Georges Simenon
Cécile è morta

"La mattina dopo pioveva ancora; uno donna flebile, triste, rassegnata come una vedova. Non la si vedeva cadere; non la si avvertiva, eppure avvolgeva ogni cosa in una coltre fredda, e sulla Senna formava una quantità infinita di piccoli cerchi palpitanti."


Un autore può essere definito "classico", quando la sua opera non "invecchia", non risente insomma dei colpi del tempo: e Simenon è davvero un classico della contemporaneità. Ha creato uno stile, un modo di affrontare il genere poliziesco assolutamente inconfondibile: la trama coinvolge, così come appassiona il gioco del disvelamento, la rivelazione del colpevole, ma non è certo questo l'elemento che dà il valore aggiunto ai romanzi di questo scrittore, quanto l'atmosfera, l'ambientazione e la capacità di delineare i caratteri dei personaggi. Questo Cécile è morta, recentemente pubblicato da Adelphi (che sta proponendo al pubblico italiano tutta l'opera di Simenon in traduzione), scritto nel 1939 e apparso in Francia nel 1942, è un esempio emblematico di quanto detto.
La figura di Maigret, con le asperità, i momenti di debolezza e i nervosismi che lo rendono così umano, appare delineata a tutto tondo: il rimorso di non aver prestato sufficiente attenzione a Cécile, di averla considerata una mitomane e di avere così permesso il suo assassinio; la caparbia volontà di non arrendersi di fronte al delitto; il disgusto dell'uomo onesto di fronte a certi personaggi colpevoli di reati "infami"; gli accenni alla signora Maigret, moglie amata e paziente che accetta il difficile carattere del marito; il piacere della propria città che è un luogo di affetti e di sensazioni familiari.
E proprio Parigi è l'altra protagonista di questo, come di molti altri romanzi di Simenon: avvolta in una luce lattiginosa, descritta nei quartieri secondari, nelle locande fumose e nelle case di periferia, è una città piena di suggestioni e di una malinconia struggente, non è semplice sfondo ma interagisce coi personaggi e le loro emozioni.
Le figure femminili del romanzo non sono le vamp dei romanzi gialli americani, bellissime e patinate, ma ragazze spesso bruttine (come Cécile), sfortunate e sole, che nel loro essere insignificanti nascondono in sé un universo di emozioni controllate con estremo pudore; oppure la bellezza delle ragazze diventa un'arma, guardata con una certa pietà dal maturo commissario, una forma di potere e di scambio immorale per chi vuole ricchezza e successo o semplicemente ottenere qualche favore.
Lo scioglimento del "caso" avviene grazie all'attenta analisi degli indizi, al fiuto di Maigret e alla sua profonda conoscenza delle mille ambiguità dell'animo umano, ma non porta mai ad atteggiamenti trionfalistici: che qualcuno abbia ucciso un altro essere umano è pur sempre una sconfitta per tutti. In questo caso poi è forse proprio Maigret quello che si sente davvero sconfitto.


Cécile è morta di Georges Simenon
Titolo originale: Cécile est morte

Traduzione di Germana Cantoni De Rossi
Pag. 165, Lire 12.000 - Edizioni Adelphi (gli Adelphi n. 175)
ISBN 88-459-1563-8




Le prime righe

1


La pipa che Maigret accese uscendo di casa, in boulevard Richard-Lenoir, gli parve più gustosa del solito. La prima nebbia era una sorpresa piacevole, come la prima neve per i bambini, specialmente perché non era la brutta nebbia giallastra di certe giornate invernali, ma una foschia lattiginosa nella quale vagavano aloni di luce. Faceva piuttosto freddo. Il commissario aveva la punta del naso e delle dita gelate, e il rumore dei suoi passi risuonava sul selciato.
Con la bombetta ben calcata in testa e le mani infilate nelle tasche del pesante cappotto dal collo di velluto, che al Quai des Orfèvres tutti conoscevano e che odorava ancora un po' di naftalina, Maigret si incamminò, contento e senza fretta, verso la Polizia giudiziaria quando, all'improvviso, dalla nebbia spuntò correndo una ragazzina che andò a sbattere contro la massa scura del commissario.
"Oh! Scusi, signore...".
E schizzò via di nuovo per non perdere l'autobus o il metrò.
Sembrava che, quel giorno, tutti i parigini mattinieri godessero di quell'aria lattiginosa come ne godeva Maigret, e l'unico segno di inquietudine era la voce roca dei rimorchiatori che proveniva dalla Senna avvolta dalla nebbia.
Di quella mattina gli sarebbe rimasto un ricordo, senza un motivo particolare: aveva appena attraversato place de la Bastille per prendere il boulevard Henri-IV e stava passando davanti a un piccolo bistrot. La porta si aprì - era la prima volta nella stagione che l'aria pungente costringeva a chiudere le porte del caffè - e fu investito da un'ondata di aromi che da allora rappresentò per lui la quintessenza stessa dell'alba parigina: il profumo del caffè e quello dei croissant appena sfornati, con una leggerissima punta di rum. Al di là dei vetri appannati, intravide una ventina di persone che facevano colazione al banco prima di correre al lavoro.

© 2000, Adelphi


L'autore
Georges Simenon, scrittore belga di lingua francese, è nato a Liegi nel 1903 ed è morto a Losanna nel 1989. Si trasferì a Parigi nel 1922. Del 1931 è il suo primo romanzo che ha come protagonista il famoso ispettore Maigret. Ma Simenon è stato anche un raffinato romanziere, e dei romanzi polizieschi ha ripreso soprattutto il tema della solitudine, ma in una dimensione narrativa più ampia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 ottobre 2000