Geoff Dyer
Paris Trance

"Niente del passato ha valore. La felicità non puoi immagazzinarla. Il passato non conta. Ci torni sopra, ma non dentro. Cosa ci guadagni a sapere che una volta sei stato seduto in macchina con degli amici a indovinare nomi di cinema."


Parigi, la giovinezza, l'amore: temi dominanti di un romanzo che ha echi di altre prove letterarie e di altri autori. Parigi è una città che evoca la letteratura, la trasgressione e l'arte. La giovinezza è il magico momento della passione incondizionata, libera e senza limiti. Questi sono gli ingredienti appunto di Paris Trance e, probabilmente, della vita stessa del suo autore. Infatti il romanzo nasce dall'esperienza personale di Dyer, autore irrequieto e vagabondo che riversa molte delle sue esperienze di vita e di studio nelle proprie opere. I grandi modelli a cui fa riferimento sono Hemingway e soprattutto il Fitzgerald di Tenera è la notte. Chiaramente c'è un'attualizzazione dell'ambiente e della psicologia dei personaggi e, questa è la prima sensazione che si ha accostando i due romanzi, il clima che si respira è di certo meno drammatico, meno carico di quel senso di sconfitta e di perdizione che la grande produzione di Francis Scott Fitzgerald ha offerto ai lettori. E non solo perché il modo di "perdersi" si è modificato, ma perché in Dyer i personaggi non si "perdono" davvero, non si distruggono. Alla devastazione provocata dall'alcol qui è sostituita qualche birra di troppo e l'uso ben controllato di droghe; l'amore non è la fuga verso una felicità negata e la speranza (perennemente sconfitta) di dare senso al vivere, quanto l'ebbrezza di una passione, ancora vagamente adolescenziale, che per immaturità è troncata dal protagonista, ma che per gli altri personaggi finirà col trasformarsi nella realtà, forse borghese, ma rassicurante, di famiglia e di figli. La mondanità nel romanzo è rappresentata dalle classiche feste giovanili, ma molto più spesso dalla visione di noti film della cinematografia internazionale d'autore ("i francesi vanno sempre al cinema").
È lo stesso Dyer a indicare la parentela tra il suo romanzo e quello di Fitzgerald, ma penso sarebbe più opportuno leggere Paris Trance in sé, come opera di uno scrittore dell'ultima generazione, ottimo specchio di un universo giovanile un po' frastornato, cosmopolita e capace di vivere solo alla giornata, nel modo più intenso possibile.
La storia è quella di due coppie di ragazzi che si incontrano a Parigi, si amano appassionatamente e vivono amicizia e amore in assoluta libertà. A narrare la vicenda è Alex (che si innamora di Shara quasi contemporaneamente alla nascita del rapporto dell'amico Luke con Nicole) che ripercorre, nel ricordo, quegli anni di passione e di gioco, di spensieratezza e di speranze destinate, soprattutto per Luke, al fallimento. In realtà il pretesto che aveva portato a Parigi il ragazzo inglese, cioè scrivere un libro sulle orme di Hemingway e di Fitzgerald, era già vago in partenza (neppure lui ci credeva davvero), così la sconfitta più generale che lo attende è quasi la naturale conseguenza del periodo di totale smarrimento dei sensi e di passione irrefrenabile che attraversa con Nicole, la deliziosa e confusionaria ragazza bosniaca che incontra per caso e di cui subito s'innamora, per poi lasciare senza una vera ragione.
Un autore irrequieto che nelle diverse prove confessa qualcosa di sé e del suo mondo. Un romanzo che sa abilmente muoversi tra momenti di forte erotismo e una sottile riflessione interiore, lo studio dei caratteri e lo specchio di una realtà giovanile confusa, utilizzando un linguaggio duro e diretto, estremamente efficace.


Paris Trance di Geoff Dyer
Traduzione di Giovanna Granato
Pag. 287, Lire 31.000 - Instar Libri
ISBN 88-461-0033-6



Le prime righe



Quando Luke venne a Parigi per scrivere quello che, nei suoi ambiziosi e ingenui propositi, doveva essere un libro sulle proprie esperienze di "esiliato", aveva ventisei anni ("una bella età per un uomo", a sentire Scott Fitzgerald). Per quanto ne so io, il romanzo non fece mai progressi, e Luke lo abbandonò - se si escludono rari sprazzi d'entusiasmo alcolico - l'istante stesso in cui si affacciò al tipo di vita che gli avrebbe fornito il materiale per una prima stesura. Al tempo del nostro incontro ai Magazzini Garnier il libro aveva raggiunto la dignità di un passaporto o di un permesso di soggiorno: qualcosa che, autorizzandolo a lasciare un Paese per un altro, aveva ormai assolto la sua funzione e poteva essere, se non buttato via, certo messo in un cassetto e dimenticato. Così ora spetta a me raccontare la sua storia, o almeno il capitolo che conosco meglio. Di fatto la nostra storia, perché ripercorrendo questa fase della vita del mio amico cercherò di rendere conto pure della mia, del mio bisogno di credere che se da un lato c'era qualcosa in lui che lo spingeva a fuggire da tutto ciò che più amava e più lo rendeva felice, dall'altro è la sua vita - e non la mia - a risultare esemplare, ammirevole, perfino invidiabile.
Gli episodi che riferirò riguardano soltanto una manciata di persone, e con ogni probabilità non interesseranno che a loro. Anche perché "storia" è quasi sicuramente la parola sbagliata. Ciò che fa di una serie di episodi una storia è del tutto assente nelle pagine che seguono. E forse il motivo che m'induce a preservare gli eventi così come si sono svolti - non saprei fare altrimenti - è lo stesso che impedisce loro di trasformarsi in una storia.
Luke giunse a Parigi in un momento terribile, metà luglio, quando la città si prepara a chiudere per ferie. A detta dei parigini è il periodo migliore dell'anno - è più facile parcheggiare (dopo un po' che stai in una città il parcheggio diventa il tuo unico pensiero) - ma per un nuovo arrivato è il peggiore. In giro non si vedono che turisti e quelli cui tocca occuparsene. Moltissimi negozi e ristoranti erano già chiusi e i pochi miracolosamente aperti tiravano giù le serrande ben prima del solito. Luke aveva affittato un orrendo appartamento nel Primo Arrondissement. Sulla carta sembrava perfetto: in pieno centro, a due passi dal Louvre, dalle Arcades e dai più famosi luoghi d'interesse turistico.

© 2000, Instar Libri


L'autore
Geoff Dyer, è nato nel 1958 e ha compiuto i primi studi a Cheltenham. Laureatosi a Oxford, ha vissuto a Londra, poi ha iniziato i suoi lunghi viaggi e una vita errabonda: Stati Uniti, Italia, Francia. Dalle molteplici esperienze e sollecitazioni (letterarie, musicali, cinematografiche), ha tratto ispirazione per i suoi vari libri, di cui ricordiamo: Brixton Bop, In cerca, Natura morta con custodia di sax.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




15 settembre 2000