John Updike
Verso la fine del tempo

"Gli ingrati compiti del vivere: lavarsi i denti, radersi le guance e il mento, facendo attenzione soprattutto intorno alle labbra, che invariabilmente rivelano un'espressione corrucciata e sprezzante, l'espressione di un estraneo."


Romanzo della maturità e della riflessione, Verso la fine del tempo è il lungo diario di una vecchiaia, le amare e fredde notazioni di un uomo che, circondato da un mondo freddo e ostile, guarda la sua vita, il suo corpo e la sua mente negli anni della decadenza e della malattia. Protagonista e narratore è Ben Turnbull, agente di borsa in pensione che, in un futuro non troppo lontano (siamo nel 2020) vive in una località del Massachusetts con la seconda moglie Gloria in un'ampia casa, immersa in un paesaggio desolato, a causa di una disastrosa guerra che ha decimato la popolazione mondiale. Ben annota le emozioni, i sentimenti e i pensieri di un lungo e decisivo (una malattia e un intervento chirurgico lo renderanno incontinente e impotente) anno della sua vita e, in una serie di flashback, ripercorre anche alcuni momenti cruciali del passato, arricchendoli di considerazioni dell'oggi, frutto di esperienze e di rapporti successivi a quegli eventi. L'essere padre e il sapersi affettivamente inadempiente, l'essere nonno e lo stupore nel guardare queste lontane propaggini di sé, non mettono mai in secondo piano il proprio essere uomo, troppo spesso dominato dalla sessualità e dal senso di precarietà della propria virilità. Le tante fantasie erotiche, i lunghi passaggi dedicati al sesso e al corpo della propria partner appaiono nel romanzo più dolorosi che intriganti, tanta è la sensazione di decadenza e di sconfitta del protagonista. La descrizione minuziosa del giovane corpo di Deirdre, la prostituta che ha con Ben una lunga relazione, è in forte contrasto con l'osservazione spietata di un progressivo decadimento, con l'orgogliosa affermazione di una virilità ancora attiva ma destinata in pochi mesi ad essere violentemente troncata dal bisturi di un chirurgo. Così anche il rapporto con Gloria, nato da un forte impulso sessuale (tanto che per lei Ben aveva divorziato dalla moglie precedente, separandosi anche dai figli ancora piccoli) e che, anche nella vecchiaia, aveva come unico punto di forza e di autorità del marito, il sesso, lascia spazio solo ai risentimenti se non al disprezzo quando questo viene meno.
La desolazione di un mondo sempre più violento e deserto, la scomparsa di rapporti umani che non siano dominati dal denaro o dal potere è attenuata dalle immagini dell'infanzia dei nipotini: allegria e ingenuità che non spariscono né mai spariranno, grande privilegio dei bambini, naturalmente osservati all'interno di una classe agiata degli Stati Uniti di oggi (e di certo anche di domani). Gli adulti possono perdersi, sfruttarsi e odiarsi, possono aver smarrito ogni istinto di solidarietà o di pietà, essere dominati dalle proprie pulsioni, ma una speranza rimane finché ci sarà un bambino.


Verso la fine del tempo di John Updike
Titolo originale: Toward the End of Time

Traduzione di Laura Noulian
Pag. 319, Lire 29.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Felice)
ISBN 88-8246-078-9



Le prime righe



Prima neve dell'anno: stavolta è arrivata a fine novembre. Gloria e io al risveglio abbiamo trovato un paio di fragili centimetri bianchi sui rami della quercia davanti alle finestre del bagno, sul serpeggiante viale d'accesso e sul cerchio di prato che il viale racchiude - con le foglie ancora da rastrellare, e l'erba ancora verde. Alla vista della neve ho cercato dentro di me qualche traccia dell'allegria infantile e non l'ho trovata, solo la ravvivata coscienza di essere indietro con i miei lavoretti e un indistinto terrore del tempo in sé, il tempo che macina le stagioni e che ora mi presentava questa sua ultima offerta, questo nuovo pesante giorno radioso, come un altro pasto briosamente servito in ospedale a un paziente inappetente.
Eppure, la fame di nuovi giorni cessa mai davvero? Un'ora dopo, infatti, ero allegro, e pulivo la veranda e il suo unico lungo gradino di granito con la mia nuova pala di plastica arancione, costata quattro soldi, fatta un po' a mestolo e di gran lunga più pratica e maneggevole delle scomode pale da neve metalliche della mia infanzia, con quelle superfici appiccicose e i bordi vistosamente rialzati. Le pale di plastica sono un progresso - incredibile, eh? Il mondo non va solo peggiorando. Leggera, la pala lanciava fiocchi luccicanti nell'aria immobile, sui sobbalzanti cespugli di leucotoe nell'aiuola lungo il confine. Lì una volta c'erano alberi di tasso molto grandi, piantati dal proprietario precedente sotto i davanzali di casa e cresciuti negli anni fino a eclissare le finestre e a oscurare il soggiorno. Gloria, la mia dinamica consorte, ordinò ad alcuni uomini di venire a sradicarli per piantare piccoli cespugli di leucotoe che adesso, a loro volta, stanno diventando sempre più folti. La Natura si rifiuta di riposare.
Per un microsecondo, i fugaci bagliori sembravano come scolpiti nell'aria. La banderuola segnavento sul tetto del garage, un'anatra di rame nell'atto di atterrare - le ali alzate, le zampe palmate protese - indicava l'occidente, secondo un vento così fiacco che non si registrava neppure.

© 2000, Ugo Guanda Editore


L'autore
John Updike è nato a Shillington, in Pennsylvania, ma vive dal 1957 nel Massachusetts. Romanziere, poeta e critico, ha ottenuto numerosi premi, come il Pulitzer e l'American Book Award, e ha conosciuto un vasto successo di pubblico. Fra i suoi libri ricordiamo: Festa all'ospizio, Corri, coniglio, Il centauro, Coppie, Sposami, Fratello Cicala, Nello splendore dei gigli.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




14 luglio 2000