Alicia Giménez-Bartlett
Giorno da cani

"Ho visto scene che mi hanno dato il voltastomaco: bambini abbandonati, suicidi appesi a una trave, giovani prostitute ammazzate di botte... be', ho sempre cercato di non lasciarmi commuovere troppo. È l'unico modo per non finire in manicomio."


Petra Delicado: una dura, una poliziotta preparata e capace, una protagonista, finalmente, al femminile. È lei l'alter ego letterario di Alicia Giménez-Bartlett, scrittrice di grande talento che ha creato trame vive, reali, costruite in modo così "naturale", spontaneo da sembrare cronache più che invenzioni. Tanto da essere lo spunto ideale per una fortunata serie televisiva spagnola. La vita di Petra è ricostruita nella sua quotidianità, osservata nei momenti privati, seguita nei pensieri più intimi. Alicia Giménez-Bartlett ha creato una protagonista sfaccettata e completa, operazione abbastanza inconsueta per un autore di libri polizieschi, e l'ha inserita in un contesto descritto con attenzione ai dettagli e ai particolari. La sua ispettrice vive a Barcellona, è stata sposata due volte e ora è una single piuttosto serena, determinata e decisa anche nei rapporti con gli uomini. Queste doti la rendono adatta a svolgere indagini spesso pericolose e difficili, raccontate in alcuni romanzi. Giorno da cani è il secondo di questi, scritto nel 1997.
"Un tale si è preso una manica di botte". Un caso come un altro, l'aggredito è in ospedale: un uomo di circa quarant'anni, non certo benestante, conciato molto, molto male. Non se ne conoscono le generalità, nessuno lo "reclama", lo cerca ("potremmo vivere cent'anni nello stesso buco e alla fine è come se non fossimo mai esistiti, nessuno ci ha mai visti in faccia!"). Così Petra Delicado e il suo vice Garzón devono arrabattarsi per capire chi realmente sia. Grazie a un'intuizione fortunata di Petra, un cane meticcio, abbandonato all'interno di un appartamento dal suo padrone, scomparso da giorni, riconosce l'uomo in ospedale dandogli così un'identità: Ignacio Lucena Pastor. L'ispettrice adotta momentaneamente il cane, per non abbandonarlo al canile, ma anche in previsione di una sua futura utilità per le indagini. Ribattezzato Spavento, Petra non può ancora sapere che diventerà il suo cane, perché Ignacio non sopravviverà. E neppure può al momento immaginare quanto importanti saranno proprio i cani in questa vicenda. Perché la sua indagine la porterà a scoprire che non solo l'attività del morto era legata strettamente alla compravendita di questi animali, ma che lo è stata anche la sua fine, seguita da altri assassinii. La aspettano giorni da cani in tutti i sensi, ma il meritato successo finale è garantito.


Giorno da cani di Alicia Giménez-Bartlett
Titolo originale dell'opera: Día de perros

Traduzione di Maria Nicola
Pag. 398, Lire 18.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n. 479 )
ISBN 88-389-1612-8




Le prime righe

1


Ci sono giorni che cominciano strani. Ti svegli nel tuo letto, riprendi conoscenza, metti un piede a terra, prepari il caffè... eppure, l'idea di futuro che ti vedi davanti supera lo spazio di una giornata. Senza guardare avanti, vedi. Poi, il minimo gesto comincia ad assumere lo stesso tono profetico e fatale. "Sta per succedere qualcosa", ti dici, ed esci di casa decisa a stare all'erta, sensibile, permeabile agli imprevisti, analitica con la realtà. Per esempio, quella mattina, una mattina apparentemente normale, incrociai sulla porta un'anziana vicina. Dopo avermi salutata, si avventurò in un monologo interminabile per finire col dirmi che la casa dove abito, a Poble Nou, era stata a suo tempo una casa d'appuntamenti.
Edotta di questo dato storico, rimasi per un bel pezzo a percorrere il mio domicilio con curiosità. Forse stavo cercando di captare qualche eco dei passati ardori consumatisi fra quelle pareti. Eppure, niente. Forse la ristrutturazione cui avevo sottoposto l'edificio era stata drastica; i muratori dovevano aver murato ogni lussuria e gli imbianchini imbiancato ogni vestigio carnale. Forse, cercando tracce dello scomparso lupanare, stavo esprimendo il desiderio inconscio di concedermi qualche allettante diversivo. Non c'era da stupirsi. Per ben due anni lavoro, lettura, musica e giardinaggio erano stati la mia unica distrazione. E non me ne preoccupavo neppure troppo giacché, dopo due divorzi, la noia ha il buon sapore della pace. Bene, comunque fosse, l'idea della passata esistenza di quel lupanare aveva smosso per la prima volta in due anni la mia consapevolezza, spingendomi a domandarmi se non avessi un po' esagerato con i miei desideri di solitudine.
Quello fu un primo segnale senza troppe conseguenza immediate sulla mia esistenza. È il destino ad assumersi ogni volta il compito di neutralizzare gli impulsi a una rivoluzione personale, e il mio destino lasciava intendere che sarei rimasta giudiziosa ancora per un pezzo. Smisi di farmi domande imbarazzanti su passioni trascorse, senza che la cosa mi costasse grande sforzo; anzi con gran facilità, grazie al fatto che tutte le mie energie erano assorbite dal lavoro. Mucchi di libri da classificare al Servizio Documentazione? Neanche per idea, questo non avrebbe potuto carpire la mia attenzione più dello stretto indispensabile. Si dava il fatto che al viceispettore Garzón e a me fosse stato affidato un nuovo caso. Questo giustificava la strana sensazione mattutina molto più del fantasma di una casa di tolleranza. Si trattava di un caso modesto, riconosciamolo, che però giunse a complicarsi al punto da trasformarsi in una faccenda strana, senza precedenti nella moderna storia investigativa.

© 2000, Sellerio Editore


L'autrice
Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) vive a Barcellona. È la creatrice della serie dell'ispettrice Petra Delicado, cui appartengono, oltre a questo Giorno da cani, Messaggeri dell'oscurità e Riti di morte.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




29 settembre 2000