Marcello Sorgi
Andrea Camilleri

La testa ci fa dire
Dialogo

"Roma, il cinema, la politica, giornali e televisione, la Sicilia (la sua e la mia), il teatrino delle nostre famiglie d'origine, e quindi le sue storie, i suoi personaggi, la sua scrittura: in un'afosa serata di luglio, parlammo fino a tardi di tutte queste cose. Fu proprio naturale, l'indomani, richiamarsi, scoprire di aver piacere di continuare la conversazione, decidere di registrarla, di trascriverla, forse di pubblicarla. La testa ci fece dire così."

Marcello Sorgi



Su Andrea Camilleri si è detto e scritto moltissimo. Lo straordinario successo dei suoi romanzi, accompagnato anche da quello altrettanto grande della serie televisiva che ne è stata tratta, ha fatto in modo che in tutta Italia si conoscesse questo scrittore, lo si leggesse e si cercasse di capire il suo linguaggio, spesso un po' difficile per chi non ha alcuna dimestichezza coi dialetti meridionali e in particolare, naturalmente, con il siciliano. La Sicilia è la sua terra, la sua anima, la sua passione; questo emerge in ogni sua pagina, in ogni intervista o dichiarazione. Questo è ciò che colpisce senza sotterfugi, senza meschinerie o infingardia sin dalle prime pagine di questo libro-intervista. Camilleri si proclama siciliano nell'animo, ancorato alla sua "sicilitudine", conscio anche di quello che di negativo può esserci in una certa mentalità. E siciliano è anche Marcello Sorgi, attuale direttore responsabile de La Stampa. Un dialogo fra isolani, dunque, fra persone che si capiscono, che comprendono anche ciò che non è espresso, ma è sottinteso. Potrebbe sembrare un testo per siciliani doc, destinato a pochi. Ma non è così, perché la grande capacità di Camilleri è proprio quella di rendere nazionale ciò che è così regionale, addirittura vernacolare.
I due interlocutori parlano dell'amicizia, della famiglia, della religiosità "razionale e realistica" della Sicilia, della differenza tra "siciliani di scoglio e di mare aperto", della politica, dello Stato. Ma anche della letteratura: com'è nato Camilleri scrittore, ad esempio, perché e quando ha pubblicato il primo romanzo, quali difficoltà ha incontrato, il rapporto con Sellerio e con Mondadori, come nasce un suo libro, com'è nato il personaggio di Montalbano, i perché di un insperato successo: "Credo che, in fondo, per ciò che riguarda Montalbano, la cosa più logica è che io vengo ad occupare uno spazio vuoto, che in Italia finora non c'era, che è la scrittura d'intrattenimento alto", dice Camilleri cercando di spiegare la grande passione che i suoi lavori hanno generato nel pubblico dei lettori.
Episodi divertenti di un vita di lavoro in teatro, in televisione, nel mondo dell'editoria. "Il libro si legge con gusto, come un viaggio sentimentale a due", scrive Nello Ajello su la Repubblica. Ed è così. Tra schizzi di memoria, impressioni calde, solari, mediterranee e quella giusta dose di silenzio, quel tanto di dialogo lento e pensato che si riesce a percepire persino dietro la pagina scritta. E questo ci rivela che si tratta di un dialogo tra "grandi".


La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri di Marcello Sorgi
Pag. 159, Lire 15.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n.473)
ISBN 88-389-1568-7



Le prime righe

Capitolo I
Il caso Camilleri


Per prima cosa. Scambiamoci una raccomandazione: di non esagerare, da siciliani. Ma questa storia tua è diventata un caso: uno che, a una certa età, dopo una vita passata tra teatro, radio, televisione, diventa uno scrittore famoso, tra i più venduti e tradotti all'estero, anche se scrive a metà in dialetto: a te, abituato al palcoscenico, questo aspetto del pubblico di massa che effetto fa?

Io non ero abituato a questo genere di rapporto con colui che mi ascoltava. Anche se poi, complice la mia vita di regista e la mia familiarità con la televisione, c'è stato un momento in cui ho portato i miei libri in televisione, da Maurizio Costanzo e anche da Catherine Spaak. E ci andavo coscientemente, magari vergognandomi come un ladro. Il pubblico del teatro è anonimo, insomma si fa tutto per renderlo anonimo. Dal porto in cui io stavo arrivavano le luci, per cui io il pubblico non l'ho mai visto, come non lo vede l'attore. Nel momento in cui l'attore vede il pubblico può anche averne paura.
Il lettore è diverso, il lettore vuole intrattenere un rapporto personale, ti guarda negli occhi, ti fa delle domande - cosa che in teatro non avviene - e tu devi dare contestualmente delle risposte. Questo è stato inebriante, nei primi tempi. Ora comincia a diventare un po' agghiacciante. Ricevo decine, centinaia di lettere. Mia figlia, la maggiore, mi ha detto: papà ringrazia Dio che tutti quelli che ti scrivono è gente spiritosa... Ricevo lettere anonime, spiego in che senso. A chi scrivono loro? Loro scrivono ad Andrea Camilleri presso Elvira Sellerio; Elvira piglia la busta chiusa, la mette in una busta più grande e me la rispedisce. Bene, io apro una di queste buste e dentro c'è una cartolina postale; la cartolina rappresenta Boccadasse vista dal mare, bellissima. La cartolina è indirizzata al commissario Salvo Montalbano. Il tono di questa lettera è affettuoso o minaccioso, poco importa. Ma in ogni caso il destinatario sono io. Per esempio: "Comincio a stancarmi dei tuoi piccoli inganni, delle tua bugie, ti amo ancora ma non so fino a quando. Tua Livia". Io non so chi sia.

© 2000, Sellerio editore


Gli autori
Marcello Sorgi (Palermo, 1955) è giornalista. Dal settembre 1998 dirige "La Stampa".

Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo, producendo le famose serie del commissario Maigret e del tenente Sheridan. Esordisce come romanziere nel 1978, con Il corso delle cose. Sulle pagine di Café Letterario è possibile leggere le recensioni di questi titoli: Gli arancini di Montalbano, La concessione del telefono, Il corso delle cose, Un mese con Montalbano, La mossa del cavallo, La voce del violino, La gita a Tindari.
Inoltre un'intervista all'autore.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 giugno 2000