Bruno Luverà
Il Dottor H.
Haider e la nuova destra europea

"Chi è Jörg Haider? Un politico postmoderno, che veste i panni della popstar? Oppure quella del "populista del design" è solo la forma postmoderna di un'ideologia premoderna, come il nazionalismo etnico?"


Un saggio attualissimo su un personaggio che ha segnato il dibattito politico europeo degli ultimi mesi e che, c'è da crederlo, continuerà a farlo nei prossimi. Del resto è ormai impossibile fare i conti con la politica degli altri paesi, con le scelte nazionali, con gli indirizzi elettorali stranieri. Può essere una banalità e di certo ciò vale da molto tempo (basti ricordare, per il Novecento, l'ascesa al potere di Mussolini o Hitler non ostacolata da altre nazioni, e quelle che furono le ripercussioni mondiali), ma oggi, in tempo di globalizzazione economica e sociale, ciò è vero più che mai. La Francia, la Spagna, l'Inghilterra non devono e non possono ignorare che il successo di Bossi in Italia può rinfocolare tendenze separatiste corse o basche o scozzesi. L'Italia, l'Europa non possono dimenticare che le affermazioni di Haider, segretario nazional-liberale, in tema di politica interna (ed estera) austriaca potrebbero diventare programma di governo (e hanno rischiato di diventarlo) creando nuovi equilibri e danneggiando quel disegno di integrazione politica che rappresenta l'obbiettivo finale di un lavoro durato decenni.
Haider è qui preso ad esempio, a simbolo di una tendenza comune all'Europa che vede in un nuovo populismo l'aggregazione delle paure, degli interessi e della neorestaurazione. La destra, da sempre nazionalista e xenofoba, cavalca ora l'insofferenza verso l'immigrazione, la lotta ad una criminalità pericolosa che si vuole addossare esclusivamente agli extracomunitari, quella che Luverà chiama "Eurofobia", e la voglia di riscatto nazionale e regionale che corre dalla Carinzia di Haider, appunto, alla Baviera di Stoiber, alla Padania di Bossi. A differenza di quest'ultimo, le cui radici popolari sono evidenti, Haider si presenta come un leader elegante "dalla retorica brillante", carismatico. Il Dottor H. ha trasformato radicalmente "la scena politica austriaca, modificando uno dei sistemi politici considerati tra i più stabili in Europa" e creando "un nuovo abito per vecchie idee". "Io sono credibile perché coerente" ha avuto modo di dichiarare recentemente. Erede di una famiglia di ferventi nazisti, Haider ha seguito la strada nazionalista ed è arrivato al successo a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, offrendo una risposta tradizionale alla domanda sempre più impellente di identità, contro l'Europa della sinistra "immorale e decadente come l'antica Roma". È arrivato anche in Italia in questi giorni, sulla sua Porsche nera, in compagnia della moglie. È venuto nelle vesti di governatore della Carinzia per ricevere le chiavi della cittadina di Jesolo dal suo sindaco. Un gesto plateale di avvicinamento a una regione molto legata all'Austria. Un motivo in più per conoscere a fondo i suoi programmi e le possibili ripercussioni nel nostro paese.


Il Dottor H. Haider e la nuova destra europea di Bruno Luverà
Pag. 220, Lire 20.000 - Edizioni Einaudi (Gli struzzi n. 521)
ISBN 88-06-15597-0



Le prime righe

Capitolo primo
La fortezza Europea


L'Europa è in bilico, sospesa tra il disegno di integrazione politica e il pericolo di una deriva neopopulista a base etnica che rischia di minarne le basi. Le vittorie elettorali della nuova destra in Austria, in Svizzera e in Italia, le alleanze politiche tra il centro popolare e le formazioni neopopuliste costringono l'Unione europea a raccogliere la sfida decisiva dell'identità.
Jörg Haider non rappresenta un fenomeno isolato, il leader dell'estrema destra austriaca è solo il sismografo di un processo profondo e diffuso che, a partire dall'arco alpino, coinvolge quasi tutti i paesi dell'Unione, provocando sconfinamenti ideologici tra le famiglie politiche europee. L'analisi del successo dei nazional-liberali austriaci e la ricostruzione del percorso ideologico del Dottor H. consentono di individuare le origini e le dimensioni di un tarlo politico che sembrava essere stato definitivamente debellato dall'Europa occidentale e che invece si riaffaccia prepotentemente: il nazionalismo etnico.
La nuova destra populista fa della riscoperta della nazione, proposta attraverso la retorica dell'identità e delle "piccole patrie", la carta politica vincente contro una sinistra e un centro solidaristi, ancorati a una visione multiculturale dell'Europa in contrasto con la duplice domanda di sicurezza e protezione espressa dall'elettorato. Nella visione geopolitica della nuova destra solo la "fortezza Europa" potrà salvare la civiltà occidentale dall'"invasione" dello straniero, dal pericolo incombente dell'"etnocidio", dell'uccisione dei popoli.
Lungo l'arco alpino, tra laghi incantati, distretti industriali e tecnologici all'avanguardia, benessere diffuso, egoismi e paure crescenti, dopo la caduta del Muro di Berlino si è radicata una nuova destra populista, che interpreta la globalizzazione come una porta girevole: da tenere chiusa quando sono in discussione i diritti di cittadinanza degli immigrati e la tutela dell'identità culturale; da aprire quando sono in gioco gli affari, l'economia.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Bruno Luverà, giornalista del TgI, collaboratore delle riviste "Limes" e "il Mulino", ha pubblicato: Oltre il confine. Regionalismo europeo e nuovi nazionalismi in Trentino Adige e I confini dell'odio. Il nazionalismo etnico e la nuova destra europea.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




21 luglio 2000