Chaim Potok
In principio

"Sii paziente, David. Il Midrash dice: 'Gli inizi sono sempre difficili'. Non puoi inghiottire tutto il mondo in una volta sola."


In principio fu la difficoltà di vivere. Quella incontrata da un bambino, David Lurie, il protagonista e voce narrante del romanzo, sin dai primi giorni di vita, e quella dei suoi parenti, dal ristretto mondo della sua famiglia a quello allargato dei conoscenti e del quartiere, una zona residenziale dignitosa del Bronx, dove ebrei e cattolici convivono nella New York ante crisi degli anni Venti del Novecento. Caduto sulle scale di casa in braccio alla mamma al rientro dall'ospedale, pochissimi giorni dopo la nascita, David è subito segnato dal destino. Sebbene un medico affermi perentoriamente che l'incidente non ha avuto conseguenze, David si ritrova il setto nasale deviato e per questo una salute molto cagionevole. Febbri continue, infiammazioni gravi della gola e del naso, lunghi periodi di debilitazione, causano in lui una spossatezza ancor più psicologica che fisica, aggravata dalla canzonatura degli amici. Così come umanamente lo segnano altri due "incidenti": le morti di un canarino e di un cane attribuiti a sua sbadataggine, addirittura alla sua "cattiveria" ("se era Dio a provocare gli incidenti, perché mio padre picchiava me? Forse ce l'aveva con me. Ma che cosa avevo fatto? Forse ce l'aveva con Dio o con il mondo"). Quattro, cinque anni: un tempo decisamente precoce per poter parlare di malvagità. Ma un'età sufficiente per decifrare una fotografia, quella che per un altro "incidente" David ha occasione di vedere nella casa del signor Bader, amico del padre; una fotografia che ritrae l'uomo insieme ad altri con pistole e coltelli, sullo sfondo di una foresta e su un terreno coperto di neve. Una fotografia che David non avrebbe dovuto vedere, una fotografia che "non esiste", frutto dei deliri della febbre che così sovente lo porta con sé in un mondo irreale. Eppure il bambino non smette di pensare a quell'immagine, non rinuncia a fare domande e riesce a capire, col tempo, che esistono associazioni ufficiali destinate a raccogliere fondi per portare negli Stati Uniti i parenti e gli amici rimasti in Europa, in balia di regimi ostili e gravati da una condizione economica precaria, come la Società Am Kedoshim o la Jewish Overseas Aid Committee, ma lavorano parallelamente ad altri gruppi, nascosti, clandestini, di cui nulla si deve sapere. Mano a mano che David cresce riesce a capire, riesce a sapere il perché di molte cose, la storia passata dei suoi genitori, i motivi di un'atavica paura. Con l'adolescenza per David arriva anche la curiosità di conoscere la cultura dei goyim, i non ebrei, la necessità di leggere la loro Bibbia oltre che la Torah, per comprendere le ragioni di un antisemitismo che anche nelle strade di New York si fa sentire con ferocia. E persino tra i più piccoli, nei loro giochi sui marciapiedi. Mentre il mondo si è inevitabilmente trasformato con la crisi economica internazionale e l'avvento del nazismo in Germania (con la tragedia che colpisce anche la sua famiglia) per David l'unica via d'uscita è fuggire dai limiti di una cultura religiosa. E lo farà decidendo di frequentare una normale università, ripartendo proprio dalle radici, nella Germania del dopoguerra.
Un romanzo di formazione che abbraccia un periodo storico cruciale non solo per gli ebrei, ma per il mondo occidentale nel suo complesso. Potok magistralmente descrive la difficoltà di crescere in questa realtà, specialmente per un ragazzo curioso e intelligente, che non si accontenta delle spiegazioni dogmatiche della religione, ma vuole davvero approfondire i motivi di un'esistenza segnata dalla sofferenza e dalla paura.


In principio di Chaim Potok
Titolo originale dell'opera: In the Beginning

Traduzione dall'inglese di: Mara Muzzarelli
Pag. 616, Lire 35.000 - Edizioni Garzanti (Narratori moderni)
ISBN 88-11-66203-6



Le prime righe

UNO


Gli inizi sono sempre difficili.
Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. "I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede, ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili. Presto starai bene".
Ricordo che una sera scoppiai a piangere perché non ero riuscito a capire un passo difficile di un commentario biblico. A quel tempo avevo circa nove anni. "Vuoi capire tutto immediatamente?", domandò mio padre. "Tutto così? Hai cominciato a studiare questo commentario solo la settimana scorsa. Gli inizi sono sempre difficili. Lo studio richiede molta applicazione. Leggilo e rileggilo ancora".
L'uomo, che negli anni successivi mi guidò negli studi, mi accoglieva calorosamente nel suo appartamento e quando eravamo seduti alla scrivania mi diceva con la sua voce gentile: "Sii paziente, David. Il Midrash dice: 'Gli inizi sono sempre difficili'. Non puoi inghiottire tutto il mondo in una volta sola".
Ora lo ripeto a me stesso quando mi trovo di fronte a una nuova classe all'inizio dell'anno scolastico oppure sto per cominciare un nuovo libro o un articolo. Gli inizi sono sempre difficili. Insegnare come faccio io è particolarmente difficile, perché tocco i sensibili nervi della fede, gli inizi delle cose. Spesso gli studenti ne sono scossi. Ripeto loro ciò che fu detto a me: "Siate pazienti. State imparando un nuovo modo di comprendere la Bibbia. Gli inizi sono sempre difficili". E a volte aggiungo quello che ho imparato per conto mio: "Specialmente un inizio che vi create da soli. Quello è il più difficile di tutti".

Mi meraviglia che sopravviviamo ai nostri inizi. Il mio fu pieno di strani incidenti. Proprio all'inizio ci fu l'incidente che accadde circa una settimana dopo la mia nascita: mentre mi portava a casa dall'ospedale, mia madre inciampò salendo i gradini d'entrata del nostro caseggiato e cadde pesantemente sulle ginocchia e poi di lato sul gomito sinistro, prima che mio padre l'afferrasse e l'aiutasse a rialzarsi. Io avevo battuto il naso e il lato sinistro della faccia sul bordo di pietra dell'ultimo gradino.
Ovviamente non ricordo quell'incidente; ma esso ha molto a che vedere con ciò che ricordo degli anni successivi.
Mia madre si era fatta delle brutte sbucciature alle ginocchia e al gomito. Io sembravo indenne. La coperta in cui ero avvolto mi aveva protetto la faccia e mi colava solo un pochino di sangue dal naso, come se mi fossi procurato un graffietto. Venne subito il medico di famiglia - un uomo basso dal volto roseo e i capelli rossi, che parlava correttamente l'yiddish e l'inglese e portava il pince-nez - mi visitò e annunciò che non avevo subito alcuna lesione; ero fortunato, eravamo tutti fortunati, ogni settimana gli capitavano almeno due casi di madri che inciampavano sulle scale mentre portavano i neonati dentro e fuori dai palazzi, e a volte i bambini si facevano molto male.

© 2000, Garzanti Libri s.p.a.


L'autore
Chaim Potok è nato a New York nel 1929 e si è laureato allo Jewis Theological Seminary. Dopo essere stato ordinato rabbino ha servito come cappellano militare durante la guerra in Corea, e per molti anni è stato il redattore capo della Jewis Publication Society of America. Vive in Pennsylvania con la moglie e tre figli. È autore di numerosi romanzi tra cui, Danny l'eletto, La scelta di Reuven, L'arpa di Davita, Il mio nome è Asher Lev, Il dono di Asher Lev, Io sono l'argilla, Il maestro della guerra, Novembre alle porte e Zebra.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




8 settembre 2000