Jean Echenoz
Me ne vado

"Poi Ferrer, tornato in bagno, si lavava i denti fino all'emorragia senza mai guardarsi allo specchio, lasciando però scorrere inutilmente dieci litri di acqua municipale fredda."


Vincitore del premio Goncourt 1999, uno dei più prestigiosi riconoscimenti francesi, Echenoz è un autore che l'Italia ha "scoperto" recentemente, ma che sicuramente potrà catturare l'attenzione di molti lettori. Perché la sua scrittura è avvolgente e intensa, le sue storie sono storie comuni e straordinarie al tempo stesso e le sensazioni che descrive sono quelle di tutti, ma che "riscritte" dalla sua penna sembrano eccezionali, sin quando non le metabolizziamo e le riconduciamo alla nostra comune esperienza.
Félix Ferrer, protagonista del romanzo, è un uomo che fugge. Dall'amore finito, dalle donne, dalla città noiosa, dalla creatività esaurita. Proprietario di un atelier usato inizialmente come luogo d'esposizione per i propri lavori e poi come semplice galleria per organizzare la vendita delle opere d'arte altrui, Ferrer trascorre lì le proprie giornate. Il locale è descritto "sempre in ritardo di parecchi aspirapolvere ... sembrava una tana da scapoli, il nascondiglio di un fuggitivo braccato, un lascito abbandonato a se stesso mentre gli eredi si azzuffano", un luogo ideale per rifugiarsi, per nascondersi, per sfuggire dal resto del mondo. Al di là dell'atelier c'è la salute, non proprio brillante, con un piccolo infarto alle spalle e la necessità di smettere di fumare "così, se prima la sua vita punteggiata di Marlboro era come arrampicarsi su una corda a nodi, da quel momento, senza più sigarette, per salire Ferrer deve aggrapparsi all'infinito alla stessa corda, ma questa volta liscia". Aggrapparsi a una corda e salire verso cosa? L'importante è andarsene. Alla ricerca di un tesoro, ad esempio, quello trasportato da un piccolo cargo, il Nechilik, incagliatosi nel 1957 tra i ghiacci del circolo polare e mai più recuperato. Un tesoro in pellicce e rarissime antichità regionali, opere d'arte paleobaleniera, zanne di mammut scolpite, oggetti magici e funerari anche in avorio, maschere, teschi... La possibilità di diventare ricchi in un momento, ma anche l'occasione di mettersi nei guai. Altre donne incontrerà Ferrer, altre case, nuovi artisti per la galleria e qualche cliente, ma la frenesia di fuga non lo abbandonerà. Con la battuta "me ne vado" si apre e si chiude il romanzo, sancendo ufficialmente il suo genere, se così si può dire: un romanzo di addii, sulla fuga e sul destino.


Me ne vado di Jean Echenoz
Titolo originale dell'opera: Je m'en vais

Traduzione di Stefana Paganoni
Pag. 166, Lit. 20.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n.135)
ISBN 88-06-15505-9




Le prime righe

Capitolo primo

Me ne vado, disse Ferrer, ti lascio. Ti lascio tutto ma vado via. E mentre lo sguardo di Suzanne, perso sul pavimento, si fissava senza motivo su una presa elettrica, Félix Ferrer abbandonò le chiavi sul tavolino dell'ingresso. Poi si abbottonò il cappotto prima di uscire chiudendo piano la porta della villetta.
Una volta fuori, Ferrer, senza uno sguardo per l'auto di Suzanne, i cui vetri appannati tacevano sotto i lampioni, s'incamminò verso la stazione di Corentin-Celton, a seicento metri di distanza. Verso le nove di sera di una prima domenica di gennaio, il vagone del metrò era semideserto. Non più di una decina di uomini solitari come Ferrer sembrava essere diventato da venticinque minuti circa. In condizioni normali sarebbe stato felice di trovare un'isola vuota di sedili posti faccia a faccia, come un piccolo scompartimento tutto per lui, configurazione che sul metrò era la sua preferita. Quella sera non ci pensava neppure, distratto ma meno impensierito del previsto dalla scena che si era appena svolta con Suzanne, donna dal carattere difficile. Aveva immaginato una reazione più dura, grida frammiste a minacce e insulti pesanti, e ora si sentiva sollevato ma in qualche modo contrariato da questo sollievo.
Aveva appoggiato sul sedile accanto una valigetta contenente soprattutto il necessario per la toilette e un po' di biancheria di ricambio, e all'inizio aveva guardato fisso davanti a sé decifrando meccanicamente pubblicità di pavimenti, proposte immobiliari e annunci per cuori solitari. Più tardi, tra Vaugirard e Volontaires, Ferrer aprì la valigetta e tirò fuori il catalogo di un'asta di opere d'arte tradizionale persiana che sfogliò fino a Madeleine, dove scese.
Intorno alla chiesa della Madeleine, ghirlande elettriche sostenevano stelle spente nel cielo di strade ancor più vuote del metrò. Le vetrine addobbate dei negozi di lusso ricordavano ai passanti assenti che si poteva sopravvivere ai festeggiamenti di fine anno. Solo dentro il suo cappotto, Ferrer girò intorno alla chiesa verso un numero pari di rue de l'Arcade.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Jean Echenoz è nato a Orange nel 1947. Stimato da sempre dalla critica, ha vinto con questo romanzo il Premio Goncourt raggiungendo un grande successo di pubblico.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 settembre 2000