Amos Oz
Lo stesso mare

"Il fantomatico narratore chiude la penna e scosta il quaderno. È stanco. La schiena poi. Si domanda donde gli sia schiodata una storia così, bulgara e a Bat Yam, in righe sincopate quando non, a tratti, in strofa."


L'autore è stato definito un "classico vivente", questo libro un "romanzo epocale per struttura e forma", "un distillato di romanzo", un libro "che contiene tutto quanto è oggi Israele". Definizioni che innalzano Amos Oz, ormai un decano della narrativa (e saggistica) israeliana, al livello dei maestri della letteratura contemporanea.
Impegnato nella pacifica battaglia per la riconciliazione fra israeliani e palestinesi, e voce attiva contro il genocidio ovunque esso si verifichi e chiunque coinvolga, Oz è stato uno dei leader del movimento "Peace Now" sin dalla sua fondazione nel 1977. I suoi articoli sono apparsi sui maggiori quotidiani internazionali e la sua opinione è tra le più ascoltate in materia di pacificazione e di equilibri tra i popoli mediorientali.
Anche per questo motivo Oz ha affascinato i lettori giunti da tutt'Italia per sentire la sua conferenza al Festivaletteratura di Mantova. Del resto è considerato un maestro in patria, studiato e imitato come un autore classico e rappresenta un modello al quale le giovani generazioni di scrittori tendono a rapportarsi: un paradosso del tutto particolare che vede molti autori israeliani viventi diventare punto di riferimento "storico" per la letteratura.
Lo stesso mare (il mare è il Mediterraneo, ma anche, metaforicamente, il mare della vita) è il compimento estremo della sua opera, un racconto che è poesia, un libro difficile da definire e da classificare. "Vorrei che i lettori gli cambiassero scaffale ogni settimana - ha affermato lo stesso Oz in un'intervista di Enrico Franceschini - mettendolo talvolta vicino ai romanzi, tal altra vicino alla poesia."
La prosa ricercata, accurata di Oz, il suo lavoro di "concentrazione" della scrittura porta il lettore a non trascurare anche i più sottili, esili dettagli. Forse proprio in essi si nasconde la spiegazione del tutto. Del resto la sua narrazione complessa racchiude molti racconti e mette in gioco il ruolo stesso dello scrittore, che partecipa alla storia entrando in essa. E nel suo entrare incontra un figlio che non riesce a comunicare con il padre e parte per il Tibet per cercare qualcosa di indefinito; una madre-moglie morta di cancro; un amore che nasce e si sviluppa quasi inevitabilmente ma che non viene corrisposto, tra un padre e una giovane donna; l'impossibile passione tra un uomo e il personaggio di un racconto... Il lettore trova prosa e poesia, dialoghi e descrizioni, ma soprattutto parole mai casuali, il risultato di un lavoro linguistico complesso ed evidente.
I suoi venti libri costituiscono una lettura indispensabile per tutti coloro che desiderano capire la vita quotidiana di Israele, la mentalità di persone prima sradicate poi ritornate improvvisamente al passato. Ma anche le lacerazioni del popolo ebraico, il senso di un'identità, la difficoltà di sentirsi veramente liberi e sicuri in una patria "nuova": dalla banale difficoltà di adattarsi a un clima particolare fatto di caldo e di freddo, d'acqua e deserto, alla fatica di mediare culturalmente con i propri vicini dentro e fuori i confini della patria.
Parte del successo in Italia di Oz (come di molti altri autori di lingua ebraica) è merito anche della traduzione di Elena Loewenthal. Un lavoro palesemente articolato e difficile che merita di essere ricordato.


Lo stesso mare di Amos Oz
Titolo originale dell'opera: Oto Ha-Yam - The Same Sea

Traduzione dall'ebraico di Elena Loewenthal
Pag. 236, Lire 29.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori/Feltrinelli)
ISBN 88-07-01578-1




Le prime righe

Gatto


Non lontano dal mare, in via Amirim, vive da solo un certo signor Albert Danon. Adora le olive e i formaggi salati. È un uomo gentile, di mestiere ragioniere. Qualche tempo fa - era mattina - un cancro alle ovaie si è portato via sua moglie Nadia. Ma ne ha lasciato i vestiti, una toeletta, tovagliette finemente ricamate. L'unico loro figlio, Enrico David, è andato a salire la china in Tibet.

Bat Yam: qui è una mattina d'estate calda e madida, ma già sera su quelle montagne. Una foschia bassa striscia fra i crepacci e un vento stridulo geme come bestia. Luce che muore e più muore più assomiglia a un brutto sogno.

Ora il sentiero si biforca: una via è ripida, l'altra piana. Eppure la carta non segna bivio alcuno. Visto che la sera avanza e il vento sferza con una grandine cattiva, Rico deve scegliere d'istinto se imboccare la via più breve o quella più facile.

Sia quel che sia, comunque il signor Danon s'alzerà e per ora spegnerà il computer. Poi andrà all'angolo della finestra: fuori in cortile un gatto sta sul muretto. Scorge una lucertola: non ha pietà alcuna.

Usignolo

Nadia Danon: poco prima di morire un usignolo su di un ramo l'aveva svegliata. Erano le quattro di mattina, prima ancora che fosse luce: Narimi narimi diceva l'usignolo.

Che cosa sarà di me quando morirò? Sarò suono o sentore? Forse nulla di questo. Ho iniziato una tovaglietta. Chissà se riuscirò a finirla. Il dottor Pinto è ottimista: quadro stabile, dice. Forse la sinistra un po' meno bene, ecco. La destra pulita. Le lastre parlano chiaro. Guardi lei stessa: nessuna metastasi.

Quattro di mattina prima che sia luce: Nadia Danon comincia a ricordare. Formaggio di capra. Un bicchiere di vino. Uva. Fiato di sera lento sui colli a Creta, sapore d'acqua fresca, un pino che stormisce, un'ombra di montagne che si posa su tutta la pianura. Narimi Narimi cantava l'usignolo, laggiù. Ora mi siedo e ricamo. Prima che sia mattina avrò finito.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autore
Amos Oz è nato a Gerusalemme nel 1939. È uno dei più grandi scrittori di Israele. Le sue opere sono state tradotte in ventotto lingue e hanno ottenuto moltissimi premi internazionali. È sposato, ha due figlie e un figlio e vive ad Arad, in Israele. Tra i libri pubblicati in Italia: Conoscere una donna, Michael mio, Soumchi, Una pantera in cantina e il saggio In terra d'Israele.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




15 settembre 2000