Francis Scott Fitzgerald
Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato

"Non si scrive per dire qualcosa; si scrive perché si ha qualcosa da dire."

L'età del jazz e altri scritti



Se cercate un manuale di scrittura, questo non lo è. E non è un saggio di critica, né un insieme "ragionato" di interventi. Si tratta piuttosto di un tentativo, il tentativo di raggruppare in forma sintetica le considerazioni che Francis Scott Fitzgerald fece sul tema dello scrivere. Osservazioni, riflessioni, pensieri estratti dai suoi romanzi, dai racconti e dalle lettere, che tracciano un filo rosso attraverso l'opera di uno dei più importanti autori americani del Novecento. Il curatore ha scelto di suddividere i testi in capitoli "a tema": dai personaggi all'editoria, dalla critica ai consigli agli scrittori. Per chi ama la scrittura di Fitzgerald è un libro di approfondimento che può aiutare e comprendere meglio le scelte narrative, lo stile, il linguaggio e lo spirito con cui quei capolavori furono scritti. Ma anche chi cerca spunti di riflessione sul mestiere di scrivere non sarà deluso. Perché brevi, pungenti, sagaci, talvolta col taglio dell'aforisma, gli appunti e le considerazioni dell'autore sono senza dubbio un ottimo punto di partenza per comprendere cosa significhi "fare lo scrittore", come scrive alla figlia Frances nel 1940: "È un lavoro terribilmente solitario e, come sai, non ho mai desiderato che lo intraprendessi; ma se proprio ti ci vuoi mettere, voglio che tu lo faccia conoscendo in anticipo quel genere di cose che io ho impiegato anni per imparare".
Si scoprono tra le pagine piccoli segreti di una scrittura evocata dalla realtà. Si comprende come le amicizie, le conoscenze dello scrittore si riversassero sulle pagine scritte, in mille modi differenti. Per creare la personalità di anche uno solo dei protagonisti delle sue opere, concorrevano decine di persone "vere", grazie a una grande capacità di sintesi e di analisi psicologica. Per lui essere scrittore significava "trasferire la vita sulla pagina" così come l'autore la vedeva, "con la massima eleganza di cui è capace", conscio che quello era il compito a cui si voleva dedicare, con tutto se stesso. Bellezza formale e senso estetico sono alla base del suo inconfondibile stile. In alcuni dei passaggi riportati nel volumetto si possono cogliere i segreti che stavano dietro a questo equilibrio perfetto.
Uno scrittore completo, un autore che viveva per il suo lavoro e la cui vita entrava completamente nell'opera scritta. Esemplare in questo senso il brano da una lettera del 1934 a Max Perkins: "Dovrai scusare il tono categorico della mia lettera: sono vissuto così a lungo entro l'orbita di questo libro e insieme a questi personaggi, da avere spesso l'impressione che il mondo reale non ci sia più, e che soltanto loro esistano; e per quanto una simile affermazione possa sembrare pretenziosa... è un dato di fatto, al punto che le loro gioie e i loro dolori sono importanti, per me, come ciò che succede nella vita".


Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato. Consigli a scrittori, lettori, editori di Francis Scott Fitzgerald
Titolo originale dell'opera: On Writing

A cura di Larry W. Phillips
Traduzione di Leopoldo Carra
Pag. 102, Lire 14.000 - Edizioni minimum fax (filigrana n.23)
ISBN 88-87765-17-0



Le prime righe

1. COS'È UNO SCRITTORE, E CHE COSA FA


Posso riassumere tutte le mie idee sulla scrittura in una sola frase: un autore dovrebbe scrivere per i giovani della sua generazione, per i critici di quella successiva e per i professori di tutti i tempi a venire.

alla Convention dei librai, 1920
Lettere


Non smetto di pensare alla prefazione di Conrad al Negro del Narciso, e credo che l'importante in un'opera di narrativa sia questo: la reazione dev'essere profonda e duratura. Se il finale di questo mio libro [Tenera è la notte] non è efficace, mi piacerebbe pensare che l'effetto si faccia sentire molto più tardi, quando il lettore, e già da tempo, avrà dimenticato il nome dell'autore.

a John Peale Bishop,
scrittore e amico di Fitzgerald, 1934
Lettere


Dalla prefazione di Conrad al Negro [del Narciso] ho tratto la teoria secondo la quale il fine di un'opera narrativa è quello di stimolare, nella mente del lettore, effetti lenti ma duraturi; a differenza, per esempio, dell'oratoria o della filosofia, il cui scopo è lasciarti in una disposizione d'animo, rispettivamente, combattiva o meditabonda.

a Ernest Hemingway, 1934
Lettere


Non si scrive un romanzo, o almeno non lo si inizia, con l'idea di costruire un sistema filosofico definitivo.

a John Peale Bishop, 1929
Lettere


Un'affinità fra noi tre, come scrittori, è nello sforzo, che trapela di pagina in pagina nella nostra narrativa, di far rivivere l'esatta atmosfera di un momento nello spazio e nel tempo, incarnata nelle persone più che nelle cose; uno sforzo, direi, per compiere ciò che Wordsworth stava cercando di fare, e non ciò che Keats fece, con la sua magnifica disinvoltura; il tentativo del ricordo maturo di un'esperienza profonda.

a Max Perkins,
direttore editoriale della Scribner's,
su Hemingway, Wolfe e se stesso, 1934
Lettere



© 2000, minimum fax


L'autore
Francis Scott Fitzgerald (Saint Paul, Minnesota1896 - Hollywood 1940) è l'autore di alcuni fra i capolavori della narrativa americana del Novecento: Di qua dal paradiso (1920), Belli e dannati (1922), Il grande Gatsby (1925), Tenera è la notte (1934), Gli ultimi fuochi (1941).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




30 giugno 2000