Georges Simenon
Gli intrusi

"Era come se avesse ricominciato a vivere. Compiva gesti ormai dimenticati - o che forse aveva continuato a fare, ma senza rendersene conto -, come quello di tirare su il bavero del cappotto, o di affondare le mani nelle tasche assaporando il freddo e la pioggia, il mistero delle strade scintillanti di riflessi."


Un grande scrittore e un romanzo che, utilizzando il genere giallo e i suoi meccanismi, si trasforma man mano in romanzo psicologico di forte intensità. Protagonista è un avvocato quarantottenne della provincia francese che, da ormai diciotto anni, vive chiuso nel suo studio con la sola compagnia del vino e dei libri. Il motivo di questo isolamento autodistruttivo è stato l'abbandono della moglie fuggita con un altro uomo, pur avendo una bambina ancora molto piccola. Lasciata la professione, ogni amicizia, ogni rapporto umano, e ormai preda dell'alcol e della depressione, Loursat (questo è il nome del protagonista) ignora quasi del tutto la presenza della giovane figlia che condivide con lui solo silenziosi pasti. Un evento imprevisto però sconvolgerà la vita sua e dell'intero paese: nel cuore della notte nella casa dell'avvocato si ode uno sparo, il cadavere di un uomo viene trovato in una stanza isolata, un uomo fugge precipitosamente dalla camera della figlia, Loursat è costretto ad uscire dal torpore in cui vive e ad occuparsi di questo delitto perpetrato nella sua casa. Così l'indagine inizia e si viene a scoprire come un gruppo di giovani delle migliori famiglie (compresa la giovane Nicole Loursat) compisse scorribande notturne nel paese trovando poi rifugio nella casa, sempre aperta, dell'avvocato ignaro. Tali giochi notturni si erano conclusi quando un pregiudicato, investito dall'auto di uno dei giovani (amante di Nicole) era stato portato in casa Loursat, dove poi sarebbe stato ucciso in quella notte fatale. I sospetti cadono sul giovane Manu, l'innamorato di Nicole che, pur proclamandosi disperatamente innocente, viene arrestato. Queste caotiche e precipitose vicende scuotono Loursat, lo spingono ad agire, ad uscire dalla sua tana e a calarsi di nuovo nella vita, tra la gente. Lo portano ad attraversare strade e piazze che da anni ignorava, a dialogare con le forze dell'ordine e con la figlia, ad assumersi responsabilità fino a pochi giorni prima impensabili, a capire di avere ancora un ruolo, una funzione, insomma che la vita per lui non si era interrotta quel giorno di diciotto anni prima, quando la moglie lo aveva abbandonato.
Così l'avvocato ubriacone e inetto decide, credendo nell'innocenza del ragazzo imputato, di assumerne la difesa e di vincere quella causa quasi fosse un riscatto e una scommessa con la vita. In tutto ciò il rapporto tra padre e figlia, del tutto assente fino a quel giorno, trova un'improvvisa, pudica forza: entrambi, per motivi diversi, vogliono lo stesso risultato e solo la loro collaborazione può raggiungerlo.
Concluso il processo nulla sarà più come prima, ma il romanzo non si conclude con il classico lieto fine perché i lunghi anni di solitudine e di disperazione di un uomo non possono essere cancellati.
Simenon, da vero maestro, presenta al lettore i segnali (spesso piccoli, quasi insignificanti) di questo risveglio alla vita del suo protagonista, mostra come l'amore possa esserci anche se nascosto sotto l'indifferenza, come le reazioni dei singoli individui siano sempre particolari e diverse, come si debba cogliere la verità dietro uno sguardo, un sorriso, un imbarazzo, una reazione immotivata. Sottili tracce dell'anima che restano nelle quotidiane azioni degli uomini e che solo un occhio attento, come quello di Simenon, sa cogliere.


Gli intrusi di Georges Simenon
Titolo originale: Les inconnus dans la maison

Traduzione di Laura Frausin Guarino
Pag. 198, Lire 25.000 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi n. 392)
ISBN 88-459-1547-6



Le prime righe

1


"Pronto! Rogissart?".
Il procuratore della Repubblica si era alzato per rispondere al telefono, e adesso se ne stava lì impalato in camicia da notte, mentre dal letto la moglie lo fissava con aria interrogativa. Rogissart aveva freddo, soprattutto ai piedi, perché nella fretta non era riuscito a infilarsi le pantofole.
"Chi parla?".
Aggrottò le sopracciglia, e per far capire alla moglie chi era l'interlocutore ripeté:
"Loursat? È lei, Hector?".
La donna, incuriosita, gettò indietro le coperte e protese un braccio lungo e scarno verso il secondo ricevitore.
"Come dice?".
All'altro capo del filo, la voce dell'avvocato Loursat, che era cugino della moglie del procuratore, annunciò con calma:
"Mi sono trovato in casa uno sconosciuto... In un letto, su al secondo piano... È morto proprio nel momento in cui entravo nella stanza... Dovrebbe occuparsene lei, Gérard... È una grossa seccatura... Ho idea che si tratti di un delitto...".
Quando il procuratore riattaccò, Laurence Rogissart, che detestava il cugino, esclamò in tono sprezzante:
"È ubriaco, tanto per cambiare".

Eppure quella sera tutto sembrava tranquillo, tanto più che pioveva e ogni cosa era come immersa in un'atmosfera stagnante. La prima pioggia fredda della stagione; perciò, a parte qualche coppia di innamorati, nel cinema di rue d'Allier non era entrato nessuno, e la cassiera era furibonda di doversene stare chiusa nel suo gabbiotto di vetro, intirizzita dal freddo, a guardare la pioggia che si stagliava contro la luce dei lampioni.
Moulins aveva l'aspetto consueto dei primi d'ottobre. All'Hôtel de Paris, al Dauphin, all'Allier, c'erano i soliti commessi viaggiatori che mangiavano a prezzo fisso, serviti da ragazze in camice nero, calze nere e grembiulino bianco. Ogni tanto, fuori passava un'automobile diretta chissà dove, a Nevers o a Clermont, o forse a Parigi.

© 2000, Adelphi


L'autore
Georges Simenon, scrittore belga di lingua francese, è nato a Liegi nel 1903 ed è morto a Losanna nel 1989. Si trasferì a Parigi nel 1922. Del 1931 è il suo primo romanzo che ha come protagonista il famoso ispettore Maigret.
Ma Simenon è stato anche un raffinato romanziere, e dei romanzi polizieschi ha ripreso soprattutto il tema della solitudine, ma in una dimensione narrativa più ampia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 luglio 2000