezzo a una distesa di trucioli, sta facendo combaciare due tavole. Fra una chiazza d'ombra e l'altra sono gialle come oro, come oro morbido, e sulla superficie portano in lisce ondulazioni i segni della lama dell'ascia: è un bravo falegname, Cash. Tiene le due assi sul treppiede a combaciare di taglio e formare un quarto della cassa finita. Si mette in ginocchio e allinea l'occhio al filo delle assi, poi le mette giù e prende l'ascia. Un bravo falegname. Addie Bundren non potrebbe desiderarne una migliore, di casse, migliore per giacervi dentro. Le darà fiducia e le sarà di conforto. Proseguo verso la casa, seguito dal
Ciac Ciac Ciac
dell'ascia.

© 2000, Adelphi edizioni


L'autore
William Faulkner (1897-1962), cui è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura nel 1949, è uno dei grandi scrittori americani del Novecento. Di lui in Italia sono stati pubblicati, tra l'altro, Una rosa per Emily, Bandiere nella polvere, Gli invitti, Oggi si vola, L'urlo e il furore e Le palme selvagge.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




17 novembre 2000