Fabrizio Rondolino
Niente da segnalare
151 storie di un naufragio

"Eh no, di morire come un topo in questa accidenti di nave Daniel Buckley proprio non ne voleva sapere. La più grande e lussuosa del mondo, giusto? L'inaffondabile, dicevano... Ed eccola qui, la più meravigliosa delle meraviglie far acqua come un setaccio in una fonte. Da non crederci."


Il transatlantico Titanic non sarebbe stato così celebre se non fosse affondato, il 14 aprile del 1912. E le storie dei suoi passeggeri non sarebbero state al centro dell'attenzione, ricostruite più volte sulla carta stampata e sul grande schermo, in un miscuglio di particolari veri o falsi, vicende più o meno realistiche, sentimenti, emozioni, tragedie... È una metafora dell'esistenza umana, un concentrato delle possibili varianti della vita. Così accade nei 151 piccoli racconti di Fabrizio Rondolino, dove si susseguono altrettanti protagonisti del dramma. Uomini e donne di ogni età, raggruppati per categorie sociali: prima, seconda, terza classe. Ma Rondolino mescola ricchezza e povertà, gioventù e vecchiaia alternandole in un ordine apparentemente casuale. Ecco un marinaio (destinato a vivere altri due naufragi successivi) accanto a un'attrice del cinema (che dopo aver girato Salvata dal Titanic, fu presto dimenticata), ed ecco due vittime accostate, un cameriere di vent'anni il cui corpo non fu mai recuperato e una ragazza svizzera di ventiquattro, che cameriera non era anche se tutti lo credevano; ecco una quindicenne libanese che il naufragio rende vedova e il destino ne fa la vicina di casa di un'altra superstite (ma lo scopriranno solo nel 1951) ed ecco una ventottenne non agiata che decide di non salvarsi per rimanere accanto al grande amore della sua vita, accanto a un ricco bimbo di 11 mesi che si salva per poi morire a 18 anni per avvelenamento...
Come nei versi della canzone di De Gregori, ci sono ragazze che per sposarsi vanno in America, come la svizzera Aloisia Haas, e ragazze che tornano dal viaggio di nozze in Europa, come Mary Eloise Hughes Smith, passeggera di prima classe diciottenne che nel naufragio perde il marito, ma ne trova un altro. Bambine di terza classe che finiscono in mare con tutta la famiglia e il piccolo tenero diario della quotidianità, e bambine di seconda classe, come Nina Harper o Madge Collyer, salvate grazie al sacrificio dei padri, ma anche donne di prima classe che si preoccupano esclusivamente di consegnare l'elenco dei propri averi perduti così da ottenere un adeguato indennizzo. Per molti dopo il naufragio la vita ha preso nuove direzioni e il dramma ha significato un nuovo punto di partenza; per altri è stato l'arrivo, la conclusione, la morte; per altri ancora un semplice episodio spiacevole, da dimenticare al più presto; per qualcuno quasi un divertimento: correre sul ponte a vedere l'iceberg e tornare in cabina a dormire, sino al momento del sicuro salvataggio su una scialuppa che tranquillamente trasborda i passeggeri più ricchi su un'altra nave.
Niente da segnalare è uno spaccato di vita che ricorda molte opere analoghe (una tra tutte l'Antologia di Spoon River), ma che, a differenza di altri autori, Rondolino ha saputo tratteggiare senza sentimentalismi, con voce pulita e diretta, non priva però di passionalità. Del resto i suoi protagonisti, morti nel naufragio o sopravvissuti a lungo, sono ormai tutti fantasmi leggeri, che rivivono esclusivamente se raccontati da uno scrittore che ne ha sentito la voce.

Il libro è in linea all'indirizzo http://web.tiscalinet.it/titanic


Niente da segnalare. 151 storie di un naufragio di Fabrizio Rondolino
Pag. 165, Lire 15.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Letteratura n.779)
ISBN 88-06-15631-4




Le prime righe

Edward John Smith, capitano, 62 anni.


"Quando mi chiedono di descrivere la mia esperienza di quasi quarant'anni di mare, rispondo semplicemente: nulla da segnalare. Sì, ci sono state le tempeste e i marosi e la nebbia... Ma non ho mai visto un naufragio e non ho mai fatto naufragio". Il capitano Edward John Smith era un impiegato del mare: navigava come altri vanno in ufficio. E come molti impiegati, sognava la pensione: ci sarebbe andato non appena toccata terra, a New York. Proprio da New York era partito alla volta dell'Inghilterra per prendere il comando del Titanic. Ne era contento e orgoglioso. A cena con i signori Willie di Flushing, Long Island, la sera prima di imbarcarsi per l'Europa, il capitano aveva vantato le meraviglie del Titanic. Nessun danno allo scafo avrebbe potuto affondarlo. Aveva una bella barba bianca da lupo di mare, il capitano Smith, e una divisa bianca e lucida e un cappello bianco. L'ultima foto ce lo restituisce a braccia conserte, lo sguardo dritto davanti a sé, gli occhi socchiusi come a proteggersi da una luce troppo forte e un'espressione in volto che il tempo, ora, ci descrive malinconica. Si fidava della nave, e del mare, e del progresso che lo conduceva alla pensione sulla tolda del transatlantico più grande e più bello del mondo. "Siate inglesi", disse prima di affondare: e con lui affondò anche quel mondo che gli aveva regalato le sue ultime, orgogliose parole.

Colonnello Archibald Gracie IV, prima classe, 54 anni.

C'è sempre una missione da compiere, piccola o grande o minima, e la nostra vita spesso si consuma, assai più di quanto non sia o sembri ragionevole, proprio così. Archibald Gracie IV, nato a Mobile, Alabama, il 15 gennaio 1859, trovò presto la propria missione: tramandare ai posteri la vera storia della battaglia di Chickamauga. Il padre di Archibald Gracie IV, Archibald Gracie Jr., combatté a Chickamauga una fra le più sanguinose battaglie della guerra civile americana con il grado di generale di brigata. Archibald IV aveva allora tre anni, e ne aveva cinque quando il generale Gracie cadde durante l'assedio di Petersburg, Virginia. Francis O. Tickner gli dedicò un commosso poema significativamente intitolato Gracie, of Alabama. Per Archibald IV, però, il poema non era abbastanza. All'inizio del nostro secolo cominciò dunque a scrivere l'opera della sua vita. Per più di sette anni si dedicò anima e corpo alla propria missione. Finalmente, nel 1912, diede alle stampe La verità su Chickamauga. Archibald Gracie IV, che nel frattempo era diventato il colonnello Gracie, si imbarcò allora per l'Europa per un periodo di vacanza. Visitò la Gran Bretagna e la Francia, e a Cherbourg salì sul Titanic per far ritorno in patria. A bordo amava scambiare aneddoti sulla Guerra civile con Isidor Straus, cui prestò una copia della Verità su Chickamauga. Fu tra gli ultimi a salire su una scialuppa. In patria cominciò a scrivere la sua Verità sul Titanic, ma otto mesi dopo il naufragio morì di pleurite senza aver compiuto la seconda missione della sua vita.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Fabrizio Rondolino è nato a Torino nel 1960. Vive a Roma. Ha tradotto dal tedesco opere di Böll, Roth, Herta Müller. Il suo primo romanzo Un così bel posto, è stato tradotto in diversi paesi e ha vinto il Premio Mondello Opera Prima. Nel 1999 ha pubblicato un altro romanzo Secondo avviso. Collabora al quotidiano La Stampa.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




3 novembre 2000