La biografia
La bibliografia


Giuseppe Pontiggia
Nati due volte

"Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza."


C'è chi, sfortunato quando nasce, può però avere una seconda occasione di nascita. Se la prima è spesso legata al caso ed è del tutto insondabile (laddove non ci siano responsabilità precise dei medici), la seconda dipende interamente dalla famiglia e dalla realtà che circonda il disabile.
Questa tematica, al centro dell'intenso romanzo di Giuseppe Pontiggia, diventa per ogni lettore un momento di riflessione e un'analisi del proprio rapporto con questo universo così vicino e così distante nello stesso tempo.
L'esperienza umana dello scrittore, il cui figlio è disabile, di certo ha arricchito di emozioni Nato due volte, non perché vi siano trasferiti elementi autobiografici spiccioli, quanto per la capacità di penetrazione nella psicologia del protagonista-narratore, il padre del ragazzo malato, e per la conoscenza di tutti gli ostacoli e le difficoltà, soggettivi e oggettivi, che una famiglia in questa situazione trova davanti a sé.
Il momento della nascita, generalmente un momento di gioia, si trasforma di minuto in minuto in un incubo. Alla leggerezza dei medici, alla superficialità e alla mancata professionalità può essere imputata la tragedia che piomba su un nucleo familiare, già piuttosto in crisi. E il giovane professore, che si ritrova al centro di un uragano di sentimenti, aggiunge ai tormenti oggettivi un profondo senso di colpa: durante la gravidanza della moglie ha avuto un rapporto extraconiugale che forse l'ha distratto, il travaglio stesso che ha preceduto il difficile parto non l'ha visto attento e attivo in modo da arginare la spavalda leggerezza del ginecologo. Così quando sarà chiaro che il bambino sarà portatore di un grave handicap, il padre dedicherà a questa creatura in difficoltà tutte le sue energie morali e intellettuali.
Anche i vari specialisti a cui i genitori di Paolo, è questo il nome del bambino, si rivolgono daranno spesso risposte contraddittorie, e solo uno, tra i tanti, mostrerà umanità nel rapporto e sincerità nella diagnosi, così da non illudere, ma neppure deprimere chi ha la possibilità di far "nascere una seconda volta" il proprio figlio.
Questo vale in modo particolare per chi, pur gravemente disabile nel corpo, ha però un normale (riesce difficile usare questo termine che appare talvolta insensato) quoziente intellettivo. E ogni atto, ogni gesto di autonomia sarà una conquista del bambino e dei suoi genitori, ogni momento di felicità un traguardo raggiunto, ogni contatto col mondo una battaglia vinta.
Particolarmente difficile è l'inserimento nel mondo "istituzionale" di chi ha difficoltà: drammaticamente eloquente è il capitolo dedicato all'ingresso nella scuola elementare, sancito dalla legge, spesso disatteso nei fatti.
Così la laida figura del direttore didattico diventa quasi un "modello" di tutti coloro che cercano di sfruttare le situazioni di debolezza altrui a proprio vantaggio.
Giorno dopo giorno, barriera dopo barriera da superare, il ragazzo arriva alle superiori e, nel romanzo, diventa sempre più il vero protagonista. Ha difficoltà a parlare, così riesce a sintetizzare in poche battute, spesso taglienti, il proprio pensiero. Ha piena consapevolezza della propria situazione, non autocommiserazione, ma l'amara sensazione di essere spesso solo, se non deriso, e di avere comunque come interlocutore privilegiato il padre. Anche i coetanei possono essere crudeli, se lo stesso fratello, di pochi anni maggiore, nutre nei suoi confronti una umana gelosia, in quanto oggetto privilegiato d'amore dell'intera famiglia. Però Paolo non si scoraggia e conquista un ruolo, ottiene rispetto, ha il coraggio di esporsi e, non negando né a sé né agli altri la propria diversità, di vivere una vita sociale. Infatti è più saggio del padre che arriva alla piena accettazione della realtà solo dopo anni di tormento. Così il romanzo riesce a non essere sempre drammatico, spesso anzi è ricco di ironia, quasi divertente: questo è il grande merito dell'autore che, pur trattando un tema così toccante, non cade mai nel patetico e nel commiseratorio. Prevale semmai il tono duro, il dolore chiuso, la rabbia impotente, mai separata però dalla volontà di superare, per quanto è possibile, gli ostacoli, soprattutto quelli che la società frappone tra il critico punto di partenza e gli obiettivi possibili da raggiungere.
Oggi esiste una nuova sensibilità diffusa su questo tema e anche le nuove tecnologie permettono alle famiglie dei disabili di non sentirsi così sole, come il libro denuncia, ad esempio Internet permette di unire voci lontane, comunicare esperienze, e trovare informazioni preziose soprattutto per chi è meno "attrezzato" economicamente e culturalmente. Se si consultano alcuni siti di associazioni di volontariato, come http://www.accaparlante.it/cdh-bo/handicapinrete/index.htm, o http://www.disabili.com, è possibile venire a conoscenza di varie risorse presenti nella Rete sull'handicap, riferimenti davvero utili per chi vive questo problema troppo spesso in dolorosa solitudine.



Nati due volte di Giuseppe Pontiggia
Pag. 232, Lire 29.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-48411-X

Di Grazia Casagrande



le prime pagine
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Scale mobili


La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spariscono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che circola lentamente nel brusio.
"Ti piace?" gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
"Sì" risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro, sentendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di ferro scompaiono nella feritoia, si arrovescia con le spalle.
"Non avere paura!" gli dico, sollevandolo a fatica perché non inciampi.
Si posa, con le gambe rigide, i piedi tesi, sulla moquette oltre la piastra metallica. Riesce a non cadere. Cammina. Mi guardo intorno, asciugandomi la fronte con il palmo della destra. Una signora ci guarda accigliata vicino a un ombrellone giallo, piantato in un rettangolo di sabbia che simula una spiaggia. Anch'io la guardo, sono stanco delle persone che ci guardano. Ma ecco che lancia un grido, portandosi la mano alla bocca, mentre si sente un tonfo pesante. Paolo è caduto su un fianco e ora, troppo tardi, si volta sul dorso, come gli è stato insegnato. Ha il viso contratto dal dolore, le palme inutilmente aperte sul pavimento.
"Ti sei fatto male?" gli sussurro, piegandomi su di lui.
Mi fa segno di no.
Lo aiuto a rialzarsi, puntandogli i piedi contro i miei e tirandolo per le braccia.
Una piccola folla, occhi di curiosità sgomenta, ha fatto il vuoto intorno a noi e si ritrae per lasciarci passare.
"Non è niente" dico.
Lo sorreggo per alcuni passi.
"Va meglio?"
"Sì."
Gli indico, tra piccole palme dentro vasi di argilla, un bar riparato da un tetto spiovente di canne, contro un mare blu di cartone.
"Vuoi che beviamo qualcosa?"
"Sì."
Ci sediamo a un tavolo di legno greggio, su panche rustiche. Vicino a noi un padiglione a forma di enorme squalo spalanca le fauci per racchiudere articoli di pesca. Guardo i suoi denti aguzzi che ci sovrastano in alto.
Sono stremato e infelice.
Gli chiedo:
"Vuoi una coca-cola?"
"Sì."
Gli reggo il bicchiere mentre beve.
Quando ci rialziamo, gli dico:
"Cammina bene. Sta' attento."
Lui procede ondeggiando come un marinaio ubriaco. No, come uno spastico.
Si volta per dirmi con la sua voce stentata:
"Se ti vergogni, puoi camminare a distanza. Non preoccuparti per me."


© 2000, Arnoldo Mondadori Editori

biografia dell'autore
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Giuseppe Pontiggia è nato a Como nel 1934. Dopo aver lavorato in un istituto bancario, si è dedicato all'attività di scrittore e di critico. Negli ultimi anni ha anche insegnato in una importante scuola di scrittura creativa tenuta a Milano.


bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Conrad Joseph - Pontiggia Giuseppe, La linea d'ombra-La morte in banca, a cura di Bini G., 1997, 128 p., Lit. 7800, "Gli specchi", Mondadori Bruno Scolastica (ISBN: 88-424-3097-8)

Pontiggia Giuseppe, L'arte della fuga, 1990, 166 p., Lit. 18000, "Fabula" n. 38, Adelphi (ISBN: 88-459-0723-6)

Pontiggia Giuseppe, I contemporanei del futuro, 1998, Lit. 29000, "Letteratura contemporanea narrativa ital.", Mondadori (ISBN: 88-04-45313-3)

Pontiggia Giuseppe, Il giardino delle esperidi, 1984, 308 p., Lit. 18000, "Saggi", Adelphi (ISBN: 88-459-0580-2)

Pontiggia Giuseppe, Il giocatore invisibile, 4 ed., 1997, Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 983, Mondadori (ISBN: 88-04-42926-7)

Pontiggia Giuseppe, La grande sera, Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1564, Mondadori (ISBN: 88-04-38215-5)

Pontiggia Giuseppe, L'isola volante, 1995, Lit. 30000, "Letteratura contemporanea narrativa ital.", Mondadori (ISBN: 88-04-40666-6)

Pontiggia Giuseppe, Milano. La città le suggestioni, 1990, 144 p., ill., Lit. 80000, Pifferi

Pontiggia Giuseppe, La morte in banca, Lit. 20000, Mondadori (ISBN: 88-04-39137-5)

Pontiggia Giuseppe, Nati due volte, 2000, 232 p., Lit. 29000, "Scrittori italiani e stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-48411-X)

Pontiggia Giuseppe, Il raggio d'ombra, 2 ed., 1995, Lit. 11000, "Oscar narrativa" n. 896, Mondadori (ISBN: 88-04-39834-5)

Pontiggia Giuseppe, Le sabbie immobili, 1991, 114 p., Lit. 15000, "Contrappunti", Il Mulino (ISBN: 88-15-03274-6)

Pontiggia Giuseppe, Vite di uomini non illustri, 1996, 226 p., Lit. 18000, "Leonardo.Narrativa,letteraria, saggistica", Mondadori (ISBN: 88-04-42042-1)

Pontiggia Giuseppe, Vite di uomini non illustri, 1993, 310 p., Lit. 27000, "Scrittori italiani", Mondadori (ISBN: 88-04-36910-8)

Pontiggia Giuseppe, Vite di uomini non illustri, 1999, Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1704, Mondadori (ISBN: 88-04-46389-9)



8 settembre 2000