Lalla Romano
Ritorno a Ponte Stura

"Cos'è essenziale, nei ricordi e rievocazioni? Ciò che sarà colto, rivissuto da chi non c'era."


Ancora un capitolo della storia famigliare che Lalla Romano ha raccontato nei suoi romanzi (ricordiamo in particolare La penombra che abbiamo attraversato) e ha fatto rivivere con un notevole apparato fotografico in alcuni libri che ripropongono gli anni della sua infanzia e dell'adolescenza. Il primo capitolo di questa "saga" è stato pubblicato nel 1975, col supporto indispensabile delle fotografie realizzate dal padre Roberto. Sono nati così Lettura di un'immagine, Romanzo di figure (1986) e Nuovo romanzo di figure (1997). Nel 1999, inoltre, è uscito Dall'ombra, il racconto degli anni di Cuneo, corredato di una gran quantità di ritratti. Anche Ritorno a Ponte Stura, lieve libro di ricordi, si sviluppa intorno all'elemento iconografico e ne trae spunto e direzione. Sono proprio le fotografie a scrivere la storia, che la Romano limita ad alcuni brevi cenni, a pagine di commento, con sprazzi di narrazione autobiografica. Scopriamo così che Lalla è il diminutivo di Graziella, nome, tratto da un romanzo di Lamartine, che ormai l'autrice afferma di usare "solo nei documenti"; un diminutivo nato nel 1908 (la scrittrice aveva due anni) e mai più abbandonato: "è un nome liberty, e a me va benissimo". Scopriamo anche che la località in cui sono ambientate le immagini e dove si svolgono le piccole storie dell'infanzia di Lalla, non è Ponte Stura, ma Demonte. Nell'introduzione è lei stessa a raccontarci il perché di questo "scambio": in realtà Ponte Stura era un nome inventato per La penombra che abbiamo attraversato, secondo l'uso letterario di non ambientare le proprie storie nei luoghi reali; scherzo del destino ha voluto che solo in seguito l'autrice venisse a sapere dell'esistenza di un luogo "reale" chiamato così...
In foto successive (1910) appare la sorellina Silvia, il cugino Giorgio Romano, destinato a una brillante carriera, la governante Ninì, lo zio Carmelo. Poi sono raggruppati alcuni paesaggi dove si vedono le amate montagne e la tranquilla campagna che circonda Demonte: scatti del padre proposti con orgoglio, a distanza di oltre novant'anni, dalla figlia.
Da ricordare, in appendice, un breve saggio di Roberto Cassanelli dal titolo Ritratto di borghese con "camera". Roberto Romano fotografo (1870-1947), in cui si analizzano la capacità tecnica e artistica del fotografo dilettante, inserito in un contesto storico molto particolare. Basti sottolineare che, nel 1898, a Torino, si era svolto il primo Congresso Fotografico Italiano e che l'hobby della fotografia era in pieno sviluppo, dando già vita a quella competizione professionisti-dilettanti che ha caratterizzato gli anni successivi, originando un patrimonio straordinario di conoscenza e testimonianza: le fotografie del Novecento.


Ritorno a Ponte Stura di Lalla Romano
Pag. X-155, Lire 34.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-15561-X



Le prime righe

Ultimo ritorno


In seguito alle ricerche del mio fedele Antonio, dall'inesauribile deposito di cui è ricca la mia casa - quasi un antico castello nel quale si sommano le epoche (conservo tutto) - sono emerse recentemente queste foto scattate da mio padre a Demonte al tempo della mia infanzia. Nuove e del tutto inattese, vengono pubblicate per la prima volta.
Questo libro vuole essere ancora, da parte mia, un tardivo - ma il tempo dopo la morte non conta - pensiero per mio padre.
Ho scritto di lui e della sua arte di fotografo in La penombra che abbiamo attraversato e nei vari "album fotografici". Cosa aggiunge quest'ultimo? E perché Ritorno a Ponte Stura?

Gli inizi ricominciano sempre, e non sono mai finiti. Nemmeno quando saremo finiti noi stessi. Anche il finire non finisce mai. È una spirale, non un cerchio. Tutto finisce, tutto anche ritorna. In questa circolarità o, piuttosto, come ho detto, spirale è anche il senso del ritorno. Musica che non disturba il silenzio.

Mia volontà di dire tutto e, ancor più addentro, consapevolezza di non dover dire tutto.
Quest'ultimo "ritorno" l'avevo intitolato, in un primo tempo, "Ritorno a Demonte".
Demonte è il mio paese natale. Appartiene all'Occitania e questa mia origine spiega la mia ansia di Oriente: gli estremi anche nello spazio, in questo caso geografico, si attraggono.
Scrivendo La penombra che abbiamo attraversato diedi a Demonte il nome di Ponte Stura. L'ho inventato; invece esiste davvero un paese con questo nome.
Mi è restato per molto tempo un rammarico, quasi un rimorso per aver cambiato il nome. Allora si usava in letteratura. Io sono stata libera nel pensiero, sempre; ma qualche volta nelle cose pratiche, anche letterarie, sono stata influenzata dalle opinioni dei più vecchi. Mi dicevano che non bisognava dare i nomi veri. Tutti consigli sbagliati, dati anche da letterati illustri. Pazienza. Non mi sono ribellata abbastanza. Me ne pento.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autrice
Lalla Romano, nata a Demonte (Cuneo) nel 1906, vive a Milano. Prima di pubblicare narrativa, si è espressa nella poesia (Fiore, Giovane è il tempo) e nella pittura, come di recente hanno documentato importanti mostre e tre volumi di dipinti e disegni pubblicati nei "Saggi" Einaudi a cura di Antonio Ria. Come narratrice ha esordito nei "Gettoni" di Vittorini con Le metamorfosi (1951). Tra i suoi libri ricordiamo: Maria, Tetto Murato, La penombra che abbiamo attraversato, Le parole tra noi leggere (Premio Strega), L'ospite, Una giovinezza inventata, Inseparabile, Nei mari estremi, Dall'ombra. I suoi scritti sono raccolti nei due volumi delle Opere curati da Cesare Segre per "I Meridiani" Mondadori.
Nelle pagine di Café Letterario si trova anche un'intervista realizzata nel 1997.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




14 luglio 2000