Viktor Pelevin
La vita degli insetti

"Perché qui intorno tutto diventi letame, bisogna avere un Io. Allora il mondo intero sarà nelle tue mani. E tu lo spingerai in avanti."


È arrivato in Italia Viktor Pelevin. Non "di persona", ma attraverso la sua opera, alcuni suoi titoli, tradotti e pubblicati recentemente da Mondadori e minimum fax. E appena "sbarcato" ecco il successo, inevitabile, per questo scrittore russo della nuova generazione. Pelevin racconta la sua storia anche quando non sembra che lo stia facendo, ci dà informazioni sul suo paese, sulla società in rapida trasformazione, sui giovani, sulla decadenza di una civiltà. E lo fa anche parlando di insetti, come in questo caso. L'ironica parodia e la sagace critica che della società russa dell'Ottocento seppero fare Gogol' o Goncarov (per inciso è stato appena ripubblicato da Einaudi l'ormai introvabile capolavoro Oblomov) trovano un successore in Pelevin. Si smarrisce il confine tra la realtà che incuriosirebbe un entomologo e quella su cui si sbizzarrirebbero i sociologi. E poco importa che i protagonisti di questo libro siano zanzare o coleotteri, mosche o lucciole. Poco importa che le formiche volanti abbiano un giubbotto jeans, una camicetta "da cooperativa e scarpette rosse con tacchi a spillo", o che la falena Mitja indossi scarpe da ginnastica e pensi a Cechov o a Marco Aurelio e che le mosche si cimentino con il deltaplano e vadano al ristorante. "Non si può semplicemente prendere questo romanzo come un'allegoria - ha scritto Dario Voltolini su Tuttolibri - poiché, come un frullatore, ha impastato tutto insieme, la possibile allegoria con ciò di cui avrebbe potuto essere allegoria", e infatti vi sono palesemente vari piani di interpretazione, vari livelli di lettura. Il risultato finale è pirotecnico, confusionario, drammatico e al tempo stesso allegro, ironico, serio, surreale, grottesco... Pelevin è stato definito "un Nabokov psichedelico per l'epoca cyber" che narra storie in cui eroi perdenti o delusi dal crollo delle certezze si ritrovano alienati in un mondo che si trasforma velocemente. E grazie alla originalità dei suoi scritti è diventato già molto celebre in patria, sebbene cerchi in ogni modo di evitare i riflettori e la popolarità e non voglia entrare a far parte dell'establishment culturale come pedina della scena letteraria. "Il mondo letterario è qualcosa che non produce letteratura. Produce solo la cosiddetta vita letteraria, che non ha nulla a che vedere con i libri. - ha dichiarato Pelevin in un'intervista - Se vuoi scrivere libri, devi starne lontano il più possibile. Per questo non mi sono mai legato a un circolo letterario. Non spendo il mio tempo parlando con altri scrittori". Un "battitore libero" che farà ancora parlare di sé.


La vita degli insetti di Viktor Pelevin
Titolo originale dell'opera: Zizn' nasekomych

Traduzione di Valerio Piccolo
206 pag., Lit. 24.000 - Edizioni minimum fax (Sotterranei n.30)
ISBN 88-87765-18-9



Le prime righe

1. IL BOSCO RUSSO


Il fabbricato centrale della pensione, nascosto a metà da vecchi pioppi e cipressi, era un opprimente edificio grigio che sembrava aver voltato le spalle al mare per ordine di uno stregone pazzo uscito da una fiaba. La facciata con le colonne, le stelle incrinate e i covoni di grano eternamente piegati dal vento gessato era rivolta verso il cortiletto dove si mescolavano gli odori della cucina, della lavanderia e della bottega del parrucchiere; sul lungomare, invece, si affacciava la parete massiccia con due o tre finestre. A qualche metro dal colonnato si alzava un grande muro di cemento, su cui correvano lontano i tubi della centrale termica, scintillando al bagliore del tramonto. Le alte porte solenni, nascoste dall'ombra del balcone ciclopico poggiato sulle colonne (una vera e propria terrazza, in realtà), erano chiuse da così tanto tempo che persino la fessura nel mezzo era ormai scomparsa, sepolta da strati e strati di vernice raggrumata. Il cortile, di solito, era deserto: solo di tanto in tanto, al termine di precise manovre, vi entrava un camion che portava pane e latte da Feodosia.
Ma quella sera nel cortile non c'era neanche il camion; quindi il signore con i gomiti poggiati alla balaustra stuccata del balcone non poteva vederlo nessuno, tranne forse un paio di gabbiani di ronda: due punti bianchi che veleggiavano nel cielo. L'uomo guardava in basso a destra, verso il casotto delle barche a noleggio, con l'imbuto dell'altoparlante sistemato sotto il tetto. C'era il rumore del mare, ma quando il vento cominciava a soffiare in direzione della pensione si riuscivano a distinguere i pezzi di una trasmissione radiofonica rivolta alla spiaggia deserta.
"... per niente uguali, tagliati su stampi diversi ... ci ha creati diversi: non è forse parte del disegno altissimo, che a differenza dei fugaci progetti dell'uomo, è basato su molti ... che cosa si aspetta il Signore, quando guarda a noi pieno di speranza? Saremo capaci di fare buon uso del suo dono? ... ed egli stesso non sa come si mostreranno le anime mandate loro da..."

© 2000, minimum fax


L'autore
Viktor Pelevin, nato nel 1962, vive a Mosca. È uno dei più brillanti scrittori russi della nuova generazione: i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo e hanno vinto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Mondadori ha pubblicato nel 1999 il suo romanzo Omon Ra.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




8 settembre 2000