Christine Falkenland
La mia ombra

"A volte quando ero annoiata adescavo i cani a mangiare, dalla mia mano, cioccolatini ripieni di pepe bianco. Era divertente vederli sbuffare sconcertati. Era così facile ingannarli. Si lasciavano beffare ogni volta."


Ambientato all'inizio del secolo (nel corso del racconto si cita l'epidemia di spagnola che flagellò non solo la Svezia ma l'intera Europa nel 1918) La mia ombra è in realtà un romanzo "senza tempo" costruito sui sentimenti e sui ricordi, una storia che si connota via via sempre più in modo drammatico, sviluppando la narrazione su due piani paralleli, quello della contemporaneità e quello della memoria.
Rakel, la voce narrante, è una donna sfortunata che in seguito a un incidente avvenuto nel corso della sua adolescenza è diventata claudicante. Circondata da cani, suoi perenni compagni di vita, e impegnata nel gioco delle carte con lunghi e tristi solitari "che non riescono quasi mai", Rakel sembrava aver "deciso di voltare le spalle al mondo prima che il mondo le voltasse a me. Era mero istinto di sopravvivenza". Ma sul suo cammino arriva Georg Veber, un corpulento signore attempato e vedovo, esportatore di pesce, con una figlia grande e bella, ritratto della madre morta. Georg e Rakel si sposano e vanno a vivere nella casa di lui, su un'isola svedese. Subito si tratteggia il difficile rapporto di Rakel con Oline, la donna di servizio che già prima del suo arrivo lavorava a casa di Georg. E poi, inevitabilmente, arriva l'odio per Viola, la prima moglie scomparsa, la cui presenza, la cui ombra sempre aleggia nella casa, rendendola gelosa, insofferente, scostante anche con il marito, di cui sembrava all'inizio comprendere lo sconforto e la sofferenza per la morte di quella donna. Cornelia, la figlia così somigliante all'ingombrante e forte figura della madre, e il figlio di lei Paul, saranno le "vittime" dell'insoddisfazione e delle frustrazioni di Rakel. La capacità di intervenire nella vita degli altri, la voglia di pilotarla e dirigerla verso i suoi desideri, anche quelli più difficili da confessare, è la maggiore dote di questa donna, quella che metterà a frutto negli anni, senza tuttavia provare mai gioia o soddisfazione in questo.
Una filosofia di vita pessimistica ma rassegnata, "quando si è giunti al punto in cui la strada percorsa è più lunga di quella che rimane, si deve continuare", è espressa dall'autrice con una scrittura molto semplice, quasi scarna, composta da periodi brevi e frasi che colpiscono come frecce. La parola che ricorre maggiormente è "ricordo" (ricordo quando Paul era piccolo, ricordo un rumore, ricordo un odore, ricordo una sensazione...) perché La mia ombra è un romanzo di memorie nelle fredde terre svedesi.


La mia ombra di Christine Falkenland
Titolo originale dell'opera: Min skugga

Edizione italiana a cura di Alberto Criscuolo
111 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN 88-317-7264-3



Le prime righe



Avevo quindici anni quando caddi dal secolare, imponente albero al crocevia della strada maestra.
Il mio corpo porta il ricordo delle temerità infantili.

Ho sognato di nuovo.
Sognai che cadevo, cadevo molto lentamente. Avevo la mente lucida. Sentivo il viso graffiato dai rami.
Non ricordo esattamente com'ero prima di cadere dall'enorme quercia, straordinariamente nodosa, ma che dopo fossi diversa è fuori d'ogni dubbio. Come se mi venisse tolto un velo dagli occhi. Mi sembrò di vedere tutto più chiaro, o forse dovrei dire chiarito. Un taglio diverso delle cose, un contorno più nitido. Forse anche una distanza, ma con tutti i dettagli e la sensibilità di un buon cannocchiale.
Giacevo supina nell'erba tra il campo e la strada maestra, con il piede sinistro piegato sotto il corpo. Non era fastidioso. Fissavo inerte le nuvole solcare il cielo, sagome ritagliate, e sentii qualcuno gridare: "Rakel! Rakel!"
Per certi versi la caduta fu una seconda nascita. Il mio destino cambiò direzione.

Caesar, uno dei nostri alani, abbaiò agitato su dalla casa. Mi accorsi all'improvviso che Major stava fermo e ansante su di me. Dagli angoli della bocca pendevano gocce di saliva che poi si staccavano cadendo sul mio viso. La sua lingua, enorme e muscolosa, ciondolava dalla bocca. Cominciò a guaire quando lo guardai negli occhi. Poggiò su di me la sua zampa calda e robusta. Mi venne subito in mente che Major una volta, senza preavviso, aveva stroncato con un morso un barboncino color caramello.

© 2000, Marsilio Editori S.p.A.


L'autrice
Christine Falkenland, acclamata dai critici come "la principale voce tra i giovani romanzieri svedesi degli anni '90", è nata a Smögen, a nord di Göteborg, nel 1967 e vive tra Stoccolma e l'Austria. È autrice di quattro raccolte di poesie e di due romanzi. La mia ombra ha ottenuto il prestigioso premio svedese "Nils Ferlin" ed è il suo primo libro tradotto in Italia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




15 settembre 2000