Carlos Franz
Dove una volta c'era il paradiso

"A quanto pare, il luogo d'esilio di un uomo potrebbe essere stato il paradiso di un altro."


Iquitos, città dell'Amazzonia peruviana, è il luogo in cui il Console, affascinante figura di uomo maturo con una vita errabonda alle spalle e il desiderio di fermarsi, finalmente, vive insieme alla sua giovane compagna Julia. È qui che arriva, accolta con piacere, la figlia Ana (la voce narrante che ci racconta la storia) per trascorrere le vacanze estive. Ana vive con la madre (separata da tempo dal marito), ma è abituata a viaggiare con il padre da un'ambasciata all'altra in tutto il mondo (dalla neve di piazza San Venceslao al suono cantilenante della voce di un muezzin nel quartiere di Pera); ama questo tipo di vita nomade e precaria e ricorda con piacere tutte le esperienze curiose fatte in compagnia dello straordinario Console. Un paesaggio "esotico" per noi, sullo sfondo del Rio delle Amazzoni, è il giusto scenario per una vicenda che inizia in modo tranquillo, sereno, brillante e si trasforma man mano in un dramma dai contorni ben definiti. Sin dai primi momenti percepiamo la gelosia, quasi l'invidia che Ana prova nei confronti di Julia, l'insofferenza per ogni possibile intromissione nella sua vita. A questo si aggiunge la graduale scoperta della vera personalità di un padre mitizzato e la passione per uno "sfuggente" rifugiato politico. La vicenda si complica, i rapporti tra i protagonisti si corrodono sino a strapparsi e la tragedia annunciata diventa inevitabile.
Il libro, frutto di una mescolanza fra l'esperienza personale dell'autore e dalle letture di molti anni, come lui stesso ha avuto occasione di dichiarare, è molto moderno, scritto in forma diretta, logica, quasi fredda. Una narrazione che dunque non ha nulla in comune con il realismo magico dei grandi autori latinoamericani e che "smonta" in qualche modo il mito del paradiso sudamericano. Il paradiso in realtà è degradato e le situazioni sono molto diverse, o semplicemente meno romantiche di quelle abitualmente narrate dai grandi "classici" di quei paesi.


Dove una volta c'era il paradiso di Carlos Franz
Titolo originale dell'opera: El lugar donde estuvo el paraíso

Traduzione dallo spagnolo di Pino Cacucci
Pag. 231, Lire 30.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01575-7



Le prime righe

PRIMA PARTE


"Venga con me sul Rio delle Amazzoni..."
Gli risposi che mi sarebbe piaciuto andarci
per qualche mese.
"Oh, no," ribatté. "Una volta laggiù, non
vorrà più tornare a casa, mai più..."
E così, rimanemmo d'accordo di vederci a
Iquitos due anni dopo; Kruger riteneva che
ci avrebbe impiegato quel tempo per fare
ritorno al Paradiso.
GRAHAM GREENE, Le vie senza legge


1.

I

È strano il senso di gioia che si prova avvistando una città dall'aria. Come se arrivare dal cielo ci rendesse un po' angeli. Siamo stati messaggeri smarriti. Abbiamo sorvolato fiumi senza meta, che scorrono formando grandi nastri color rame verso l'orizzonte rotondo e selvaggio... E all'improvviso, attraverso uno squarcio nella tormenta, eccolo. Il porto fluviale, una radura biancastra sulla pelle da ramarro della giungla. La città completamente isolata, se non fosse raggiungibile per via aerea. E per il Rio delle Amazzoni che la corteggia, lento e a capo chino; il ghiacciaio di fango, che si sforza di tenere a bada le spesse membra della selva.
Iquitos si trova a tre gradi di latitudine sud, sotto la linea dell'equatore. Raramente appare nelle foto scattate da un aereo o da un satellite. Rimane coperta, in media, trecentoventi giorni all'anno. Può vederla soltanto l'occhio immobile del grande ciclone di nubi che volteggia sul bacino amazzonico...
E laggiù, tre gradi sotto la linea immaginaria che divide il mondo, c'era il Console ad aspettarmi. È facile riconoscerlo. Vedendolo, non vi sbagliereste: è quell'uomo maturo e solitario con la sigaretta che incontriamo sempre sulla banchina. Non si capisce se sia appena arrivato o stia per partire. Certo è che non appartiene a quel luogo, è solo di passaggio, non intende rimanerci... Per quanto mi riguarda, lo ricorderò sempre così: in attesa nei porti o nelle stazioni, mentre controlla il tabellone degli atterraggi, aspetta la partenza di un treno, o il decollo di un aereo, o una nave che levi le ancore. Il professionista dei commiati.
Rivedo ancora il pomeriggio del mio arrivo alla sua ultima destinazione. Sull'aeroporto di Iquitos veniva giù un diluvio. Il Console mi aspettava ai piedi del piccolo aereo a elica, tenendo saldamente in mano l'ombrello squassato dalla tempesta. Indossava un completo bianco, sgualcito. E nell'altra mano reggeva la sua valigetta diplomatica, con quella cartella che non gli ho mai visto al polso.

© 2000, Feltrinelli Editore


L'autore
Carlos Franz, nato nel 1959 a Ginevra, è cileno d'origine e d'adozione. Oggi, infatti, vive a Santiago del Cile. Ha scritto numerosi racconti e il suo romanzo d'esordio, Santiago cero, ha ricevuto il primo premio al Concorso Latinoamericano. Dove una volta c'era il Paradiso ha ottenuto un notevole successo di pubblico e di critica in America Latina, ed è stato già tradotto in otto lingue.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




21 luglio 2000