Daniel Picouly
La luce della follia

"Denise avrebbe voluto urlare. Aveva gli occhi fuori delle orbite. Non voleva vedere, ma non poteva sottrarsi a quella specie di lanterna magica incandescente che dondolava... dondolava."


La luce della follia è il primo lavoro letterario di Picouly, datato 1991. Un romanzo drammatico, intenso, spesso violento, che forse risente un po' della "moda" letteraria dei primi anni Novanta, con quel desiderio di stupire a tutti i costi e di colpire il lettore con storie forti come un pugno.
"Consiglio ai miei lettori soprattutto di non acquistarlo per i propri figli!" ha dichiarato in un'intervista lo stesso Picouly. E dobbiamo dire che, leggendo queste righe non riconosciamo l'autore di L'ultima estate e Il Campo di Nessuno. Lo stesso Picouly ha comunque anche affermato di essersi stupito della reazione della direzione editoriale di Gallimard, cui Daniel Pennac propose questo titolo per la collana Série noir da lui diretta, e che lo rifiutò. "È vero che i miei personaggi sono mostruosi, ma lo sono per amore. Non uccidono per piacere, ma per passione". Una passione comunque negativa, distruttiva: non ci sono "buoni sentimenti", non c'è ottimismo, né aperture su un futuro migliore, non esiste innocenza, la storia non ammette vie d'uscita. Anche la morte segue il filo della vicenda, portata inevitabilmente da una scia di violenza e di torture. Héra, un'adolescente incinta di uno dei suoi professori, abortisce da sola nella toilette cercando di abbandonare il feto in modo compromettente per l'uomo, mentre suo fratello si vendica sulla moglie e la figlia del professore... ma non è solo questa la trama del romanzo, che conta molti altri protagonisti e che si ricompone lentamente, scoprendo le carte solo alla fine. C'è un ispettore tirocinante che indaga sulla morte di una donna in coma, probabilmente causata dalla figlia che potrebbe aver staccato l'apparecchio respiratore; c'è il Bestione, "un animale a sangue freddo, di quelli che non sognano mai"; c'è una certa madame Velnou, alla pensione Staroge...
Un Picouly con la forza dirompente di Aldo Nove e la drammaticità di Peppe Lanzetta. Ma qui non siamo in Italia, non è Napoli la città protagonista, e si nota la differenza. Siamo in una Francia illuminata dalla luce della follia, ma più che una realtà sembra un palcoscenico.


La luce della follia di Daniel Picouly
Titolo originale dell'opera: La lumière des fous

Traduzione dal francese di Annamaria Ferrero
Pag. 163, Lire 12.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli n. 1618)
ISBN 88-07-81618-0




Le prime righe

1


Che bolgia!
Il pienone di mezzogiorno. Un inferno al banco e in sala. La ressa, l'abboffata, e il chiasso a più non posso. Una gara a chi strilla, smandibola e sforchetta di più. Un brulicame cotto a pressione. Da non ritrovarci i propri denti di dietro, ammesso di averli ancora. Qui, a ciascuno la sua piccola fetta: un'ora da imbottire come un naso. Sniffa a tutto menu. La carta per i prìncipi. Ci si rimpinza la pancia e verrebbe da ruttare a bocca aperta ogni amarezza. Ma è già ora di sgombrare. Le sedie restano umidicce, le tovaglie fan fagotto al di sopra delle teste... Caldo lassù!... Le due cameriere s'infilano nella calca. Gli uomini si accalcano, per concedersi una dolcezza al passaggio... Una sfiorata di fortuna. Come un calvados non segnato sul conto dal padrone. Scioglie i grassi e lubrifica il commercio.
Una delle due donne è la padrona, l'altra ha le scarpe rosse... è Héra.
Di colpo, dietro la macchina del caffè, si porta le mani al ventre, come l'avessero beccata nuda. La tenda della doccia tirata... Gli stessi occhi stupiti, la stessa bocca, e il dolore che la sfigura. Una lama invisibile le squarcia le carni dal pube all'ombelico. Barcolla, manca il bicchiere di un cliente, si aggrappa... Già fatto il pieno, bella?... Si scusa... Il cliente ha sempre ragione!... Ma lo incenerisce con gli occhi, quel disgraziato. Lui riaffonda il muso nel suo piatto di verdure. Héra si appoggia allo spillatore. Con la fronte. Un po' di fresco. E il riflesso deformato del suo occhio sul rame.
"Allora, arriva la mia birra?"
Il ciccione con il berretto, che sbraita accasciato al fondo del bancone, attacca alla brodaglia il suo terzo doppio mento. Héra stringe i denti. Bruciore. E odore di prezzemolo, come dalle fabbricanti d'angeli. Sotto i jeans, un filo di sangue tiepido le cola lungo la gamba. Lo sente. Dev'essere dello stesso colore delle sue scarpe.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autore
Daniel Picouly è nato nel 1948 a Villemomble, alla periferia di Parigi. Undicesimo di tredici figli, di padre nero della Martinica e di madre bianca, laureato in economia, insegna in un liceo di Parigi. Tra il 1992 e il 1995, Picouly ha pubblicato quattro gialli, ma il vero successo è arrivato con Il Campo di Nessuno, definito dall'autore autobiografico, cui è seguito L'ultima estate. Tra gli altri libri pubblicati in Italia, Incubo pirata, Le lacrime del capo, La coppa del mondo non si farà, Il ragazzo leopardo.
Sulle pagine di Café Letterario potrete trovare anche un'intervista all'indirizzo http://www.librialice.it/cafeletterario/interviste/picouly.html


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 ottobre 2000