Daniel Chavarría
Il rosso del pappagallo

"Fu forse il primo testo politico messo in musica sulla Rivoluzione cubana che, conservando lo spirito festoso del son cubano, era allo stesso tempo una denuncia contro il governo di Batista, le sue connivenze con la mafia, la speculazione immobiliare degli anni cinquanta: Aquí pensaban seguir / con casa de apartamento / y el pueblo que en su tormento / se acaba de morir."


Un incalzante giallo che unisce all'elemento poliziesco altri temi narrativi: l'erotismo, la passione politica, la recente storia dell'America Latina.
Erotismo nei gesti delle donne, nei loro corpi e nei loro visi, sensualità che travolge e seduce anche i meno sensibili al richiamo del sesso. Se poi (come avviene nei principali personaggi del romanzo) a questo richiamo si è sensibili, nulla può eguagliare le "prestazioni" delle fanciulle cubane. E la ragazza in questione, Bini, ha come sua attività principale proprio la seduzione di ricchi europei, come tutte le giovani jineteras habanere. La sua bellezza è straordinaria, la sua intelligenza acuta, la capacità di affrontare le situazioni complesse la rende affidabile e la sua "coscienza" la porta a muoversi nel giusto ambito. Usare le armi della femminilità è lecito se lo scopo è punire un criminale, un individuo che sotto falso nome si è ricostruito una vita e non ha pagato per i reati commessi durante la dittatura militare, perseguitando, uccidendo, torturando i dissidenti politici.
Questo è il secondo tema del romanzo: è lecito che vivano liberi e agiati coloro che si sono macchiati di crimini contro l'umanità? L'America latina, l'Argentina, l'Uruguay, il Cile o il Brasile, hanno avuto nella loro storia recente delle dittature cruente che hanno visto persecuzioni e eccidi davvero disumani, il tema dei desaparecidos è ancora molto vivo, non solo in quei paesi, anche perché i responsabili quasi mai sono stati puniti. Così Chavarría crea un personaggio che, sotto il falso nome di Alberto Ríos, ha scelto un luogo particolare per nascondersi: L'Avana. È Treò, alias capitan Orrore, un uruguayano che era stato il torturatore, anni prima, del protagonista della storia, Aldo Bianchi, e della sua fidanzata, morta in conseguenza delle violenze subite. A rivelare la reale identità di Alberto Ríos è Bini, la bella jinetera e nuova fidanzata di Aldo, presentato dall'autore come un cinquantenne bellissimo, affascinante e eccezionalmente giovanile che ha fatto innamorare davvero di sé la ragazza. Il desiderio di vendetta è immediato e, non riuscendo ad uccidere con le proprie mani il criminale, riesce a far incriminale Treò per un delitto che non ha commesso, in modo da farlo arrestare e avere a disposizione il tempo necessario per raccogliere le prove dei crimini di cui è davvero responsabile. Tutto ciò con l'aiuto della ragazza e del suo padrino, un santero che ha l'autorizzazione dei suoi santi di giurare anche il falso pur di fare giustizia. Ci saranno delle complicazioni, soprattutto create da un avvocato cubano che non crede nella colpevolezza di Alberto Ríos, ma la storia si "scioglierà" nel finale in modo davvero originale.
Come si può ben intuire dalla breve descrizione della trama, il tema politico-civile è evidente e chiara la volontà di denuncia dell'autore che utilizza il "genere" per meglio comunicare il suo messaggio.
Altro fattore di interesse del libro è la descrizione dei riti di santeria, la religione sincretica cubana capace di sommare elementi del cattolicesimo spagnolo all'animismo africano e al politeismo indigeno. In conclusione quindi un romanzo ricco di tensione, divertente come un giallo deve essere, ma anche stimolante per la ricchezza politematica che propone.


Il rosso del pappagallo di Daniel Chavarría
Titolo originale: El rojo en la pluma del loro

Traduzione di Simona Geroldi
Pag. 320, Lire 29.000 - Edizioni Marco Tropea (Le Gaggie)
ISBN 88-438-0270-4




Le prime righe

1
Volante e pollice


Chissà dove aveva imparato a muoversi così. Certo che per essere uno straniero ballava molto bene. E a cinquantacinque anni suonati pareva ancora aitante e molto più giovane. Era bellissimo. Ma soprattutto una brava persona, affettuoso.
Era già il terzo delizioso giorno di fila che passavano insieme. Bini si sentiva trattata come una sposa e non come una donna a ore. E per l'età che aveva, Aldo non era niente male come scopatore. E generoso, per giunta... Neanche avesse avuto trent'anni.
Un'altra cosa buona di Aldo era l'eleganza con cui sborsava banconote. Spendeva senza avarizia. E senza farsi notare. Per farla contenta, pagava l'appartamento di Juanita; senza però lasciare la stanza all'hotel Nacional, che praticamente non sfruttava. Di un'eleganza tremenda. E da quando si erano conosciuti in calle O, non si erano separati nemmeno per un minuto.
Ma ciò per cui Bini gli era maggiormente grata era la pazienza che dimostrava nell'insegnarle a guidare la macchina; anche quando sbagliava qualche manovra, anziché spaventarsi come quel cacasotto di François o sgridarla come Rafael, Aldo si divertiva.
Certo... non poteva dimenticare i progressi fatti nella guida grazie alle lezioni pratiche di Alberto. Ormai non faceva quasi più ombrellate, come agli inizi.
Ora Aldo voleva sapere che cos'è un'ombrellata, e lei: tesoro, qui a Cuba, chi guida male viene chiamato ombrellaio. No, il perché non glielo sapeva dire.
Le piaceva tantissimo guidare, questo sì. Con una macchina tutta per sé avrebbe girato senza meta tutto il giorno, solo per il gusto di stare in movimento. Già, tesoro, sopra ogni cosa le piaceva il movimento; e, tanto per restare in argomento, in discoteca ormai si stava annoiando. Perché non fare un salto al cabaret del Teatro Nacional? Quella sera suonava César López con l'Habana Ensemble.
Sì, un suo amico sassofonista, fortissimo. Dài, dài, papi bello, e giù baci a profusione sul collo, mordendo un orecchio al suo bambolotto, facendolo ridere, dài, mi amor, portami là. Quel che voleva era ballare fino all'alba.
E lui: no, non ce la faccio più. Aldo aveva cominciato a bere presto, sapeva che, se avesse mandato giù ancora due bicchieri, sarebbe crollato. Non voleva guidare in quelle condizioni...
E Bini allora si offriva come autista.
E lui, no.
E lei imbronciata.
E lui, di notte nemmeno per sogno.
E lei, minacciosa, se non mi lasci guidare domani non ti faccio fare "tettazione".

© 2000, Marco Tropea Editore


L'autore
Daniel Chavarría è nato nel 1933 in Uruguay. Ha viaggiato per l'America Latina e l'Europa, finché è approdato a Cuba. Ora vive all'Avana, dove ha tenuto la cattedra universitaria di Latino, Greco e Letteratura classica.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




10 novembre 2000