Percorsi di lettura: I satirici

Beppe Severgnini
Manuale dell'imperfetto viaggiatore

"Tra il viaggiatore e il telefono esiste uno stretto rapporto. Il telefono è il cordone ombelicale con la casa, l'ufficio, la mamma, la moglie, i figli, il cane. Gli italiani si avventurano nel mondo, ma vogliono conservare un collegamento con ciò che si lasciano dietro."


Ma siamo davvero dei curiosi viaggiatori, noi italiani! Non riusciamo mai a staccarci davvero da casa, anche quando andiamo a migliaia di chilometri di distanza e, proprio per questo abbiamo sempre il telefonino a portata di mano. Quando dobbiamo prendere un aereo il nostro comportamento negli aeroporti è facilmente riconoscibile: "siamo una nazione in perenne gita scolastica". Sempre in movimento, capaci di portare come bagaglio a mano un vero e proprio baule (per rifiuto ideologico del check-in), attenti, per scaramanzia, alle istruzioni di emergenza, ma perseguitati dall'incubo di aver perso i biglietti. Ma anche il viaggio in auto rappresenta una cartina di tornasole della famiglia italiana: se si sbaglia strada inevitabile è l'accusa reciproca dei coniugi sulla responsabilità dell'errore; ai bambini nasce la curiosità irrefrenabile di visitare tutti i bagni di tutte le stazioni di servizio; la moglie, che funge da navigatrice, vede immancabilmente con un attimo di ritardo ogni indicazione stradale fondamentale...
Ma in questo divertente libro di Severgnini l'osservazione attenta ai comportamenti dei connazionali è sempre affettuosa e partecipata: l'autore non si "tira fuori", non guarda con sufficienza i mille difetti (ma sarebbe più giusto le mille caratteristiche) degli italiani, ma guarda attorno a sé, gli amici e in sé, e in fondo ci considera davvero simpatici, allegri, divertenti e un po' bambinoni.


Manuale dell'imperfetto viaggiatore di Beppe Severgnini
Pag. 225, lire 29.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86361-0



Le prime righe

L'imperfetto viaggiatore


Il viaggio è una questione secondaria: a me interessano i viaggiatori. Non sono né un antropologo, né un accompagnatore turistico. Sono soltanto un osservatore che, nel corso degli anni, si è convinto di questo: viaggiando, abbassiamo le difese e ci mostriamo per quello che siamo. Il viaggio diventa una lente d'ingrandimento. Ciò che si scopre puntando quella lente su noi italiani non è del tutto rassicurante. Affascinante, sempre.
Eravamo turisti: siamo diventati viaggiatori. Imperfetti, ma viaggiatori. Fino a qualche anno fa sbagliavamo in gruppo; ora ci piace farlo da soli. L'epoca ansiosa è finita: anche quando partiamo con un viaggio organizzato, siamo diventati abbastanza esperti (e rimasti sufficientemente anarchici) da assumere iniziative personali, che vanno dal geniale al pazzesco. Il numero di viaggi individuali è cresciuto enormemente. Per accorgersene, non occorrono statistiche. Basta tendere l'orecchio in qualunque capitale europea e ascoltare connazionali che urlano dentro un cellulare, mettendo in piazza (Piccadilly, place Vendôme, Alexanderplatz) i dubbi più incredibili e i segreti più intimi.
Altre caratteristiche di questa "nazione in movimento", invece, non sono cambiate. Siamo curiosi, generosi, tolleranti ed entusiasti (fin troppo). Ma talvolta siamo anche pressapochisti, superficiali, rumorosi e ossessionati dagli acquisti. In tutto questo somigliamo un po' agli americani. Anche loro portano per il mondo un cocktail esplosivo di cordialità e pretese, smania di shopping e ansia di risparmio, ingenuità e rumorosità, buon cuore e scetticismo, sorrisi giusti e vestiti sbagliati. A proposito di americani: Mark Twain si imbarcò su un bastimento diretto in Europa e descrisse le abitudini dei connazionali in un libro chiamato Gli innocenti all'estero. Se qualcuno volesse tentare l'esperimento con noi italiani, gli cedo un titolo: Gli incoscienti all'estero. Non c'è bisogno di un bastimento; va bene anche un traghetto per la Grecia.

© 2000, RCS Libri


L'autore
Beppe Severgnini è nato a Crema (Cremona) il 26 dicembre 1956 e si è laureato in legge a Pavia. Il suo primo articolo è uscito sulla Provincia di Cremona nel 1979. Ha in seguito collaborato al Giornale di Indro Montanelli; ha vissuto a Londra dal 1984 al 1988. Da quell'esperienza nasce Inglesi, seguito da L'inglese. Lezioni semiserie. Nel 1994 ha seguito Montanelli alla Voce e si è trasferito a Washington, dove ha scritto "Un Italiano in America". Nel 1998 ha pubblicato Italiani si diventa. Dal 1995 scrive per il Corriere della Sera e dal 1996 per The Economist.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 agosto 2000