Diego Marani
Nuova grammatica finlandese

"La memoria linguistica che il trauma aveva sradicato dal mio cervello rinasceva così altrove, in una parte diversa della mia mente, aiutata dalle impalcature del ragionamento, ma quasi spontanea come una lingua naturale."


Nuova grammatica finlandese è stato accolto dalla critica con grande entusiasmo, ma più che i giudizi, pur autorevoli, degli specialisti, quello che colpisce è l'unanime consenso avuto da parte di tutti coloro che hanno letto questo strano, intenso romanzo.
La finzione letteraria che vede in un manoscritto la fonte di un romanzo è, in questo caso, ben inserita in un testo che pone diversi narratori all'opera: una parte, in corsivo, è narrata in prima persona dal medico Petri Friari, colui che ha ritrovato il diario e che ha curato l'uomo che lo ha scritto, quando era rimasto gravemente ferito in guerra. Il romanzo infatti narra le vicende di un giovane che, dopo un lungo periodo passato in stato di coma, riprende coscienza, ma non l'uso della parola. Petri Friari, medico della nave su cui è ricoverato il ferito, deduce dalle iniziali scritte sul giubbotto da cui era coperto quando è stato ritrovato e da alcune reazioni del paziente, che l'uomo è finlandese (come lo è lui stesso), così ha inizio un'educazione linguistica che si trasforma piano piano in costruzione di una personalità del tutto fittizia.
Quell'uomo senza memoria e senza una lingua materna non riesce, neppure quando è rimandato nella supposta patria, a ritrovare se stesso. "La memoria come una lava cola sui ricordi conservandoli, sì, ma sottraendoceli per sempre", eppure come vorrebbe il giovane S. K. ritrovare dentro di sé qualche ricordo, come vorrebbe sentire familiare quella lingua che sta tenacemente apprendendo e dalla cui musica è spesso incantato, ma che avverte inesorabilmente estranea!
"Quante parole ci volevano per far vivere un uomo": infatti proprio le parole sembrano poter ricomporre quella vita. Solo però parole d'amore, dette con la spontaneità del sentimento lo avrebbero liberato. Ma quel ragazzo chiamato Sampo Karjalainen non può amare, non potendo conoscere e accettare neppure se stesso.
"In fondo viviamo nella speranza che il ricordo ritorni. Che si riveli presagio", ma la verità arriva troppo tardi ed è il medico ad esserne l'unico depositario e a testimoniarla al lettore. Sampo ha una sola raccomandazione da fare, concludendo quel diario: "Ti lascio la mia storia, lettore, perché tu ne faccia un ricordo. Io che non resterò nella memoria di nessuno, io che da vivo non sono esistito, potrò così morire sognando di essere ricordato."
Il tema della memoria si intreccia così nel romanzo a quello delle radici, ben identificate nella lingua naturale di ogni uomo, da cui è impossibile prescindere perché nessun essere vivente è senza storia, e se non si ha passato e non si hanno le parole dell'infanzia, non si può avere neppure futuro.
La Finlandia è per noi una terra lontana e sconosciuta, la sua lingua misteriosa: Marani ce ne fa intuire il fascino e assaporare la semplice, naturale dolcezza. Questo grazie alla riflessione che viene indicata al lettore su quello che il linguaggio può significare nella coscienza individuale, proponendo un nuovo modo di concepire il radicamento in un luogo e il concetto stesso di patria.


Nuova grammatica finlandese di Diego Marani
Pag. 206, Lire 25.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-4439-3




Le prime righe

Prologo


Il mio nome è Petri Friari, abito ad Amburgo, al numero 16 della Kaiser-Wilhelmstrasse ed esercito la professione di medico neurologo presso l'ospedale universitario.
Ho trovato questo manoscritto il 24 gennaio 1946 in un baule dell'ospedale militare di Helsinki, assieme ad una casacca da marinaio, un fazzoletto con il ricamo delle iniziali
S. K., tre lettere, un volume del Kalevala e una bottiglia vuota di koskenkorva. È scritto in un finlandese accidentato e scarno, spesso sgrammaticato, raccolto in un quaderno scolastico dove alle pagine di prosa si alternano liste di verbi, esercizi di grammatica finlandese e ritagli dell'elenco telefonico di Helsinki. Alcune pagine sono illeggibili, altre riportano soltanto sequenze di parole senza alcuna logica apparente, disegni, nomi stranieri, titoli ripresi dall'"Helsingin Sanomat". Spesso la narrazione è svolta utilizzando brani ricopiati da giornali, ripetuti ogni volta che una situazione analoga si ripresenta e integrati con altri, dei più svariati registri linguistici. La mia conoscenza dei fatti che hanno ispirato questo memoriale mi ha permesso di ricostruire la storia che racconta, di riscriverla in una lingua corretta e restaurarne il contenuto. Spesso ho dovuto intervenire profondamente sul testo, aggiungendo brani di mio pugno per collegare vicende rimaste slegate. Aggettivi abbandonati a margine, sostantivi declinati con insistenza nei casi più complicati della lingua finlandese tracciavano i contorni di una storia a me ben nota. Ho così potuto far raccontare a queste pagine quello che si sforzavano invano di dire. Con il bisturi della memoria ho inciso parole che erano piaghe, facendone scaturire dolori che credevo guariti. Poiché sono stato testimone di molti dei fatti e dei dialoghi qui riportati, ho potuto ricomporli con fedeltà. In quest'opera mi è stato prezioso l'aiuto della signorina Ilma Koivisto, infermiera del corpo sanitario militare, che come me ha conosciuto l'autore di queste pagine.
Il lettore non cerchi in questo memoriale la precisione degli eventi storici, né il rigore dell'osservazione scientifica. Esso narra soltanto un'incredibile vicenda umana. Se ventotto anni dopo esserne fuggito sono ritornato a Helsinki, è soltanto per ritrovare l'uomo che, a causa di un crudele equivoco, ho involontariamente scagliato verso un destino non suo. Ma di lui non resta che questo quaderno. Tormentato dal rimorso, mi sono messo a dipanare la confusa matassa del manoscritto, per restituire a chi lo scrisse almeno l'omaggio del ricordo. E forse per ricostruire attraverso altri occhi la mia stessa storia, la mia stessa identità.


© 2000, RCS Libri


L'autore
Diego Marani è nato a Ferrara nel 1959. Lavora come traduttore principale e revisore presso il Consiglio dei ministri dell'Unione europea a Bruxelles. Ogni settimana, su un quotidiano belga e uno svizzero, tiene una rubrica di attualità e commenti internazionali scritta in una lingua artificiale di sua invenzione, l'Europanto - un gioco brillante, una provocazione contro l'integralismo linguistico, di cui si sono occupati molti giornali europei. In Europanto ha pubblicato in Francia la raccolta di racconti Las adventures des inspector Cabillot.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 settembre 2000