Thierry Paquot
L'arte della siesta

"La siesta è un imperativo. Più che sollecitarvi s'impone. Eccola, affascinante, seduttrice, tenera, in una parola: irresistibile. Vi avviluppa nel suo tepore; vi vezzeggia, vi coccola."


Perché sottometterci senza opporre resistenza alla frenesia della modernità? Perché non recuperare i propri tempi e una sana lentezza che conceda spazio alla riflessione e alle contemplazione? Ma oltre a ciò perché non concedere qualche coccola, qualche piccola debolezza al proprio corpo sottoposto ogni giorno allo stress, all'inquinamento e a ogni tecnologica frustrazione? Liberiamo, per qualche ora, la nostra vita dalle strettoie dell'era postmoderna, abbandoniamoci per un po' al più antico e saggio dei vizi, quell'ozio che solo un maligno proverbio vuole padre di tutti i vizi, e che in realtà è stato all'origine di molti capolavori dell'arte e della letteratura. Il delizioso volumetto, che viene segnalato all'attenzione dei lettori, è opera di un filosofo, particolarmente attento alle problematiche della grande città e autore di saggi autorevoli sul mondo urbano. Il tema trattato è "la siesta", analizzata sotto vari punti di vista: da come è stata rappresentata nell'arte figurativa o nella letteratura, a quello che ha rappresentato nel mito e nella tradizione religiosa; si sottolinea poi la poca attenzione prestata dalla sociologia a questa tregua quotidiana concessa alla battaglia della vita, inframmezzando dotte analisi con considerazioni personali o dedotte dalla propria esperienza familiare sul ruolo e l'importanza di questa pausa meridiana.
"La siesta è una riappropriazione del proprio tempo a proprio vantaggio, lontano dal controllo degli orologi. La siesta è emancipatrice." Libertà da conquistare o meglio da riconquistare, dato che in passato, quando il tempo del lavoro era chiaramente distinto da quello del riposo si considerava lecito spezzare la giornata con un breve break dedicato all'ozio e alla solitudine.
Così nelle grandi città oggi si ipotizzano situazioni che permettano ai cittadini di riappropriarsi del proprio tempo ed è nata anche una "banca del tempo" che permette di ottimizzare la propria giornata godendo di utili scambi di ore con altri, né si possono dimenticare saggi e ricerche sul recupero della lentezza come necessità di uscita dalla nevrosi delle metropoli. Ma la siesta?
Rimane pur sempre una delle poche realtà che da secoli, e ancora oggi, permetta di "adattare i nostri tempi - cronobiologia, storia personale, tempi religiosi e tempo comunitario, ecc. - ai tempi della società".
Infine una curiosità da segnalare: nella costituzione cinese del 1949 il diritto alla siesta (chiamata in cinese xiu-xi) era esplicitamente menzionato. Perché non ipotizzare, in fase di riforme istituzionali, una analoga menzione nella nostra?


L'arte della siesta di Thierry Paquot
Titolo originale: L'Arte de la sieste

Traduzione di Vera Vazzoler
Pag. 121, Lire 15.000 - Edizioni il melangolo (nugae n. 194)
ISBN 88-7018-392-0



Le prime righe

PREMESSA


Da una siesta tutto il resto

Lentamente mi alzo dalla scrivania, spengo il computer, mi avvicino al letto, tolgo scarpe e calze, sfilo i pantaloni, stacco il telefono e a malincuore interrompo il Récital per arpa di Martine Geliot. Quindi mi sdraio, chiudo gli occhi e mi ascolto augurare alle pareti della stanza, e a me stesso, un "dormi bene", quasi impercettibile, come un sussurro, una carezza. Trascorsi alcuni secondi, non controllo più nulla, sono totalmente "altrove", nel paese del sonno... Che ore sono? All'incirca l'una e mezza. L'inizio del pomeriggio. Quell'attimo fuggevole e colmo di piacere in cui la siesta vi reclama e voi non sapete come risponderle. Dormire? Ma se ci sono un sacco di cose da fare! Dormire? Via, non è serio! E se qualcuno lo venisse a sapere, lo riferisse ai miei parenti, ai miei studenti, ai miei colleghi, ai miei superiori... No, no, non disturbatemi, è un sollievo. Non ci sono per nessuno: dormo! Che cosa? Sì, sì, "Thierry Paquot fa la nanna come un bébé". Vergogna! Per lui e per tutti quelli, uomini e donne, dediti a questa pratica d'altri tempi, che andrebbe condannata, vietata, punita! Il giorno è il giorno ed è fatto per lavorare, santo cielo! E la notte... la notte? Si dorme. Punto e a capo. Senza discutere. Senza fare storie. È un ritmo ottimale, giudizioso, razionale, funzionale, proficuo per tutti, in fin dei conti. Ognuno vi si muove a proprio agio: il datore di lavoro e l'impiegato. In una parola, non è ragionevole assentarsi dalla vita sociale, così come se niente fosse, solo per schiacciare un pisolino! Eppure, di fronte a simili argomentazioni da persone responsabili, lo ammetto, lo confesso, lo proclamo: la siesta è il tempo forte di un'arte di vivere - sì un'arte di vivere! - che è bene difendere, divulgare, praticare con convinzione, piacere e serietà. Praticanti della siesta, uomini e donne, di tutte le età, di tutte le professioni, di tutte le latitudini e fusi orari, affermate la vostra singolarità e resistete al tempo planetario, satellitare, totalitario! Ce n'est qu'un début, la siesta continua...

© 2000, il nuovo melangolo


L'autore
Thierry Paquot (1952) insegna filosofia all'École d'Architecture di Paris-La Défense, all'École nationale des Ponts et Chaussées e all'École centrale. È autore di numerosi studi sulla città e il mondo urbano, e sull'utopia. Fra le sue opere ricordiamo: Les faiseurs de nuages, essai sur la genèse des marxismes français, 1880-1914, Homo urbanus, essai sur l'urbanisation du monde e des moeurs, Vive la ville!, L'utopie, ou l'ideal piégé. Collaboratore della rivista "Urbanisme" è tra i fondatori e gli ispiratori della casa editrice Descartes & Cie.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




21 luglio 2000