Antonella Cilento
Il Cielo Capovolto

"Quella notte sognai che Eranio mi dava un bacio lungo ed estenuante, come fosse l'ultimo della mia vita."


Questo libro non è una prima opera (l'autrice ha già alle spalle diversi lavori narrativi) ma Antonella Cilento non si è ancora imposta come meriterebbe nel panorama della narrativa italiana di ultima generazione e molti forse non la conoscono ancora. La sua è una scrittura raffinata, semplice nella forma ma molto meditata nel complesso. Con grande evidenza emerge la capacità dell'autrice di descrivere i sentimenti più che i luoghi o le situazioni, l'animo umano più del contesto. L'ambientazione della vicenda è appena tratteggiata: su tutto spicca la forte personalità dei protagonisti, universali e senza tempo.
La trama de Il Cielo Capovolto, il primo dei due racconti che compongono il volume, si dipana nell'ambiente artistico della metà del Cinquecento, nell'Italia di Gioacchino, un importante mercante d'arte, follemente innamorato di un ragazzo di nome Eranio. Dal momento in cui la sua vita si incrocia con quella del giovane uomo, Gioacchino non ha più pace e vive solamente per lui, al punto di impostare tutte le sue attività in funzione di questo amore, al punto di uccidere. La viscerale, totale passione che travolge Gioacchino sembra toccare appena Eranio, ragazzo superficiale, libertino e viziato che approfitta palesemente della debolezza del suo pigmalione, fino a quando... Protagonista di Grand Tour, il secondo racconto, è invece una donna, la ricca cortigiana Aernestine Hackert, immaginata nella sua quotidiana passeggiata ai Bagni della Regina Giovanna, a Sorrento, in pieno Settecento. Aernestine è coinvolta in una vicenda complessa da due vecchine, Felicine e Celestine, che le compaiono in sogno e le scrivono "lettere assurde". Si recherà alla Certosa di Padula dove passioni, sentimenti, ricordi, gioie e malinconie faranno rivivere attraverso lei una storia antica.


Il Cielo Capovolto di Antonella Cilento
Pag. 170, Lire 18.000 - Edizioni Avagliano (I Corimbi n.17)
ISBN 88-8309-038-1



Le prime righe

ICARO


Nell'Icaro di Bruegel, per esempio: come ogni cosa volge le spalle
Con assoluta indifferenza al disastro: forse l'aratore
Ha udito il tonfo, il grido solitario
Ma per lui non fu una catastrofe importante; il sole splendeva
Come su ogni cosa, sulle gambe bianche che sparivano nell'acqua
Verde; e la nave costosa e sottile, che doveva pur aver visto
Qualche cosa di prodigioso, un giovanetto caduto dal cielo,
Aveva un porto da raggiungere, e continuò calma la sua rotta.

W.H. Auden


1

Ho sempre cercato d'essere puntuale agli appuntamenti. Anche oggi, sebbene l'età potrebbe ormai giustificare ogni mio ritardo, e persino certe assenze, agli occhi di un ospite. Agli amici, poi, non ho mai saputo dire di no e neppure ho cercato di farli attendere, anche se non è questa la ragione per cui ora seggo qui, in casa di un vecchio amico. Rimpiango, adesso, di aver lasciato nella mia adorata Roma lo zibellino e i guanti: questa martora e i broccati di Firenze sono di carta sulle mie povere ossa, mi fanno sentire come una marionetta nella neve. No, non è per usare una cortesia che ho sfidato intemperie e disagi di questo lunghissimo viaggio. Questo almeno l'ho imparato in settantadue anni: la cortesia è un lusso. Sono stato puntuale, nonostante il puzzo di frittura delle bettole sui canali, le zuppe rancide di sedano e gamberi che ho dovuto mangiare, l'umido del mare in inverno e il gelo che mi attendeva qui, ad Amsterdam. Ma il freddo e gli abiti inadatti non sono, in verità, che un dettaglio senza significato. È per colpa di un debito che mi trovo in questa casa, un debito così ingente che non basterebbero i forzieri di un Peruzzi o di un Medici a sanare. Il rimorso ch'io porto sulle spalle è pesante come un fardello bagnato.
Ho nella borsa la lettera, consumata per le ripetute letture, che mi ha spinto a venire in Olanda: una pergamena gialla e gualcita, che reca in alcuni punti tracce brune poiché, in un accesso di disperazione, tentai persino di bruciarla. Questa lettera mi ha negato una serena vecchiaia, mi ha tolto il diritto sacrosanto di dimenticare, di prepararmi alla morte. Mi ha imposto una tortura giovanile: la memoria.

© 2000, Avagliano Editore Srl


L'autrice
Antonella Cilento è nata a Napoli nel 1970. Finalista al premio Scopri l'autore 1989, è stata segnalata al Premio Calvino 1997 per il romanzo inedito Ora d'aria. Dal 1993 insegna scrittura creativa. Ha pubblicato racconti in antologia e su numerose riviste e inoltre, insieme ad Antonio Piedimonte, il manuale Scrivere: guida ai mondi della parola scritta. Collabora con Il Corriere del Mezzogiorno e con l'Indice dei libri del mese. La sua tesi di laurea dedicata a Pier Vittorio Tondelli ha vinto il Premio Tondelli 1998.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




25 agosto 2000