Gina Lagorio
Elogio della zucca
Racconti

"Un mare caldo e una sabbia setosa le avrebbero fatto bene, forse l'allarme si sarebbe allontanato naturalmente. Se poi fosse stato necessario, avrebbe nuotato fino all'orizzonte, azzurro sotto e azzurro sopra, fino alla stanchezza che ti sfinisce, e ti tira giù, in una dolce bara d'acqua."


Gina Lagorio è davvero una narratrice, le sue storie si snodano con la naturalezza del racconto orale, i personaggi prendono corpo e vita nei dialoghi, i luoghi si accendono, nella mente del lettore, di colori e suoni familiari. La naturalezza dei sentimenti, le situazioni quotidiane e la banalità del vivere e dell'amare si arricchiscono dei temi della memoria e del rimpianto, e le cose si animano, suscitano moti d'affetto (come la zucca di cui nell'ultimo capitolo viene tessuto l'elogio) o evocano ricordi. Così non viene rappresentato solo il mondo giovanile e le sue passioni, ma trovano uno spazio (raro in letteratura) anche sentimenti dolci e inaspettati, come il calore del cuore suscitato nel solitario nonno dal nipotino neonato, o i meccanismi di alleanze familiari nel triangolo padre-madre-figlia, oltre alle battaglie quotidiane dell'universo familiare o alle stanchezze fisiche e psicologiche suscitate dal carico di lavori domestici di cui la donna, all'interno di un nucleo familiare, è l'unica artefice. Oppure l'ansia di una giovane nel riconoscere in sé la propria madre e nel vedere riflessa nella sua bambina l'angoscia di un lutto non ancora elaborato.
Ma queste storie minimali si allargano nella possibilità del vedere gli aspetti universali dei sentimenti e delle emozioni descritte, o nel sentire i riferimenti letterari da cui certe sollecitazioni provengono, o ancora nello scoprire elementi autobiografici, dichiarati dall'autrice, e ripercorrere così insieme a lei momenti della sua stessa esistenza.
Ma è nel quadro della grande Storia che brandelli di vita qualsiasi assumono maggior significato e peso: quando le notizie che arrivano dalla radio possono sconvolgere e modificare il quotidiano di molti uomini e donne, quando ai generali e alle vittorie o alle sconfitte si uniscono i piccoli smacchi personali e quando da una fotografia e dallo sguardo di un ritratto di famiglia emergono pensieri e riflessioni sull'oggi.
Nella dimensione del racconto breve, la capacità di comunicazione di questa autrice viene davvero esaltata, e questo genere letterario, che così facilmente può trasformarsi in frammento e spezzare, in lampi momentanei, la riflessione, concede invece alla scrittrice un alto livello di unitarietà e di organicità di pensiero.


Elogio della zucca. Racconti di Gina Lagorio
Pag. 246, Lire 28.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86537-0




Le prime righe

Il corno d'oro


Una malinconia fredda, non ricordava più a che proposito aveva letto questa strana accoppiata, e la stava contestando dentro di sé, di pessimo umore. Non accettava la vecchiaia e i pensieri intorno a quella idea fissa continuavano ad assieparsi in disordine nella sua testa, o chissà, nella sua anima; quel che gli pesava sul petto poteva sì, chiamarla malinconia, ma tutto era fuor che fredda: bruciava lenta, un focherellino basso ma fastidioso che gli accorciava il respiro e gli toglieva la voglia di qualsiasi risposta alle voci del mondo. Lontane, per fortuna, in casa: il suo studio era alla fine di un lungo corridoio ed era stato lui a volerlo isolato dal resto. Non stava ascoltando musica, i dischi che aveva scelto la sera prima, ancora in vinile, non sostituiti dai cd, erano sparsi sul tavolo come un mazzo di carte, nelle loro buste colorate consunte agli angoli, ma con una fitta al petto constatò che li guardava senza piacere né confidenza: no, erano la consueta uscita di sicurezza.
Si accorse di avere tra le labbra una sigaretta: l'aveva accesa meccanicamente al pensiero di non aver voglia di musica.
Questo per lui voleva dire che non aveva voglia di niente. Era così la vecchiaia? La resa assoluta al niente?
Si levò in lontananza un suono confuso di voci e una le sovrastava tutte. Era un pianto disperato, ma certo! c'era Simone, sua moglie glielo aveva detto; la nuora, partito per lavoro il marito, avrebbe dormito da loro, il piccolo infastidito dai denti piangeva spesso di notte e lei non se la sentiva di star sola. Si alzò per raggiungere le donne in soggiorno, e un fastidio simile al rimorso lo attraversò come un lampo: quante volte aveva lasciato sola sua moglie con i bambini, mentre girava il mondo! Ed erano due, arrivati uno dietro l'altro, robusti negli appetiti e nelle proteste. Ma era roba da donne occuparsene, allora si pensava così; ora, suo figlio, quando veniva in studio ad accomiatarsi dopo la cena cui sua moglie li aveva invitati, si presentava con il piccino in braccio. I tempi erano cambiati.

© 2000, RCS Libri


L'autrice
Gina Lagorio, piemontese di nascita, ha vissuto a lungo in Liguria e ora abita a Milano. Ha scritto opere narrative, di saggistica e di teatro. Tra le prime: Il polline, Approssimato per difetto, La spiaggia del lupo, Fuori scena, Tosca dei gatti, Golfo del paradiso, Tra le mura stellate, Il silenzio, Il bastardo ovvero Gli amori, i travagli e le lacrime di Don Emanuel di Savoia, Inventario, L'arcadia americana. Tra le opere di saggistica: Fenoglio, Sui racconti di Sbarbaro, Sbarbaro: un modo spoglio di esistere, Penelope senza tela, Russia oltre l'URSS, Il decalogo di Kieslowski. Suoi testi teatrali sono raccolti nel volume Freddo al cuore. Ha vinto importanti premi letterari e le sue opere sono tradotte in numerosi Paesi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




27 ottobre 2000