Percorsi di lettura: I satirici

Natalia Milazzo
Madri
I figli so' piezz'e core

"Diciamo la verità: una madre, per sopravvivere, deve essere dotata di grande senso dell'umorismo. Una madre viva è per forza dotata di senso dell'umorismo, almeno in minima misura."


Se tanto si parla di "lavori socialmente utili", spesso intendendo un lavoro precario e mal pagato, una collana delle edizioni Sonda, di cui fa parte il volumetto in questione, ha nome "Lavori socialmente inutili" e tratta "dei sogni, delle frustrazioni e dei sogni inconfessabili di chi è prigioniero del proprio lavoro". Così è comprensibile che tra questi lavoratori socialmente inutili ci siano i bancari o i grafici, ma appare curioso che ci siano le madri. Forse perché non o si considera un lavoro l'essere madri (questo forse lo pensano i padri) o perché assolvendo a mille compiti (parlando per difetto) molti lo giudicano socialmente utilissimo (soprattutto le istituzioni che tanto contano sull'instancabilità delle donne). Eppure leggendo le pagine del libro e vedendo le varie tipologie di madri qui rappresentate (tutte, nessuna esclusa, si possono riconoscere in almeno una di queste) capiamo come la maternità riesca a trasformare un essere normalmente razionale, dotato di logica e di buon senso, in un essere del tutto diverso che, al di là delle caratteristiche culturali o sociali, almeno una volta nella vita, proclama le stesse insensate e inascoltate verità, accecata com'è da quel ruolo sempre meno significativo, sostituito ormai da una miriade di specialisti. Lo psicologo vede pericolosa ogni sua ingerenza nella vita dei figli, il dietologo la considera quasi un'assassina per come nutre la propria creatura (ma quello che si può o non si può dare a un bambino cambia però con la rapidità della luce), gli insegnanti la giudicano responsabile di ogni difficoltà scolastica del figlio che "è poco seguito": insomma, per difetto o per eccesso, oggi la madre è sempre colpevole e purtroppo lei ne è ben cosciente.
Con qualche sprazzo di intima ribellione: "chi me l'ha fatto fare?" si dice in un attimo di verità la madre insonne cullando la figlia neonata urlante alle quattro del mattino, e se lo ripete dopo circa sedici anni, più o meno alla stessa ora, quando, insonne, aspetta il rientro della ragazzina (che sta divertendosi follemente con coetanei ugualmente irritati dalle angosce materne) che immagina preda di un bruto e vittima di tragiche situazioni.


Madri. I figli so' piezz'e core di Natalia Milazzo
Pag. 126, Lire 16.000 - Edizioni Sonda (Lavori socialmente inutili)
ISBN 88-7106-279-5



Le prime righe

Il MESTIERE
PIÚ INUTILE DEL MONDO


Ai tempi del libro Cuore, la retorica corrente prevedeva che le madri fossero riverite ed amate. Sempre e da tutti. Secondo Cuore "la più attempata delle maestre" poteva paralizzare all'istante una classe di adolescenti chiassosi solo ammonendo con voce lenta e tranquilla "io non sono soltanto una maestra, sono una madre". Al che nessuno osava più parlare, "neanche quella faccia di bronzo di Franti".
Secondo Cuore, a quei tempi un uomo di mezza età poteva addirittura farsi cogliere dall'impulso di baciare le pagine del suo vecchio quaderno delle elementari, riconoscendo alcune righe di elle o di ti tracciate dalla madre, "quando io ero stanco e avevo sonno... santa madre mia!".
Probabilmente le stesse pagine oggi sarebbero sventolate sotto il naso dell'analista, mentre lo stesso uomo esclamerebbe, pieno di rabbia e risentimento: "Lo vede? Lo vede? Mi faceva lei i compiti! Ora capisce perché sono così insicuro?".
Perché, bisogna dirlo, dai tempi di Cuore ad oggi sulla figura della madre si è svolta una profonda opera di chiarimento. Come risultato la madre è ormai ben lungi dall'occupare il ruolo del "più sacri degli affetti umani; disgraziato chi lo calpesta", per citare ancora De Amicis. Al contrario si è rivelata una presenza secondo alcuni inutile, per altri addirittura dannosa.
Non è più colei a cui merito si ricorda che "stette chinata tutta una notte sul tuo piccolo letto piangendo sangue dall'angoscia e battendo i denti dal terrore": la madre di oggi se sta sveglia la notte è perché è una nevrotica ansiosa, incapace di addormentarsi prima che i figli rientrino dalla discoteca, dove giustamente hanno tirato le cinque del mattino.
E in più con le sue continue angosce rovina la vita dei figli, che fin dalla più tenera età incominciano ad assorbire complessi e frustrazioni: da smaltire poi attraverso lunghi anni (e pesanti parcelle) di psicanalisi.

© 2000, Edizioni Sonda


L'autrice
Natalia Milazzo, giornalista, vive e lavora a Milano. Ha due figlie e quotidianamente fa la rassegna stampa a Radio Popolare. Per le edizioni Sonda ha già pubblicato Siciliani. Figli di un dio maggiore.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 agosto 2000