Percorsi di lettura: Il giallo

Luigi Guicciardi
Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo

"Cataldo trattiene il fiato, perché la sua mente ha un guizzo, quasi sia a un passo dalla verità. Allora fa la domanda, con voce piatta, indifferente."


Una città italiana ricca e nota per la sua cordialità, l'opulenta Modena, diventa nel romanzo di Guicciardi terra di foschi delitti. Lo scenario degli omicidi è quello tipico di un romanzo giallo: una strada deserta, un'ombra che improvvisamente sbuca dal nulla, degli spari e un cadavere sull'asfalto. Ma ci sono particolari inquietanti come il foglietto, lasciato sull'ucciso di turno, su cui è stata scritta una sola parola, a grandi caratteri. Perché? A chi è rivolto quel messaggio insensato? L'autore dei delitti è un maniaco, un serial killer? O la parola rappresenta una specie di codice segreto comprensibile solo a chi è inserito in un particolare ambiente malavitoso? Anche la strana filastrocca che si va formando appare senza spiegazioni. Il commissario Cataldo però non arretra, utilizza la logica, l'intuito e il buon senso, si muove con padronanza in un territorio a lui estraneo, quel nord che non ama e a cui non sarebbe volontariamente approdato né, se fosse dipeso da lui, avrebbe mai lasciato la Sicilia, terra che ama e rimpiange. I particolari più insignificanti diventano poco a poco tasselli di un mosaico: la costruzione di un alibi si sgretola davanti alla schiacciante logica di Cataldo e l'assassino, imprevedibile, è scoperto.
Un buon romanzo poliziesco italiano che prosegue una tradizione ormai consolidata e supportata da illustri nomi di scrittori, sulla cui schiera, ma con originalità, si pone questo professore modenese dalla dotta preparazione classica.


Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo di Luigi Guicciardi
Pag. 277, Lire 28.000 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-4740-3



Le prime righe

1


L'aria è calda, la strada vuota. E la sera sta già diffondendo le ombre. Da dentro la macchina, a metà di via Mar Nero, qualcuno ascolta i rumori della tangenziale, le palme sudate, gualcendosi la tasca con le dita. Ogni tanto dà uno sguardo allo specchietto, puntato sull'inizio della strada, e ogni volta il cuore sembra che batta più forte, gli vada in gola. Perché ogni minuto che passa può esser quello buono. I motori della tangenziale arrivano come sfumati, attutiti, gli fan quasi compagnia: come il sottofondo sonoro di un film senza parole, con un attore solo in scena. Per ora, almeno. Ripassa mentalmente l'indirizzo, guarda ancora l'ingresso della casa, il cancello col numero 3, la cassetta della posta di metallo, poi il marciapiede. E torna a gualcirsi la tasca con le dita sudate.
Chissà se qualcuno si farà fuori a vedere, alla finestra. Ma no, si dice subito, è difficile; le case sono poche, le ha già contate, due in tutto. È una strada chiusa, corta, deve abitarci poca gente. E poi sa già tutto quel che deve sapere, e quel che farà dopo. La mano si sposta, dalla tasca al sedile di fianco. E giocherella coi guanti. Del tipo usa e getta, da supermarket; di quelli che non interferiscono molto col senso del tatto. Li tocca, si rassicura. Li metterà all'ultimo momento, a tutt'e due le mani, pensa per la centesima volta.
Un rombo, nel silenzio. Su via Tirreno, a trenta, quaranta metri. Rallenta, forse volta. Allora si irrigidisce, stringe le spalle, sente la tensione, in bocca il gusto del rame, come paura. L'auto si ferma all'inizio della strada, il motore acceso. Qualcuno che parla, un ciao sonoro, femminile, la portiera che sbatte. E il motore che riparte e si allontana.

© 2000, Edizioni Piemme


L'autore
Luigi Guicciardi, quarantadue anni, modenese, insegna italiano e latino al liceo. Si è dedicato alla critica letteraria pubblicando saggi. Ha scritto inoltre due raccolte di racconti, Straniero agli altri e Errore di prospettiva. Con Piemme ha pubblicato La calda estate del commissario Cataldo, finalista del Premio Noir in festival e vincitore del Premio Monticello.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 agosto 2000