Giorgio Pestelli
Canti del destino
Studi su Brahms

"Con l'immagine di Tantalo incavernato si chiude il breve ciclo dei canti del destino di Brahms. Dopo più di un secolo il vecchio patriarca è ancora lì, sull'ultimo portale di quelle partiture a salvaguardia della loro concisione e riservatezza."


Le piace Brahms? Possiamo introdurre questo interessante saggio di Pestelli sul compositore tedesco che visse intensamente il Diciannovesimo secolo, parafrasando il titolo celeberrimo di un romanzo di Françoise Sagan (da cui all'inizio degli anni Sessanta l'omonimo film di Anatole Litvak con Anthony Perkins e Ingrid Bergman). Vi piace Brahms? Conoscete bene l'opera di questo discusso maestro? E i suoi forti legami con grandi autori come Hölderlin, Schiller o Goethe? Per scoprire quanto affascinante e intenso sia stato il lavoro creativo e compositivo di Brahms ecco questo Canti del destino, un libro "denso" e complesso. In realtà non si tratta di un testo "per tutti", è utile per comprenderlo appieno non solo una discreta conoscenza della storia della musica (e della letteratura), specie d'età romantica, ma anche un'infarinatura di teoria musicale. Ma al di là di questo c'è anche l'uomo Brahms ad emergere dalle pagine, attraverso epistolari, ricostruzioni di incontri ed eventi, parallelismi storici. Il musicista tedesco non ha avuto paura di confrontarsi con l'opera degli eccelsi scrittori che abbiamo citato, imponendosi il difficile compito di comporre una musica al medesimo livello dei loro testi. Al centro dell'analisi di Pestelli sono quattro composizioni: l'Alt-Rhapsodie (Rapsodia per contralto) per contralto, coro maschile e orchestra n. 53, lo Schicksalslied (Il canto del destino) op. 54, la Nänie (Nenia) op. 82, il Gesang der Parzen (Il Canto delle Parche) op. 89: tutte opere sinfonico-corali che, scritte fra il 1868 e il 1882, "vedono il maturo maestro affrontare ciò che di più impervio offra la poesia orfica", come scrive Mario Bortolotto sulle pagine de la Repubblica. Sono poche pagine musicali se rapportate all'intera opera del maestro ma, per il critico torinese, attraverso questi quattro lavori si può accedere al cuore dell'opera brahmsiana, ai suoi segreti: "l'uomo, le passioni, i delusi amori, la cosmica malinconia, il creatore, i debiti con Schumann o con Wagner", elenca Alberto Sinigaglia.
"Sentire l'idea greca del destino in modo troppo romantico non era l'errore che pareva ai critici eruditi - scrive Pestelli - ma l'impulso tutto interiore a conquistare alla musica nuovi spazi espressivi", spazi che possono essere percepiti solo se accompagnati da un'analisi approfondita come questa: un testo che diventerà indispensabile per la comprensione dell'opera di Brahms.


Canti del destino. Studi su Brahms di Giorgio Pestelli
Pag. XII-203, ill., Lire 38.000 - Edizioni Einaudi (Saggi n.833)
ISBN 88-06-14836-2




Le prime righe

I.

I. Un tipo particolare di difficoltà.


Col tempo gli autori difficili per novità d'invenzioni e audacia di scoperte diventano più facili; chi cammina con i piedi nel futuro prima o poi viene raggiunto e le sue opere continuano a essere interrogate per motivi che non hanno più molto da fare con quella originalità di partenza; anche le scoperte più rivoluzionarie diventano familiari quando l'epoca che le ha prodotte è diventata, come si dice, una totalità storica. Le rivelazioni più arcane dell'ultimo Beethoven o le novità più radicali della "musica dell'avvenire" non hanno impedito agli ultimi Quartetti o al Tristan und Isolde di divenire, cessato l'allarme lanciato dai primi ascoltatori, limpide verità del sentimento, certezze intimamente acquisite alla nostra coscienza: tanto è vero che sempre si sente la necessità di riscoprirle da capo per assicurarsene il possesso, per misurare ogni volta i mutamenti dei rapporti.
Le quattro opere di Johannes Brahms su cui sentiamo il bisogno d'intrattenerci in queste pagine, la Alt-Rhapsodie op. 53, lo Schicksalslied op. 54, la Nänie op. 82 e il Gesang der Parzen op. 89, restano ancora oggi, a più di un secolo dalla loro nascita, e forse resteranno sempre, "opere difficili"; di una difficoltà non dovuta a novità di scoperte, che allora si sarebbe già sciolta da un pezzo, ma congenita alla loro sostanza interiore; difficili perché frutto di un compositore dal temperamento complesso che si impegna su testi poetici complessi, varcando oltre le normali probabilità d'ispirazione di un liederista romantico. Nei suoi Lieder per voce e pianoforte Brahms sembrò prediligere i poeti minori, gli Hölty, i Groth, se non i minimi, come gli Halm, i Lemcke, più di tutti Georg Friedrich Daumer, oggetto di un amore guardato con indulgenza dai più istruiti fra gli amici di Brahms; oppure semplici traduzioni di canti popolari anonimi, nello spirito di Herder: poesie piane, univoche, alle quali la sua cultura e il suo gusto sapevano di poter aggiungere qualcosa con la musica; al proposito è comune citare una dichiarazione di Brahms, raccolta da George Henschel, in merito alla non musicabilità di testi poetici in se stessi compiuti; sulla convenienza dei contenuti da musicare esisteva d'altra parte un puntuale ammonimento di Hegel ("questo contenuto non deve essere a sua volta troppo concettuale e filosoficamente profondo, come, per esempio, le liriche di Schiller, la cui magnifica vastità di pathos oltrepassa l'espressione musicale di sentimenti lirici"); e tuttavia, nelle composizioni appena nominate, Brahms costruisce delle forme musicali partendo da ardui pensieri di Hölderlin, Goethe, Schiller depositati in testi poetici a sensi stratificati, spesso modellati sulle ellissi e accumulazioni dell'ode pindarica.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Giorgio Pestelli (1938) insegna Storia della Musica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino e di Genova. Figlio dello scrittore Leo Pestelli e nipote del compositore Luigi Perrachio, ha sempre cercato di mediare i significati della musica in rapporto agli altri linguaggi espressivi. Ha pubblicato studi sulla musica del Settecento e sul periodo classico e romantico, ha edito le Sonate di G.B. Platti e si è occupato di storia dell'opera e di storia della critica musicale. Tiene regolarmente cicli di conversazioni radiofoniche e collabora da oltre trent'anni con il quotidiano La Stampa; dal 1982 al 1985 è stato Direttore Artistico dell'Orchestra Sinfonica della Rai di Torino.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 ottobre 2000