Henry de Montherlant
Le ragazze da marito

"Appena mi rendo conto che qualcuno ha un debole per me, rimango sconcertato e infastidito; e il mio primo impulso, dopo, è di mettermi sulla difensiva."


Qual è la filosofia di vita sottesa a questo libro? Quanti sono gli elementi autobiografici reali e quanti quelli letterari? E perché oggi, in epoca "post" (post femminismo, post ideologia, post politica) leggere un romanzo di questo genere riesce ancora a creare turbamento? Alla prima domanda la risposta più adeguata la dà il protagonista stesso del romanzo, Costals, a una sua "vittima": se cercassi Dio, troverei me, cioè (evidente è l'influenza nietzschiana) la seduzione come simbolo di potere assoluto sugli altri, una forma di possesso delle anime altrui, divina e demoniaca nello stesso tempo.
Ma Costals solo in quanto "maschio" è dotato di tale potere, infatti la donna è fatta per un uomo, l'uomo è fatto per la vita, e in particolare per tutte le donne.
Specchiandosi nel suo personaggio (ma evidenziandone comunque i riferimenti letterari da eroe decadente, vero esteta amorale, un Andrea Sperelli tutto francese insomma), Henry de Montherland propone, con forti accenti misogini (Vedete che fiducia ho in voi. Vi parlo come a un uomo) una visione disillusa della vita.
Come il suo protagonista, non crede né all'amore né alla vita (la donna è fatta per essere raggiunta e inchiodata; l'uomo è fatto per conquistare e poi distaccarsi; lei comincia ad amare quando lui ha già finito), e neppure alla possibilità di ricavare vero appagamento, vera felicità dalle proprie conquiste (lui non guardava mai nessuno, se non chi desiderava; sempre al di là), e il suicidio, con cui nel 1972 porrà fine ai suoi giorni, mostra tutta l'insoddisfazione e la stanchezza di questo scrittore che André Gide considerò un vero "cavallo di razza", e che anche oggi è apprezzato, anzi esaltato, dalla critica di tutta Europa. In Le ragazze da marito, la "celebrazione del suo io" si accompagna allo sguardo disincantato sui sentimenti: anche l'amore del protagonista per il figlio non ha nulla di realmente paterno ed è prevalentemente ludico. Forse è questo individualismo esasperato, oltre alla straordinaria eleganza stilistica, che rende interessante, ancora oggi, la lettura di un romanzo come questo.
Un Don Giovanni che non subisce nessuna catartica punizione, un seduttore che con spietata onestà intellettuale dichiara alle vittime il proprio disamore, una volta che ne abbia conquistata la dedizione (Vi rinnovo l'espressione della mia totale dedizione. Ma quando, quando vorrete farne uso?, dice una di queste ragazze da marito), un cinico e affascinante intellettuale che si sente attratto da giovani fanciulle di buona famiglia, ma che diventa del tutto indifferente quando queste aspirano a realizzare il sogno di ogni "brava ragazza", il matrimonio.
Al di là delle vicende narrate è chiaro l'elemento dissacratorio e anticonformista del romanzo, la ribellione a quanto di formale esiste nella convivenza borghese, e il sentimento di superiorità dello scrittore che, in quanto tale, vede sempre "oltre" le apparenze e le norme.


Le ragazze da marito di Henry de Montherlant
Titolo originale: Les jeunes filles

Traduzione di Cesare Colletta
Pag. 221, Lire 26.000 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi n. 395)
ISBN 88-459-1564-6




Le prime righe

La Signorina THÉRÈSE PANTEVIN
La Vallée Maurienne,
via Avranches (Manche)

al Signor PIERRE COSTALS
avenue Henri-Martin,
Parigi


26 settembre 1926

N.S.G.C.

Vi ringrazio, mio Beneamato Signore, per non avere mai risposto alle mie lettere: non erano degne di me. Tre lettere in tre anni, e non una sola risposta! Ma ora è giunto per me il momento di svelarvi il mio segreto.
Fin dal primo incontro con i vostri libri, io vi ho amato. La mia passione si destò quando vidi la vostra fotografia in un giornale. Per tre mesi, dall'11 novembre 1923 al 2 febbraio 1924, vi ho scritto ogni giorno, ma le lettere non le spedivo. Ne spedii una sola. Non rispondeste. Tuttavia, contemplando la vostra fotografia, capii dal vostro sguardo e dai tratti del vostro viso quale fortuna mi fosse toccata in sorte: non mi amavate, no, ma c'era posto per me nei vostri pensieri.
Il 15 agosto 1924 - festa della Santissima Vergine - vi scrissi un'altra lettera affinché vi ricordaste di me, e pochi giorni dopo, da un certo riflesso che scorsi sul vostro viso nella stessa fotografia, compresi che la mia lettera vi era arrivata.
L'11 aprile scorso vi ho scritto per la terza volta. Tanto grande era però il timore di dispiacervi per troppo ardire che i termini in cui vi scrissi non vi permisero forse di farvi un'idea precisa dei miei sentimenti. Non osavo parlarvi del mio amore, e ne morivo.

© 2000, Adelphi Edizioni


L'autore
Henry de Montherland è nato a Parigi nel 1896 ed è morto nella stessa città nel 1972. Questo volume è il primo di una tetralogia che dedicò alle donne e che comprende Pietà per le donne, Il demone del bene, Le lebbrose.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




20 ottobre 2000