Davide Pinardi
La storia segreta del señor Correal

"Ha imparato che più sta in silenzio e si concentra, più i suoi sensi, l'udito e l'odorato, si schiudono a comprendere e a raccogliere ogni fruscio di foglia, il gorgheggio degli uccellini, il perenne alternarsi e confondersi delle fragranze e degli effluvi."


Una storia raccontata può dare senso alla vita: a quella di chi la narra e a chi la ascolta, potere delle parole e della memoria, forza del narrare e del comunicare. Il romanzo di Pinardi, partendo dalla crisi creativa di uno scrittore, esalta la funzione vitale dello scrivere storie, ma attribuisce un ruolo importante anche a chi ne fruisce, indispensabile presenza che dà senso allo stesso racconto.
Seduto in un caffè, con il computer acceso, ma con lo schermo implacabilmente bianco, incapace di trovare una storia da raccontare, uno scrittore si vede avvicinare da uno strano personaggio che si offre di raccontargliene una. Gli propone anche una scommessa: se il racconto riuscirà ad appassionare e a dare un senso alla vita dell'imbarazzato ascoltatore (che dichiara al misterioso interlocutore di essere uno scrittore in crisi creativa) dovrà dargli mille dollari, altrimenti sarà il señor Correal, questo è il nome del cortese importuno, a ricompensarlo per il paziente ascolto.
Da questo singolare pretesto prende l'avvio un racconto che verrà interrotto e ripreso (così come avviene nei capitoli di un libro) in più riprese. Per poter proseguire la storia, che appassiona sempre più sia chi la narra che chi la ascolta, ci si sposterà da Buenos Aires a New York alla Provenza. Correal seguirà infatti lo scrittore nei suoi viaggi professionali, e non rinuncerà a darsi delle pause nel narrare, per concludere frettolosamente il racconto, dichiarando che ogni racconto necessita di momenti di silenzio e di riflessione. Cambieranno così le atmosfere e i colori, i profumi e il clima, talvolta sarà per esigenze esterne al racconto, altre sarà lo stesso narratore a richiedere un ambiente più favorevole alla concentrazione.
Solo nel finale verrà rivelato il ruolo del señor Correal nella vicenda raccontata, ma questa ha una sua forza autonoma e non necessiterebbe di nessuna giustificazione narrativa. Una bambina è incidentalmente vittima di un agguato mafioso, rimarrà cieca per tutta la vita, ma grazie alla presenza affettuosa di alcuni parenti ricchi, e in particolare di una cugina, ritroverà il senso della vita, anzi riuscirà a diventare una pittrice famosa, utilizzando nella sua arte non solo i colori ma, priva com'è della vista, saprà stimolare attraverso i suoi originalissimi quadri, tutti gli altri sensi, dal tatto, all'olfatto, all'udito. La vicenda ha momenti drammatici, altri patetici, ma questi ultimi vengono sempre corretti dal giudizio critico di chi narra e di chi ascolta, impedendo al romanzo ogni eccesso di facile emotività.
Proprio questo pretesto fa sì che l'opera di Pinardi, oltre all'originale intarsio narrativo, giochi sul coinvolgimento/distacco, sull'essere interni ed esterni alla storia, sul realismo di certi passaggi quasi giornalistici, su situazioni vagamente new age (sempre però ben controllate) e abbia spunti da "romanzo a tesi" sul ruolo stesso dello scrivere e sulla creatività.
Così come certa critica ha scritto, il finale appare un po' vittima della necessità di giustificare l'intera costruzione del romanzo con un vero "compimento" del personaggio di Correal, che non perde comunque in fascino e mistero, né questa esigenza di Pinardi incrina l'ottima capacità di tenere in pugno storia e lettore.


La storia segreta del señor Correal di Davide Pinardi
Pag. 234, Lire 27.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86374-2




Le prime righe

Primo capitolo


Ero stanco. Da ore sedevo in un angolo del Caffè Tortoni di Buenos Aires e non avevo scritto una parola. Continuavo a guardarmi attorno, aspettando che qualcosa, finalmente, mi regalasse un'idea per iniziare a lavorare. Ma si trattava di un'attesa vana, ormai era chiaro. Da tempo il mondo mi appariva grigio e muto, e quel giorno tutto sembrava ancor più cupo del solito, più vuoto e più lontano. Suoni, immagini, luoghi, persone: vedevo ogni cosa velata da una patina fredda, quasi di cenere, quasi funerea.
I camerieri al lavoro, di fronte a me, correvano avanti e indietro attraverso il locale. Facevano la spola tra il banco a sinistra e gli avventori a destra, nella parte più affollata e vociante del caffè. Mi giungevano le risate, gli scambi di battute, gli ordini gridati da lontano. Tutti si mostravano molto divertiti, e io mi sentivo completamente estraneo a quella serenità.
Guardavo le pale dei ventilatori che pendevano dal soffitto, gli specchi Liberty, i lampadari decorati, i portacenere sparsi sui tavolini lucidi, i tondini di ruvido cartone bianco sistemati sotto i bicchieri. Osservavo le fotografie in bianco e nero, appuntate in un armadietto a vetri, che ritraevano personaggi un tempo certamente famosi ma a me del tutto ignoti. Studiavo, nei manifesti colorati appesi alle pareti, i molti frammenti di un universo argentino animato da entusiasmi, musiche appassionate, vitale carnalità: un mondo, in quel momento, infinitamente remoto dal mio stato d'animo.
Di tanto in tanto mi giravo e spiavo, attraverso i cristalli smerigliati delle vetrine, i passanti che camminavano sui marciapiedi e le macchine che correvano veloci nella strada. Speravo quasi che dall'esterno, dalla semplice immediatezza della vita quotidiana, potesse giungermi all'improvviso l'idea buona, l'espediente risolutivo per la mia inedia esistenziale. Ma pochi secondi bastavano a distruggere quella debole speranza. Non c'era nulla da fare, niente mi strappava alla mia depressione, niente dava energia al mio vuoto interiore. La mia autostima continuava a scivolare in basso su un lunghissimo piano inclinato.

© 2000, RCS Libri


L'autore
Davide Pinardi ha insegnato nel carcere milanese di San Vittore. È autore di romanzi, noir e storici, saggi, sceneggiature per film e documentari, libri per bambini. Tra le sue opere narrative ricordiamo: A sud della giustizia, Tutti i luoghi del mondo, Il valdese. Con Piercamillo Davigo ha scritto La giubba del re. Intervista sulla corruzione.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




1 settembre 2000