Alberto Melucci
Culture in gioco
Differenze per convivere

"L'interesse per la cultura e lo spostamento dell'attenzione dalle strutture materiali verso le dimensioni discorsive dell'azione sono segnali di nuove domande che emergono dalla società."


"Meditazione" è un termine che non utilizziamo molto spesso, lo abbiamo relegato in ambito religioso, o al massimo, filosofico, eppure (così ci indica Melucci) sarebbe opportuno riconquistare quest'arte, fermarci un attimo nella folle corse quotidiana per capire meglio dove siamo. L'informazione abbonda, la comunicazione è il nuovo mito, distanze e tempi sembrano annullati, eppure forse non ci è ben chiaro il nostro esistere oggi e qui. Si potrebbe parlare di riflessione, forse la parola ci è più familiare, in ogni caso si incomincia a percepire l'esigenza di una sosta per fare il punto. Come verrà definito il secolo XXI? La domanda può apparire oziosa, ma se il Ventesimo è stato "il Secolo breve", la rapidità delle trasformazioni in atto, fa pensare a qualcosa di ancora più istantaneo, caratterizzato in modo peculiare dai media. Ogni passaggio d'epoca ha avuto un suo fondamento, una sua connotazione, e qual è quella attuale? Quale posto ha e avrà l'individuo in una realtà che va così oltre il singolo? E le differenze, le alterità così improvvisamente a confronto come potranno convivere? Sarà inevitabile "lo scontro delle civiltà", come ipotizza Huntington, o vi sarà un incontro proficuo? "La differenza ha un potere autogenerativo e autopropulsivo": solo gli attori potranno delimitarne il potere conflittuale in essa implicito. Analizzando i processi sociali in atto, l'autore così ci presenta un quadro variegato e variopinto del mondo e, quasi sempre in modo implicito, ci indica una nuova etica: "sapendo che niente è definitivamente conquistato e che, in una società che ha acquisito il potere di distruggersi, la nostra responsabilità aumenta in proporzione ai rischi cui siamo esposti". Responsabilità anche nei confronti della natura che è possibile abitare o utilizzare come spregiudicati colonizzatori.
Queste brevi note per indicare come il saggio di Melucci ci induca a pensare, a considerare il particolare momento storico che stiamo vivendo in modo critico e attivo e a capire che non sempre abbiamo coscienza della situazione perché "come l'acquario per i pesci che ci nuotano, non vediamo perché siamo immersi nel mondo al quale apparteniamo."


Culture in gioco. Differenze per convivere di Alberto Melucci
Pag. 160, Lire 32.000 - Edizioni Il Saggiatore (La Cultura n. 359)
ISBN 88-428-0792-3



Le prime righe

Introduzione

Viviamo un passaggio d'epoca che presenta sfide mai prima incontrate. La società basata sull'informazione estende all'intero pianeta la sua forma, fondata su simboli e linguaggi sempre più controllati dai media e da agenzie che creano e diffondono i modelli culturali condivisi. La vita sociale si rispecchia nelle immagini e nei segni che produce, e le nostre esperienze quotidiane avvengono in contesti artificiali ormai interamente mediati dall'informazione. La qualità dell'esperienza umana si modifica profondamente, e il rapporto con gli altri, con le cose, con la natura, con il nostro stesso corpo, viene filtrato attraverso gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Gli individui affermano bisogni di autonomia e di realizzazione di sé, cercano un senso personale per la loro esistenza, vogliono contare ed essere riconosciuti come soggetti. I conflitti sociali si spostano verso terreni culturali che vanno al di là del semplice scontro fra interessi economici e investono l'etica e il senso della vita: l'identità personale, l'uso del tempo e dello spazio, le scelte affettive e riproduttive, la definizione della salute, il rapporto fra scienza e natura.
Nella società planetaria, divenuta totalmente interdipendente, individui e gruppi affermano l'esigenza di dare senso a ciò che sono e ciò che fanno; ma questi bisogni si scontrano con l'astratta razionalità di apparati sempre più impersonali e distanti che impongono le loro scelte attraverso regole formali di conoscenza e di azione, il funzionamento del mercato, le decisioni politiche. Diventiamo tutti consumatori di beni che già contengono in sé modelli della mente, orientamenti di valore, forme di organizzazione della vita e dei rapporti umani.
Nell'uso quotidiano del computer o nella spesa al supermercato mettiamo in pratica e facciamo funzionare, quasi senza accorgercene, queste forme implicite di definizione del senso della nostra vita. Allo stesso modo ci troviamo ad agire entro regole che non abbiamo partecipato a definire e che, per decisione amministrativa, organizzano gli aspetti più intimi e personali della nostra esistenza, come gli affetti, la sessualità, la salute e la malattia. Talvolta avvertiamo confusamente il divario tra i nostri bisogni più profondi e la nostra esperienza quotidiana. La domanda sul senso viene allora alla luce e può creare confusione e incertezza, ma anche trasformarsi in volontà d'azione e di cambiamento.

© 2000, il Saggiatore


L'autore
Alberto Melucci è professore ordinario di Sociologia dei processi culturali all'Università di Milano, dove è anche docente presso la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica. Ha insegnato in prestigiose università in Europa, Stati Uniti, Asia, America Latina. Tra is suoi libri più recenti ricordiamo: Passaggio d'epoca, Il gioco dell'io, Challenging Codes. Collective Action in the Information Age, Verso una sociologia riflessiva.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 giugno 2000