Stefano Malatesta
Il cane che andava per mare
e altri eccentrici siciliani

"In poco tempo Antonio si ritrovò tutti contro.
Ma c'è poco da fare quando a un siciliano prende a vibrare la corda pazza."


Niente è più straordinariamente fantastico della realtà, nessuna fantasia letteraria può essere pari a episodi o a persone reali: questo è quanto si arriva a dedurre dalla lettura del delizioso libro di Stefano Malatesta.
Una raccolta di storie narrate da un divertito affabulatore, una passerella di uomini e donne (alcuni noti e altri assolutamente sconosciuti ai più) che hanno o una vena di follia, o un modo del tutto originale di concepire la vita.
Non mancano baroni e principesse, che nell'immaginario dei "continentali" abbondano in Sicilia, ma anche piccoli imprenditori, tedeschi un po' hippy, prostitute redente e cani navigatori (da qui il titolo del volume).
La brevità di molte storie non crea frammentazione al racconto che prosegue leggero e affascinante tra luoghi soleggiati, case in decadenza e vago sentore di mafia. L'eccentricità domina: può essere Antonio che ha le "chiamate" dall'arte e getta milioni in imprese che soddisfino unicamente il suo gusto estetico, sarà Diego che investe in una prostituta il suo futuro (con grande buon senso, visti i risultati!), oppure Casimiro Piccolo che di notte vaga per casa, con la macchina fotografica a portata di mano, per "riprendere spiriti, anime vaganti di scomparsi, apparenze di umani e di animali defunti da tempo". Oppure anche, questa mi sembra una storia deliziosa, Zu Martinu (lo zio Martino per i non siciliani) che la notte del 28 febbraio (o del 29 se l'anno è bisestile) si chiude in casa e non ne esce fino alla fine di marzo perché considera quel mese troppo pericoloso per lui, ma allo scadere della mezzanotte del 31 marzo si affaccia al balcone e, davanti alla piccola folla che annualmente lì si raccoglie, si sbottona i pantaloni e, lanciando un gran getto di orina, compie quello che viene definito il "rito idraulico", vero festeggiamento per aver dato scacco a quel mese maledetto. A questi personaggi davvero comicissimi se ne aggiungono altri che invece appaiono eccentrici in quanto dotati di una specie di potere sciamanico, capaci di dar vita ad ogni impresa che affrontano e tra questi Antonino Uccello, un "antropologo delle classi subalterne", un "poetico rigattiere". Tra queste figure, tutte rigorosamente vere, così incredibilmente "fuori norma" Stefano Malatesta si aggira con grazia ed affetto, con lo stupore di chi guarda, da non siciliano, ad un mondo ancora autentico e un po' fiabesco, capace spesso di una libertà intellettuale impensabile altrove, e sa arricchire le pagine con la verve dell'ottimo giornalista abile nel tenere desta l'attenzione del lettore.


Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani di Stefano Malatesta
Pag. 203, Lire 28.000 - Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN 88-7305-759-4



Le prime righe

1

Il cane che andava per mare


La sensibilità olfattiva di Jack era da un milione a cento milioni più forte di quella di un essere umano. In questo non aveva nulla di speciale. Negli anni Cinquanta un famoso esperto canino pubblicò degli articoli in cui faceva un parallelo tra l'olfatto dei cani e quelli degli uomini. Aveva scoperto che la distanza che passava tra l'umido tartufo di un qualsiasi bastardo e il più aristocratico dei nostri nasi era incommensurabile.
L'unicità di Jack non stava nell'intensità, ma nella selezione. Sapeva sempre quando il battello in avvicinamento era un ferry e non un aliscafo, ancora prima che avesse virato per entrare nell'insenatura sopra la rocca. E non si sbagliava mai sulla destinazione. Lo si capiva dalla sicurezza con cui s'imbarcava, subito dopo l'attracco, come se conoscesse a memoria gli orari. Non voglio azzardare nessuna ipotesi parascientifica in proposito. La vita di Jack non è riducibile a comportamenti da laboratorio.
Non era uno di quei cani che alle Eolie te li ritrovi sempre sui moli, scodinzoloni o uggiolanti, o famelici, in cerca di qualsiasi cosa da masticare e da ingoiare in fretta. E quindi sempre in movimento. Per quasi tutta la giornata, Jack dormiva sotto il ponte di Marina Corta, a Lipari, di fronte alle barche che dondolano in attesa dei turisti. Era troppo superiore agli altri cani per imbrancarsi con loro e mostrare cordialità o animazione. Ma anche nel sonno, il suo naso lavorava per lui come fosse un'entità indipendente, mandando al cervello segnali molto particolari su quello che stava succedendo in un raggio non disprezzabile. Una volta qualcuno, davanti ad alcuni amici scettici, avvicinò una radio accesa al suo corpaccio muscoloso e immobile, steso sulla rena. Gli occhi di Jack rimasero chiusi, non un solo muscolo vibrò. Ma quando gli fecero ballonzolare sul suo testone una salsiccia calda comprata dal rosticciere, lo scatto per agguantarla e farla sparire fu il movimento più fulmineo che si fosse mai visto.

© 2000, Neri Pozza Editore


L'autore
Stefano Malatesta scrive racconti di viaggio e articoli d'arte e di letteratura per "la Repubblica". Il suo ultimo libro Il cammello battriano ha vinto il Premio Comisso e il premio "Albatros-Palestrina".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 giugno 2000