José Latour
Lontano da Cuba

"Nessuno muore di fame, ma la maggioranza è molto magra. Io ho perso venti chili in quattro anni. Quando qui vedo gente fare diete e attività fisica per perdere chili, non posso fare a meno di pensare che il nostro governo potrebbe guadagnare un sacco di soldi vendendo il suo programma a turisti sovrappeso."


Uno scrittore cubano che vive a L'Avana, scrive in inglese e ambienta quasi tutto un suo romanzo negli Stati Uniti suscita certamente curiosità. Se, inoltre, il libro è candidato negli Usa a un prestigioso premio letterario ed è stato tradotto nelle più disparate lingue, dall'olandese al francese, al giapponese, la curiosità aumenta ancor di più. E Lontano da Cuba è tutto ciò: un giallo che sembra scritto da un nordamericano ma che ha infinite sollecitazioni latine.
La fame che ha messo in ginocchio la bella isola caraibica, l'embargo che impedisce alla maggior parte dei beni di essere accessibili, il doppio regime monetario che in realtà permette solo a chi possiede dei dollari di vivere in modo dignitoso, domina la prima parte del romanzo. Proprio questa povertà ha prodotto molta corruzione, un gran numero di giovani prostitute e l'inarrestabile voglia di fuga verso gli Stati Uniti. Così quando al protagonista del romanzo, un professore di inglese di un liceo de L'Avana, figlio di una cubana e di un americano, è offerta la possibilità di attraversare quel corridoio di mare e raggiungere Miami (come tanti negli ultimi dieci anni hanno fatto) non rifiuta di certo l'invito e si considera davvero fortunato. La fuga dall'isola però non sarà indolore: Elliott Steil, questo è il nome del nostro eroe, sfuggirà per miracolo al tentativo di ucciderlo da parte del suo "benefattore". Approdato negli States, dopo un impatto bruciante con la nuova realtà, il pensiero che lo domina è ritrovare il suo potenziale assassino e capire quale mistero è nascosto dietro a tutto ciò.
Così, attraverso gli occhi del professore, il lettore conosce la realtà dei cubani di Miami, la malavita e i misteri dei servizi segreti Usa: insomma il paradiso non è lì, e forse non è da nessuna parte.
La ricchezza spesso nasce dal crimine e, se non è difficile trovare la possibilità di guadagnare del denaro, non è altrettanto facile evitare di cadere nei tranelli della mafia e della delinquenza locale.
Si aprono degli spiragli sentimentali, Elliott conosce l'amore e anche un po' di serenità. Non sembra rimpiangere la patria d'origine (soprattutto non rimpiange la fame e le difficoltà quotidiane di vita) ma conosce un mondo che forse gli piace anche di meno e che è estremamente pericoloso.
Un buon giallo, pieno d'azione e di tensione narrativa, che in più permette al lettore di conoscere una doppia realtà, spesso ignorata in Europa: quella di Cuba e dei suoi problemi di sopravvivenza, e quella dei profughi cubani negli Stati Uniti.


Lontano da Cuba di José Latour
Titolo originale: Outcast

Traduzione di Eloisa Boccadifuoco
Pag. 340, Lire 29.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86507-9




Le prime righe

Capitolo I


Elloit Steil si sedette su una panchina senza schienale sotto un albero del parco pubblico, appoggiò la caviglia sinistra sul ginocchio destro, si sfilò un mocassino consumato e iniziò a massaggiarsi un piede. Un paio di minuti più tardi riservò lo stesso trattamento all'altro piede, infine poggiò entrambi i talloni sul vialetto di cemento e si sgranchì le dita, reggendosi alla lastra di marmo su cui sedeva.
Una giornata pesante, rifletté Steil. Le scorte di caffè e di zucchero si erano esaurite contemporaneamente due giorni prima, e quella mattina la sua colazione consisteva in quaranta grammi di pane bianco raffermo e un bicchiere d'acqua fredda. Poi aveva trovato la ruota posteriore della bicicletta a terra. Aveva trascorso settantacinque minuti aspettando l'autobus e alle 10:02 aveva timbrato il cartellino all'Istituto Politecnico dove insegnava inglese: due ore e due minuti di ritardo. Il pranzo era consistito in una scarsa e mal condita mistura di riso e fagioli rossi poco cotti accompagnati da pomodori troppo maturi.
Steil aveva lasciato l'Istituto alle 17:00, riflettendo se sarebbe stato meglio tornare a casa a piedi o sprecare ancora parte del suo tempo con quell'assurdo sistema di trasporto pubblico dell'Avana. L'oscuramento previsto dalle 20:00 alle 23:00 e le faccende domestiche in sospeso lo convinsero a percorrere gli otto chilometri a piedi.
In autobus o in bicicletta, Steil si dimenticava dei fastidi al metatarso, che aveva ereditato da qualche antenato sconosciuto. Ma la soletta ortopedica che applicava alle scarpe si rivelava inefficace dopo una camminata di quaranta o cinquanta minuti.
Steil sospirò e distolse lo sguardo dalla strada. Due adolescenti, che si avvicinavano, interruppero il loro scambio di battute per lanciargli un'occhiata, poi si guardarono scambiandosi un ampio sorriso. Il ragazzo biondo e allampanato con le scarpe da basket sporche, gli ampi pantaloncini e un pallone sotto il braccio, improvvisamente alzò la testa e si chiuse le narici con le dita.

© 2000, RCS Libri


L'autore
José Latour è nato nel 1940 a Cuba dove ha vinto il suo primo premio letterario all'età di tredici anni. Lontano da Cuba è il suo settimo romanzo, e il primo scritto in inglese: il libro ha ottenuto la nomination all'Edgar Award e i diritti sono stati venduti in Inghilterra, Germania, Francia, Olanda e Giappone. Latour vive all'Avana ed è presidente della sezione latino-americana dell'International Association of Crime Writers.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 ottobre 2000