Osman Lins
L'isola nello spazio

"Allora si ricordò, non se ne sarebbe mai dimenticato, che mancava esattamente una settimana al suo quarantunesimo compleanno. Non era, lo sapeva bene, un uomo felice. Ma nessuno lo era completamente e a lui piaceva la vita."


Uno dei massimi autori brasiliani del Novecento viene proposto da Sellerio in un lampo letterario, rapido ma efficace. Anche nella valigia più stipata può trovare posto questo libriccino: poche pagine, ma intense, per una vicenda veloce, ma avvincente, a metà strada fra letteratura poliziesca e fantastica. Cosa sta succedendo nell'Edificio Capibaribe, quel palazzo moderno di Recife, affacciato lungo il fiume e sul mare, luogo ambito in cui vivere? Perché giorno dopo giorno, lentamente ma costantemente gli inquilini muoiono in circostanze misteriose? Per quale motivo persone anche giovani, in buona salute si addormentano e non si risvegliano più? E perché i medici non sanno trovare una risposta a queste morti, accomunate solo dalla presenza sui cadaveri di piccole macchie rosse sulla pelle? Il condominio brulica di agitazione. Si fanno riunioni, si svolgono indagini, si discute e ci si confronta nel tentativo di trovare una risposta al fenomeno, in preoccupante aumento. Come un formicaio invaso dall'acqua o devastato dal fuoco, anche nel palazzo cominciano a "sciamare" gli inquilini, incuranti di incorrere in forti penali per aver disdetto in anticipo il contratto d'affitto, o indifferenti al fatto di pagare cospicue rate di un mutuo diventato del tutto inutile. L'importante è abbandonare quel luogo segnato da un pericoloso concentrato di inspiegabili disgrazie. Il Capibaribe diventa il luogo degli "appestati", forse il palazzo in cui un misterioso virus si è insediato, ma che presto si svilupperà in nuove direzioni. In questo scenario vive Cláudio Arantes Marinho, coraggioso ultimo inquilino che, deciso a non cedere, rimane nel suo appartamento nonostante tutto. Abbandonare il palazzo, l'alloggio, l'ultimo baluardo di un edificio ormai senza vita è come cambiare la propria esistenza, dare un taglio netto al passato, agendo d'istinto. Cosa deciderà di fare Cláudio Arantes Marinho?
Un racconto che può ricordare alcuni racconti di Buzzati e situazioni kafkiane, pur non mantenendo sino alla fine quell'aura di mistero irrisolto e di trascendenza che contrassegnava in parte le opere di questi autori, ma cedendo il posto alla razionalità, alla logica, più caratteristica della narrativa gialla che di quella fantastica.
In Appendice un interessante saggio di Angelo Morino avvicina il lettore a questo autore poco conosciuto in Italia, tracciandone una breve biografia letteraria.


L'isola nello spazio di Osman Lins
Titolo originale dell'opera: A ilha no espaço

A cura di Angelo Morino
Pag. 57, Lire 10.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n. 478)
ISBN 88-389-1619-5



Le prime righe

1


Nel settembre del 1958, la scomparsa di Cláudio Arantes Marinho, sposato, quarantunenne, lasciò attonita la popolazione di Recife. Non per la scomparsa in sé, ma per le circostanze in cui si produsse e che dovevano trasformarsi nel punto culminante degli oscuri fatti di cui stampa e radio, per diversi mesi, si sarebbero occupate, facendo sì che rimanesse in prima pagina il maestoso Edificio Capibaribe, dove Arantes Marinho abitava.
All'inizio, si credette che fosse morto: il suo appartamento, al diciottesimo piano, era chiuso dall'interno, con catenaccio e chiave. Arrivarono giornalisti, poliziotti, e sfondarono la porta: la finestra di fronte, che dava sul fiume e sul mare, era aperta, una tendina svolazzava, ma non c'era nessuno nell'appartamento. Il copriletto leggermente stropicciato, il segno della testa su uno dei guanciali e il paio di pantofole sopra il tappetino di ciniglia davano l'impressione che lui fosse lì disteso, invisibile.
La moglie e la figlia constatarono che non mancava nessuno dei suoi pochi indumenti, nessuna delle sue pochissime cravatte, c'erano le due paia di scarpe e così pure la penna, lo spazzolino da denti, l'accendino con le iniziali C.A., non mancava niente.
Supporre che un uomo della sua età e non abituato a fare esercizio fisico potesse essere sceso con una corda, da tale altezza, era assurdo. E poi, per quale motivo l'avrebbe fatto? E dov'era la corda?
Il sospetto che tutto fosse una trovata pubblicitaria, organizzata dai proprietari dell'edificio, fu ben presto messo da parte. Ma dopo avere osservato, sui giornali, la piantina dell'appartamento e le particolarissime condizioni in cui questo si trovava, quasi tutti si mostrarono inclini a pensare, secondo i gusti del nostro tempo, che l'infelice impiegato di banca era stato strappato dal letto, in pigiama e scalzo, da qualche forza sconosciuta.
Se ne parlò molto. E Arantes, che aveva acquisito, per via dei fatti precedenti, una certa triste notorietà, fu, per settimane, l'argomento inaggirabile delle conversazioni. Invece, fino a sei mesi prima, era stato un impiegato irreprensibile, sconosciuto e apparentemente felice.

© 2000, Sellerio editore


L'autore
Osman Lins (Vitória de Santo Antão, 1924-San Paolo, 1978), creatore di universi fantastici, ha scritto, tra l'altro, Avalovara e Misteri di Santa Joana Carolina.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




7 luglio 2000